Jean-Luc Godard

PARIGI, Francia, 3 dicembre 1930


Carriera – fonte: it.wikipedia.org

Jean-Luc Godard (AFI: [ʒɑ̃.lyk ɡɔˈdaʁ]; Parigi, 3 dicembre 1930 – Rolle, 13 settembre 2022) è stato un regista, sceneggiatore, montatore e critico cinematografico francese con cittadinanza svizzera, fra i più significativi registi della seconda metà del Novecento e fra i principali esponenti della Nouvelle Vague. La sua carriera è contraddistinta da una grande prolificità e da seminali innovazioni linguistiche apportate al mezzo cinematografico. Premiato con il Leone d’oro nel 1984 e l’Oscar alla carriera nel 2011, le sue opere sono state fonte di ispirazione per molti registi statunitensi della Nuova Hollywood e, più recentemente, per autori come Quentin Tarantino, il quale ha chiamato la sua casa di produzione come uno dei suoi primi film, Bande à part. In un articolo pubblicato su Le Figaro Magazine è scritto dell’influenza sulla moda e sul costume di Godard. In À bout de souffle, il primo di sette film selezionati a rappresentare le inquadrature mitiche del cinema, la T-shirt con la scritta New York Herald Tribune, i pantaloni fuseaux, il taglio alla maschietta, le ballerine e la borsetta bianca di Jean Seberg potevano identificare soltanto un’americana a Parigi prima che tale look potesse diventare familiare nella Francia degli anni Sessanta. Nel 2025 esce, postumo, il volume Introduction à une véritable histoire du cinéma, in realtà una riedizione, dopo l’edizione del 1980, che Cahiers du cinéma definisce una resurrezione, non soltanto perché l’opera è stata ripubblicata dopo molto tempo, oramai considerevolmente dimenticata, ma perché, completata di parti inedite, offre uno sguardo su quella che è una pietra miliare dell’opera godardiana, con la parola che si posa nella continuità della proiezione cinematografica vera e propria. Leggi tutto...
L’attività di critico cinematografico
Godard nacque nel VII arrondissement di Parigi, presso rue Cognacq-Jay, il 3 dicembre del 1930 in una famiglia svizzero-francese di religione protestante, secondo dei quattro figli di Paul Godard (1899-1964), un medico nativo di Vevey (nel Canton Vaud) e di remote origini francesi (gli avi paterni e materni del padre erano originari, rispettivamente, dell’odierno dipartimento dello Cher, nella Valle della Loira, e di Le Cateau-Cambrésis, nell’Alta Francia), e di Odile Monod (1909-1954), appartenente invece ad una famiglia di banchieri ginevrini. Nei primi anni cinquanta si distingue per le sue radicali critiche cinematografiche su riviste come Arts e Cahiers du cinéma. Risale al 1950 il suo primo articolo sulla Gazette du Cinéma, intitolato Joseph Mankiewicz, e nel 1952 giunge ai Cahiers du cinéma con lo pseudonimo di Hans Lucas dove pubblica tre articoli: una breve recensione su Rudolph Maté, una più impegnata recensione su L’altro uomo di Alfred Hitchcock e un saggio dal titolo Difesa e illustrazione del découpage classico che dimostra la sua visione totalizzante delle arti come la letteratura, il cinema e la pittura. «… è questa la condizione della dialettica cinematografica: bisogna vivere piuttosto che durare.»
I primi film
Tra il 1953 e il 1955 Godard, che ha abbandonato l’attività di critico cinematografico, compie numerosi viaggi nelle Americhe e in seguito assume un impiego nella costruzione della diga della Grande Dixence in Svizzera. Da questa esperienza nascerà l’idea per un primo cortometraggio, Opération béton, che verrà realizzato nel 1955 con il finanziamento della ditta appaltatrice. Ritornato a Parigi inizia a cimentarsi nei cortometraggi a soggetto. Nel suo terzo cortometraggio, Charlotte et son Jules (1958), doppia la voce di Jean-Paul Belmondo e nel quarto, Une histoire d’eau (sempre del 1958), collabora con il regista François Truffaut che l’anno seguente gli fornirà il soggetto per il suo primo lungometraggio. Il primo lungometraggio risale al 1959 con un film che diverrà il vessillo della Nouvelle vague francese: Fino all’ultimo respiro. Il film, che viene girato in sole quattro settimane con un budget limitato e il ricorso all’utilizzo della cinepresa a mano, ottiene il premio Jean Vigo e dà inizio al primo periodo della filmografia godardiana. All’interno di questa sua prima opera sono già presenti quelle “trasgressioni” ai modelli narrativi