Dietro lo specchio
Dietro lo specchio (Bigger Than Life, 1956), diretto da Nicholas Ray e interpretato da un intenso James Mason, è un film sorprendentemente moderno, capace di trasformare un’apparente storia di malattia e dipendenza farmacologica in un dramma psicologico dai risvolti quasi visionari. La regia di Ray è straordinariamente controllata: attraverso una messa in scena progressivamente più claustrofobica, il regista trasforma gli ambienti della quotidianità borghese in uno spazio sempre più inquietante, dove la casa, la famiglia e i rapporti sociali diventano strumenti di oppressione. Particolarmente notevole è la fotografia di Joseph MacDonald, che sfrutta il CinemaScope e il colore non tanto per esaltare la spettacolarità dell’immagine, quanto per costruire tensione. La disposizione dei personaggi all’interno dell’ampio quadro diventa spesso significativa: le distanze, le geometrie degli ambienti e la profondità dell’immagine sottolineano la progressiva frattura nei rapporti familiari. Anche il montaggio, apparentemente classico e invisibile, accompagna con grande efficacia l’evoluzione psicologica del protagonista, senza ricorrere a virtuosismi superflui. Il vero centro del film è però James Mason, autore di un’interpretazione magistrale. La sua trasformazione non viene rappresentata semplicemente come la perdita della ragione, ma come la progressiva liberazione di una personalità autoritaria e repressa. Il cortisone diventa così più un detonatore che la vera causa della sua metamorfosi: il farmaco porta in superficie pulsioni di potere, controllo e superiorità che sembravano già latenti nel personaggio. È proprio questo aspetto a rendere la sceneggiatura particolarmente interessante e ancora attuale. Nicholas Ray utilizza infatti il dramma medico come pretesto per mettere in discussione la famiglia americana degli anni Cinquanta e, più in generale, il modello di mascolinità fondato sull’autorità e sul dominio. L’ascesa del protagonista coincide paradossalmente con la distruzione dell’equilibrio familiare, mentre la sua crescente sicurezza rivela tutta la fragilità del sistema sociale che lo circonda. Anche la musica e il sonoro, sobri e mai invadenti, contribuiscono a mantenere questa atmosfera di crescente disagio. Nel complesso, Dietro lo specchio è un’opera di grande raffinatezza formale e di notevole profondità psicologica. Ray riesce a fondere melodramma, critica sociale e cinema psicologico all’interno di una costruzione visiva rigorosa, utilizzando il linguaggio classico di Hollywood per raccontare qualcosa di profondamente disturbante. Un film che, a quasi settant’anni di distanza, conserva una forza sorprendente proprio perché dietro la vicenda farmacologica racconta soprattutto il lato oscuro del desiderio di potere e di controllo.
Trama – fonte: www.comingsoon.it
Ed Avery, un insegnante e padre di famiglia con una seria malattia che gli lascia pochi mesi di vita, acconsente a sottoporsi ad una terapia con un farmaco sperimentale: il cortisone. Gli effetti del trattamento sono sorprendenti, quasi miracolosi, e Ed può riprendere la sua vita normale, assumendo regolarmente il cortisone per prevenire ricadute. Ma, quando comincia ad assuefarsi ad essa e ad avere attacchi di aggressività sempre più violenti, la medicina miracolosa diventa il suo incubo.
Cast – fonte: www.comingsoon.it



















Trailer
Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it
Il film ottenne una segnalazione della giuria alla Mostra Int. d’Arte Cinematografica di Venezia del 1956.
Curiosità – fonte: varie
1 – Tratto da una storia vera.
Il film si ispira a un articolo intitolato Ten Feet Tall pubblicato sul New Yorker nel 1955 dal giornalista Berton Roueché, che raccontava il drammatico caso di un uomo la cui vita fu distrutta dagli effetti collaterali psichiatrici del cortisone.
2 – Il ruolo di James Mason.
Oltre a essere il protagonista assoluto nei panni dello sfortunato Ed Avery, l’attore James Mason fu anche il produttore della pellicola e contribuì attivamente alla sceneggiatura (pur non venendo accreditato per quest’ultima).
3 – Un messaggio di denuncia.
All’epoca dell’uscita, la Mostra del Cinema di Venezia premiò l’opera per il suo coraggio nel denunciare i pericoli dell’abuso di farmaci miracolosi come il cortisone, capaci di generare dipendenza e pericolosi attacchi di megalomania.
4 – Critica al sogno americano.
Per scoprire un’analisi approfondita sui temi politici e sulla discesa nella follia di questo americano medio, puoi leggere la Recensione di Quinlan o l’approfondimento critico di Longtake.
5 – L’illusione ottica dello specchio.
Nel campo della fisica e delle curiosità virali, “vedere cosa c’è dietro lo specchio” o osservare un oggetto riflesso anche se coperto da un foglio è un esperimento ottico spiegato dalle leggi della riflessione e dai raggi luminosi che viaggiano a vari angoli.


