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il caso spotlight

Il caso Spotlight

2015 ‧ Drammatico/Romanzo storico ‧ 2h 9m

Il termine Spotlight vuol dire “riflettore”, e non c’è definizione migliore che descriva il contesto di questo film-denuncia del più grosso scandalo di tutti i tempi, che ha colpito il mondo del clero cattolico-cristiano. Spotlight è anche il nome della task force giornalistica del Boston Globe, che condusse le indagini e portò alla luce lo scandalo di abusi sessuali su minori da parte di uomini di chiesa. Ben 89 furono i sacerdoti che il Boston Globe, dopo ricerche durate quasi un anno, accusò di abusi su minori, entrando di diritto nelle cronache più clamorose della storia dell’informazione americana, uno scandalo che, a partire dal 2002, portò ad un terremoto all’interno della Chiesa cattolica, ed alle dimissioni dell’arcivescovo di Boston Bernard Francis Law.
Il caso Spotlight è una pellicola potente, cattiva, spietata e soprattutto reale nel racconto della vicenda senza mai limitare la narrazione. Spotlight parla del giornalismo nel vero senso della parola ma in particolare tratta di uomini coraggiosi disposti a tutto pur di far venire a galla la verità, andando anche contro uno dei dogmi più importanti, la religione. Attaccano direttamente il sistema ecclesiastico e mettono sotto inchiesta un sistema degenerato che, pur di mantenere intatto il suo potere, omette atti deplorevoli perpetrati da coloro che dovrebbero essere i primi a rispettare la morale cristiana. Il film ha come protagonisti veri e propri eroi dei tempi moderni che hanno come arma la libertà di stampa e di parola, oltre che la volontà di far emergere la verità, riuscendo a portare giustizia in una società bigotta ed a dare una voce alle vittime di questi atti terrificanti. Questa inchiesta giornalistica ci fa capire quanto il ruolo del giornalista sia importante, quanto sia importante fare luce su avvenimenti nascosti nell’ombra, quanto sia importante dare sfogo alla voce di ognuno di noi. Una sceneggiatura veramente ben scritta, capace di caratterizzare in maniera chiara ed efficace i personaggi. Le interpretazioni sono veramente di ottimo livello tra cui spicca soprattutto quella di Micheal Keaton e Mark Ruffalo. Una regia fatta di inquadrature strette sui volti degli attori e sulla semplice purezza del campo controcampo, dove ogni scena aggiunge sempre qualcosa in più al puzzle complessivo dell’indagine. Inevitabile definirlo come un film freddo e cattivo che farà uscire lo spettatore soddisfatto per ciò che ha visto ma, al tempo stesso, inorridito dalla tragica vicenda che la storia narra e che ci lascia la consapevolezza di un cancro presente ancora oggi, in un sistema capace di nascondersi dietro un abito sacro.
Un grande merito va dato al regista Tom McCarthy: attentissimo nel calibrare le sfumature psicologiche dei personaggi e nel descrivere tutta la fatica del mestiere e della cronaca. Accumula indizi, nomi, testimonianze, senza concedere mai nulla ad una facile retorica spettacolare, ma anche tenendo sempre presente il fulcro della questione: la ricerca della verità e della misura con cui raccontarla attraverso il cinema.
Meritata la statuetta come miglior film!

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Il caso Spotlight, un film del 2015 diretto da Tom McCarthy, ripercorre le vere indagini del quotidiano Boston Globe sull’arcivescovo Bernard Francis Law. Nel 2001 Martin ‘Marty’ Baron (Liev Schreiber) si traferisce da Miami e diventa direttore del Boston Globe. L’uomo è piuttosto deciso a far tornare alla ribalta la testata giornalistica. Liberandosi dei comuni e ripetitivi casi che vengono trattati in redazione, Marty forma una squadra per indagare sugli abusi di un sacerdote. Nella squadra ‘Spotlight’ ci sono Ben Bradlee Jr. (John Slattery), il caporedattore Walter Robinson (Michael Keaton), i cronisti Mike Rezendes (Mark Ruffalo), Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams) e l’esperto informatico Matt Carol (Brian d’Arcy James).
Convinto che il cardinale di Boston sia il responsabile dell’insabbiamento degli abusi sui minori, Marty chiede ai giornalisti di indagare più a fondo, portando alla luce uno dei casi più scandalosi della storia di Boston. Rendere note le ricerche e le verità sull’enorme caso di pedofilia rischia di mettere in crisi tutto il team. Tutti, infatti, sono consapevoli che di lì a poco si scontreranno con la potenza della Chiesa cattolica di Roma. Gli intrepidi giornalisti, tuttavia, non sono eroi senza macchia, pronti ad immolarsi per amore della verità: qualcuno tra loro, infatti, era già a conoscenza dell’intricato intreccio tra i religiosi e il governo, ma aveva preferito ignorare le prove in passato…