tradizionali che la Nouvelle vague utilizzerà per distanziarsi dal cosiddetto “cinema de papà”: montaggio sconnesso, attori che si rivolgono direttamente al pubblico, sguardi in macchina. Evidente risulta anche la cinefilia di Godard, che cita ossessivamente i film statunitensi di genere degli anni cinquanta. Il periodo che va dal 1960 al 1967 viene caratterizzato da una grande creatività che porta Godard a realizzare ventidue film, tra cortometraggi e lungometraggi. Nel corso di questi anni, Godard rivolge la propria attenzione ai contenuti erotici dell’immagine contemporanea: manifesti di attori, pubblicità, fumetti, riviste patinate. In quest’ottica nascono film come Agente Lemmy Caution: missione Alphaville, Il bandito delle 11, Due o tre cose che so di lei. Di questo periodo (1964) è anche un altro dei più famosi film godardiani: Bande à part, ambientato in una Parigi fredda e autunnale, racconta la storia di due amici, interpretati da Sami Frey e Claude Brasseur, che incontrano casualmente una giovane ragazza, bella e ingenua, interpretata da Anna Karina, che influenzerà nel breve e lungo termine le loro esistenze. La splendida sequenza girata nel Louvre, dove corrono come forsennati lungo gli immensi spazi del museo verrà ripresa molti anni dopo da Bernardo Bertolucci nel suo film The Dreamers – I sognatori, dove i protagonisti Eva Green, Louis Garrel e Michael Pitt ripetono la corsa proprio nel Louvre identificandosi in Franz, Arthur e Odile, appunto i tre giovani spensierati che girano per Parigi con una vecchia SIMCA decappottabile e passano le giornate tra un corso d’inglese e un bistrot dove bere qualcosa e fantasticare sul loro futuro. A partire dal 1966 Godard sposa le teorie marxiste: il cinema diviene il luogo in cui mettere in atto una severa critica della civiltà dei consumi e della mercificazione dei rapporti umani, ma anche in cui si possa riflettere sullo stesso statuto dell’immagine come portatrice “naturale” di un’ideologia. Il problema della prassi diviene una costante della fase “politica” di Godard, nei film La cinese e Week End – Una donna e un uomo da sabato a domenica.
Il gruppo Dziga Vertov (1968-1972)
Dopo aver esaminato la possibilità di mettere in pratica un cinema rivoluzionario (La gaia scienza, 1968), Godard fonda nel 1969 con altri cineasti il Gruppo Dziga Vertov, sperimentando un cinema collettivo e rifiutando il ruolo di autore nella convinzione che esso sottintenda un’ideologia autoritaria e gerarchica. Nello stesso anno dirige Lotte in Italia, un film per la televisione italiana che si interroga sui rapporti tra film, rappresentazione e ideologia attraverso il racconto di una ragazza borghese che milita in un gruppo extraparlamentare pur rimanendo legata all’ideologia della sua classe d’origine. Altro film di questo periodo è Vento dell’est, unico film con il quale ha lavorato con l’attore italiano Gian Maria Volonté. L’attività di Godard, che fino a quel momento era stata frenetica, è costretta a interrompersi sia per un incidente stradale che lo costringe in ospedale per alcuni mesi, sia per il nascere delle prime discordanze all’interno del gruppo e soprattutto per l’intuizione che il momento dell’eversione fosse ormai alla fine. Nel tentativo di recuperare la propria identità artistica e politica Godard rimane per diversi mesi chiuso in sé stesso senza lasciarsi intervistare dalla stampa e solo nel 1972 realizza, insieme a Jean-Pierre Gorin, Crepa padrone, tutto va bene, un’indagine sullo stato degli intellettuali nella stagione del riflusso post-sessantottesco. La fine del movimento segna per Godard una pausa di ripensamento. Dopo alcune conferenze tenute presso l’Università di Montréal e all’opera Introduction à une véritable histoire du cinéma, che verrà pubblicata nel 1980, si ritira a Grenoble, dove lavora per alcuni anni ai laboratori di Sonimage sperimentando tecniche cinematografiche a basso costo (Super 8, videoregistratori, ecc).
Il terzo periodo (dopo il 1975)
Dopo l’approdo alle tecnologie elettroniche e al video inizia il terzo periodo, quello dell’ultimo Godard, improntato a una nuova e intensa sperimentazione in cui il video, che convive strettamente con il cinema, viene usato per una critica nuova fatta per immagini alle stesse immagini, anche le proprie. Nel 1975 con Numéro deux Godard riparte utilizzando la nuova strumentazione video e mettendo in scena non un irrequieto rapporto di coppia, ma un irrequieto rapporto familiare, mescolando la documentazione reale con la fiction, la vita con la sua rappresentazione. Nasce un’attenzione più viva per le tematiche del privato, soprattutto quella familiare, che vengono ripresi con toni maggiormente intimistici come in Si salvi chi può (la vita). In questo periodo Godard riesce a valorizzare la pura immagine a scapito del racconto utilizzando serie di sequenze autonome simili a quadri staccati dalla trama e godibili per la loro sola bellezza come in Passion (1982) che può essere preso ad esempio della sua nuova concezione estetica dell’immagine. Così, nei successivi Prénom Carmen (1983) che vinse il Leone d’oro a Venezia, e Je vous salue, Marie (1985) si vede come il testo sia solo un pretesto per un libero assemblaggio fatto di giochi di parole, citazioni disparate, brani di musica, ripresa di scenari naturali, come le onde del lago Lemano in Prénom Carmen che diventano uno dei principali leitmotiv visivi del regista. Nelle opere di questo terzo periodo si affianca alla compostezza dell’immagine il motivo ricorrente della musica classica, soprattutto di Mozart e Beethoven che già erano presenti nei film del primo periodo. Nel 1988 per Canal Plus, viene ideato il progetto Histoire(s) du cinéma che durerà fino al 1997 e dalla cui esperienza nasceranno quattro volumi con tutti i materiali interpretativi e iconografici che verranno pubblicati nel 1998. Con il film Nouvelle Vague del 1990 e con Ahimè! del 1993, Godard riesce a scrivere l’intera sceneggiatura senza usare una sua parola ma facendo dire ai personaggi frasi di altri per poter lasciare libero spazio alle immagini che, con la loro musica interna, creano una perfetta geometria. Nel film Germania nove zero, che si modella su Germania anno zero di Rossellini, Godard si diverte a giocare con le lingue (il francese e il tedesco), come già aveva fatto nei film del primo periodo (Fino all’ultimo respiro, dove aveva utilizzato l’inglese e il francese, e ne Il disprezzo l’inglese, l’italiano e il francese). Éloge de l’amour del 2001 «è un insieme di motti di spirito, gag paradossali, detti celebri, inversioni di struttura come il colore della seconda parte del film in contrasto con il bianco e nero della prima parte i cui avvenimenti accadono due anni dopo». Nel 2010 esce Film socialisme dove, come in Un film parlato di de Oliveira, «sulla nave di Godard si viaggia attraverso le lingue del mediterraneo e la sua storia». Mentre la nave del film di Oliveira è una «sorta di Arca di Noè, rifugio della cultura mediterranea e occidentale, delle sue lingue, dei suoi miti e dei suoi canti», sotto forma di metafora, la nave di Jean-Luc-Godard moltiplica le inquietudini trattandosi della Costa Concordia, che due anni dopo naufragherà tragicamente e realmente. Nell’aprile 2021 firma, insieme ad altre personalità dello spettacolo e della cultura, un appello di Valeria Bruni Tedeschi a Emmanuel Macron pubblicato su Libération dopo l’arresto e l’immediata scarcerazione in libertà vigilata di una decina di ex terroristi italiani ed ex militanti di gruppi eversivi di sinistra, accusati e condannati in Italia per omicidio, sequestro, tentato omicidio. L’appello è finalizzato a “mantenere l’impegno della Francia nei confronti degli esiliati italiani per cui è stata richiesta l’estradizione”.
Morte
Il 13 settembre 2022, Godard è ricorso al suicidio assistito nella sua casa di Rolle in Svizzera. Una fonte vicina al regista citata da Libération ha rivelato: «Non era malato, era solo esausto. È stata una sua decisione e per lui era importante che si sapesse. Si tratta di una pratica autorizzata e controllata in Svizzera.»
Retrospettive
Alla Casa del cinema Manoel de Oliveira di Porto dal 12 novembre 2024 all’11 maggio 2025 un’esposizione dedicata a Godard è stata curata da Fabrice Aragno, Jean-Paul Battaggia, Nicole Brenez e Paul Grivas, del Collettivo Ô Contraire, come è scritto su Cahiers du cinéma che dedica sei pagine all’evento nella rubrica Portfolio. In rassegna vi sono esposti quaderni, libri, film, quadri, immagini cinematografiche fisse e in movimento che riguardano l’arco della vita di artista a partire dai suoi 15 anni.