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne ben sei candidature ai Premi Oscar del 2016, portandosi a casa due statuette:

Miglior film
Miglior sceneggiatura originale a Tom McCarthy

Le altre nomination furono:
Nomination Miglior regia a Tom McCarthy
Nomination Miglior attore non protagonista
a Mark Ruffalo
Nomination Miglior attrice non protagonista
a Rachel McAdams
Nomination Miglior montaggio
a Tom McArdle


Curiosità – fonte: www.cinefilos.it

1) Un grande set per dare vita al Boston Globe
Durante un’intervista alla National Public Radio, dal nome di Fresh Air, il regista Tom McCarthy ha rivelato che era stato realizzato un set enorme per poter rappresentare molti degli uffici del Boston Globe, dove si svolgono le parti della storia. Molti dei giornalisti rappresentati nel film, una volta visto il set, si sono anche messi ad organizzare gli oggetti su quelle che erano le loro scrivanie.

2) Ha puntato una luce sul giornalismo d’inchiesta
Il vero Walter Robinson ha rivelato che l’avvento del web ha privato i giornali dei fondi necessari per effettuare il giornalismo d’inchiesta, con tanti posti di lavoro andati persi. Secondo lui “Gli editori, americani e in tutto il mondo, sono folli perché se chiedi ai lettori per quale motivo comprano i giornali, la risposta è il giornalismo d’inchiesta, eppure i quotidiani sono pronti a tagliare proprio in questo settore”.

3) Il come fonte di informazione
Nel 2016, Il caso Spotlight è stato presentato al National Center for Victims of Crime, ovvero al National Training Institute Conference, a Philadelphia. Il pubblico partecipante include avvocati delle vittime di abuso, forze dell’ordine, assistenti sociali e tutti i professionisti che operano con le vittime e che arrestano gli abusatori.

4) Il trailer e la voglia di scoperta
I trailer sono una delle parti più importanti della promozione di un film e, quando si tratta de Il caso Spotlight, il suo promo non può far altro che destare interesse e volontà di scoperta.

5) Il film si è ispirato ad un libro
Il caso Spotlight non è un film nato dal nulla, ma si è basato sul libro che, in italiano, è stato intitolato Tradimento. Il caso Spotlight. Questo libro è il racconto passo passo dell’indagine condotta dalla squadra del Boston Globe che si è dedicata all’inchiesta e alle vicende delle molestie clericali.

6) Il libro ha vinto il Pulitzer
Nel 2003, Tradimento. Il caso Spotlight ha vinto il prestigioso premio Pulitzer per il coraggio e l’audacia nel rivelare il più grande scandalo di pedofilia nella Chiesa cattolica, decretando un effetto che ha coinvolto molte diocesi e che è arrivato fin dentro le mura Vaticane. Ma non solo: questo libro è anche una dichiarazione d’amore per la professione giornalistica d’inchiesta.

7) Michael Keaton ha ricercato il vero Walter Robinson
Quando Michael Keaton accettò il ruolo, si mise a rintracciare colui che avrebbe dovuto impersonare, scoprendo che viveva nella sua stessa zona. Dopo aver ottenuto alcuni suoi video e audio, e dopo averlo incontrato dal vivo, Robinson era quasi spaventato dalle tante informazioni in possesso dell’attore.

8) Rachel McAdams e Mark Ruffalo non sono stati delle prime scelte
Per poter dare vita a personaggi come quelli di Sacha Pfeiffer e Michael Rezendes si erano cercati degli attori che si avvicinassero ad essi anche fisicamente. Per questo, per il ruolo di Sacha erano state considerate Margot Robbie, Amy Adams e Michelle Williams, anche se poi è andato a Rachel McAdams, mentre per il ruolo di Michael era stato considerato Matt Damon, prima che andasse a Mark Ruffalo.

9) Jimmy LeBlanc è stato vittima di abusi clericali
L’attore americano, in passato, ha vissuto gli abusi di cui il film tratta e, quando Tom McCarthy lo ha portato con sé per le prove con Mark Ruffalo, Michael Keaton e Stanley Tucci, era preoccupato di rivisitare questo passato violento e traumatico.



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