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Curiosità – fonte: www.cineblog.it

1. Godard nasce critico cinematografico e nei primi anni cinquanta si distingue per le sue radicali critiche cinematografiche su riviste come “Arts” e “Cahiers du cinéma” dove scrive con lo pseudonimo di Hans Lucas.

2. Le sue opere sono state fonte di ispirazione per molti registi statunitensi della New Hollywood e, più recentemente, per autori come Quentin Tarantino, il quale ha chiamato la sua casa di produzione “A Band Apart”, come uno dei primi film di Godard, Bande à part del 1964.

3. Nel suo cortometraggio Charlotte et son Jules (1958) Godard ha dovuto espletare il servizio militare prima di poter registrare la colonna sonora.

4. Godard era un grande fan dell’autore americano Nicholas Ray (Il temerario, Johnny Guitar, Gioventù bruciata), infatti ha spesso dichiarato che “Nicholas Ray è il cinema”.

5. Gli era stata offerta l’opportunità di dirigere Gangster Story (1967) dopo che François Truffaut aveva rifiutato.

6. Litigò con François Truffaut dopo alcune osservazioni critiche che aveva fatto sul film Effetto notte (1973). Truffaut piccato dalle critiche affermò che Godard era eccessivamente cinico nelle sue opinioni, e che il suo scopo ultimo era sminuire il lavoro di altri registi solo per aumentare la considerazione del proprio lavoro. Il suo litigio con Francois Truffaut fu feroce – Truffaut notoriamente lo definì “l’Ursula Andress della militanza” – ma dopo la morte prematura di Truffaut nel 1984, Godard scrisse un commovente omaggio al suo ex amico e si pentì profondamente della loro lite.

7. Alla 5a edizione del manuale “1001 film da vedere prima di morire” (a cura di Steven Jay Schneider), sono elencati 8 film di Godard: Fino all’ultimo respiro (1960), Questa è la mia vita (1962), Il disprezzo ( 1963), Agente Lemmy Attenzione: Missione Alphaville (1965), Il bandito delle 11 (1965), Il maschio e la femmina (1966), Due o tre cose che so di lei (1967) e Week End – Una donna e un uomo da sabato a domenica (1967).

8. Nel 1968 Godard riceve l’incarico dalla televisione francese di realizzare La gaia scienza (1969), ma produttori televisivi erano così indignati dal prodotto di Godard che si sono rifiutati di mandarlo in onda. Inoltre il film selezionato per il Festival internazionale del cinema di Berlino e in corsa per l’Orso d’oro non fu ben accolto, tanto che la maggioranza degli spettatori uscì dalla sala durante la prima metà della proiezione. Dopo quell’esperienza Godard divenne sempre più interessato alle soluzioni socialiste per un cinema idealista, specialmente nel fornire al proletariato i mezzi di produzione e distribuzione, così insieme ad altri registi militanti politici del gruppo Dziga-Vertov realizzò un film collettivo che delineava questi punti di vista.

9. Godard è menzionato nella canzone ‘Eduardo e Mônica’ di Legião Urbana e ‘Selvagem’ di Paralamas do Sucesso.

10. Da giovane, appariva sempre con degli occhiali scuri, anche al chiuso. La sua amica Agnès Varda l’ha scelto per il film muto Cleo dalle 5 alle 7 (1962) semplicemente per fargli togliere gli occhiali: ha detto che i suoi occhi le ricordavano Buster Keaton.


Filmografia – fonte: www.cinematografo.it

2021 – See You Friday, Robinson – Attore (Sè Stesso)
2018 – The Image Book – Regia, Sceneggiatura e Montaggio
2014 – Adieu au langage – Addio al linguaggio – Regia, Sceneggiatura e Montaggio
2014 – I ponti di Sarajevo – Regia (“Les ponts des soupirs”)
2010 – Film Socialisme – Regia e Sceneggiatura
2008 – Freddy Buache, passeur du 7ème art – Attore (Sè stesso)
2007 – Morceaux de conversations avec Jean-Luc Godard – Attore (Sè stesso)
2004 – Le fantôme d’Henri Langlois – Attore (Sè stesso)
2004 – Notre musique – Regia, Attore (Jlc), Sceneggiatura e Montaggio
2002 – Ten minutes older – The Cello – Regia
2001 – Eloge de l’Amour – Regia, Soggetto e Sceneggiatura
1993 – Hélas pour moi – Regia (non accreditato), Soggetto (non accreditato), Sceneggiatura (non accreditato), Montaggio (non accreditato)
1991 – Germania nove zero – Regia e Sceneggiatura
1991 – Contre l’oubli – Regia
1990 – Nouvelle Vague – Regia, Soggetto, Sceneggiatura e Montaggio
1988 – Histoire(s) du cinéma – Regia, Attore (Il narratore (V.O.)), Soggetto (idea), Sceneggiatura e Montaggio
1987 – Re Lear – Regia, Attore (Professor Pluggy), Sceneggiatura (non accreditato) e Montaggio (non accreditato)
1987 – Aria – Regia (“Armide”), Sceneggiatura (“Armide”) e Montaggio (“Armide”)
1986 – Meetin’ WA – Regia, Attore (Sè stesso) e Montaggio
1985 – Detective – Regia, Sceneggiatura e Montaggio
1984 – Je vous salue Marie – Regia, Soggetto, Sceneggiatura e Montaggio
1983 – All’ultimo respiro – Sceneggiatura
1983 – Prenom Carmen – Regia, Attore (Zio Jean) e Montaggio
1982 – Passion – Regia, Soggetto, Sceneggiatura e Montaggio
1982 – Chambre 666 – Attore (Sè stesso)
1980 – Si salvi chi può – La vita – Regia, Soggetto, Sceneggiatura e Montaggio
1976 – Comment ça va – Regia, Soggetto e Sceneggiatura
1974 – Ici et ailleurs – Regia, Attore (voce narrante) e Soggetto
1972 – One American Movie – Regia, Attore e Sceneggiatura
1972 – Crepa padrone, tutto va bene – Regia, Soggetto e Sceneggiatura
1970 – Lotte in Italia – Regia
1970 – Vladimir et Rosa – Regia e Attore (Vladimir Lenin/interrogatore/poliziotto), Sceneggiatura, Fotografia, Montaggio e Suono
1969 – British Sounds – Regia e Sceneggiatura
1969 – Pravda – Regia
1969 – Vento dell’Est – Regia, Attore, Soggetto e Sceneggiatura
1968 – La gaia scienza – Regia, Soggetto e Sceneggiatura
1968 – Lontano dal Vietnam – Regia
1968 – Un film comme les autrès – Regia
1968 – Cinétracts – Regia
1968 – One Plus One – Regia, Attore e Sceneggiatura
1968 – Amore e rabbia – Regia (“L’amore”), Soggetto (“L’amore”) e Sceneggiatura (“L’amore”)
1967 – L’amore attraverso i secoli – Regia, Soggetto e Sceneggiatura
1967 – La Cinese – Regia, Soggetto e Sceneggiatura
1967 – Week-end, un uomo e una donna dal sabato alla domenica – Regia, Soggetto e Sceneggiatura
1967 – Due o tre cose che so di lei – Regia e Sceneggiatura
1966 – Una storia americana – Regia (Attore – Voce al magnetofono) e Sceneggiatura
1966 – Il maschio e la femmina – Regia e Sceneggiatura
1965 – Il bandito delle undici – Regia e Sceneggiatura
1965 – Agente Lemmy Caution, missione Alphaville – Regia e Sceneggiatura
1965 – Paris vu par… – Regia (“Montparnasse-Levallois”) e Sceneggiatura (“Montparnasse-Levallois”)
1964 – Bande à part – Regia e Sceneggiatura
1964 – Una donna sposata – Regia, Soggetto e Sceneggiatura
1963 – Les Carabiniers – Regia e Sceneggiatura
1963 – Il disprezzo – Regia, Attore (Aiuto regista di Lang) (non accreditato) e Sceneggiatura
1963 – Le più belle truffe del mondo – Regia (“Il profeta falsario”), Attore (Uomo col fez/Narratore “Il profeta falsario”), Soggetto (“Il profeta falsario”) e Sceneggiatura (“Il profeta falsario”)
1963 – Ro.Go.Pa.G. – Regia (“Il nuovo mondo”), Attore (Passante che prende una pillola) (“Il nuovo mondo”), Soggetto (“Il nuovo mondo”) e Sceneggiatura (“Il nuovo mondo”)
1962 – Cleo dalle 5 alle 7 – Attore
1962 – Questa è la mia vita – Regia, Soggetto e Sceneggiatura
1962 – I sette peccati capitali – Regia (“La pigrizia”), Soggetto (“La pigrizia”) e Sceneggiatura (“La pigrizia”)
1961 – La donna è donna – Regia e Sceneggiatura
1960 – Le petit soldat – Regia, Attore (Uomo Alla Stazione), Soggetto e Sceneggiatura
1960 – Fino all’ultimo respiro – Regia, Attore (Un informatore) e Sceneggiatura
1960 – Paris nous appartient – Attore (Uomo al bar)
1959 – Il segno del leone – Attore (Il melomane)
1958 – Charlotte et son Jules – Regia, Sceneggiatura e Montaggio
1958 – Une histoire d’eau – Regia, Attore (Voce narrante (V.O.)) e Montaggio
1957 – Le coup du berger – Attore (Un invitato)
1957 – Charlotte et Véronique, ou Tous les garçons s’appellent Patrick – Regia
1955 – Une Femme Coquette – Regia, Attore (Il Cliente), Sceneggiatura, Fotografia e Montaggio
1951 – Presentazione, ovvero Charlotte e la sua bistecca – Attore (Walter)
1945 – Operation Beton – Regia, Soggetto, Sceneggiatura e Montaggio

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