El Norte

El Norte

1983 ‧ Avventura/Thriller ‧ 2h 21m

El Norte è un road movie drammatico costruito come un percorso di trasformazione: la fuga di due giovani guatemaltechi verso gli Stati Uniti diventa progressivamente un racconto sulla perdita dell’identità, sull’immigrazione e sulla distanza tra il sogno americano e la sua realtà. Dal punto di vista registico, Gregory Nava adotta uno stile inizialmente molto realistico, quasi documentaristico, alternando paesaggi naturali, violenza politica e osservazione della quotidianità. La struttura in tre parti dà al film un andamento geografico ma soprattutto psicologico: ogni passaggio di frontiera corrisponde a una perdita di certezze. La fotografia sfrutta efficacemente il contrasto tra gli spazi aperti dell’America Centrale e l’ambiente urbano e impersonale di Los Angeles. Anche la macchina da presa contribuisce al senso di precarietà: i protagonisti raramente sembrano davvero appartenere agli spazi che attraversano. Molto forte è il lavoro sul suono e sulle lingue: spagnolo, lingue indigene e inglese non sono semplici elementi realistici, ma diventano strumenti narrativi che evidenziano le barriere culturali e sociali. La regia evita in gran parte il sentimentalismo facile e punta invece su una progressiva sensazione di disillusione. Tecnicamente il film può apparire oggi meno raffinato rispetto alle grandi produzioni contemporanee, ma proprio la sua ruvidità gli conferisce autenticità. In sintesi: un film potente e umanissimo, tecnicamente sobrio ma molto consapevole nell’uso dello spazio, della lingua e della struttura narrativa. La sua forza maggiore è trasformare una vicenda individuale in un racconto universale sull’immigrazione e sul prezzo del cosiddetto American Dream.

 


Trama – fonte: www.mymovies.it

I contadini indiani maya, stanchi di essere pensati come nient’altro che “brazos fuertes” (“forti braccia”, cioè lavoratori manuali) si organizzano per migliorare il proprio destino, ma vengono scoperti dall’esercito guatemalteco. Dopo che l’esercito ha distrutto il loro villaggio e le loro famiglie, un fratello e una sorella, adolescenti che sono appena sfuggiti al massacro, decidono di fuggire al Nord, cioè negli Stati Uniti. Dopo aver ricevuto l’aiuto clandestino di alcuni amici e il consiglio umoristico di un immigrato veterano sulle strategie per viaggiare attraverso il Messico, si fanno strada con camion, autobus e altri mezzi per Los Angeles, dove cercano di fare una nuova vita da giovani immigrati senza documenti.


Cast – fonte: www.themoviedb.org


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne una nomination ai Premi Oscar del 1984:

  • Nomination Miglior sceneggiatura originale a Gregory Nava e Anna Thomas

Curiosità – fonte: www.imdb.com

1. Il Guatemala del film… non è in Guatemala.
Per ragioni di sicurezza, Gregory Nava non poté girare l’inizio del film in Guatemala, dove era in corso la guerra civile. Le scene furono realizzate soprattutto nel Chiapas, in Messico, una regione con paesaggi e comunità maya simili a quelli rappresentati nel film. Nava raccontò di aver cercato luoghi reali e comunità indigene per dare al film la maggiore autenticità possibile.

2. La troupe fu letteralmente costretta a interrompere le riprese.
Durante le riprese in Messico, la produzione ebbe seri problemi con le autorità locali. Nava raccontò che uomini armati arrivarono sul set, la troupe fu costretta a interrompere il lavoro e parte del materiale e delle attrezzature dovette essere recuperata con grande difficoltà. A un certo punto, secondo il regista, perfino il contabile della produzione fu sequestrato per ottenere un riscatto.

3. I genitori del regista fecero da… corrieri del film.
Una delle storie più incredibili: i genitori di Gregory Nava dovettero fingersi normali turisti e portare con sé il materiale girato per riuscire a farlo passare oltre confine. Roba da thriller di spionaggio, ma era una produzione cinematografica!

4. I topi erano veri. E Rosa ne era terrorizzata anche nella realtà.
Zaide Silvia Gutiérrez, che interpreta Rosa, aveva realmente paura dei topi. Per la terribile sequenza del tunnel sotterraneo furono comunque utilizzati animali veri e addestrati. Quindi buona parte del terrore che si vede sul suo volto non era semplicemente recitazione.

5. Una scena alla frontiera fu girata quasi di nascosto.
Nava ha raccontato che, non avendo l’autorizzazione per girare direttamente lungo il confine, la troupe nascose una cinepresa da 35 mm all’interno di un furgoncino Volkswagen e realizzò la scena vicino alla vera barriera di confine. Durante le riprese accadde persino qualcosa di surreale: un vero coyote, cioè un trafficante di migranti, si avvicinò agli attori proponendo loro un posto migliore per attraversare!

6. Alcune comparse avevano vissuto davvero ciò che il film raccontava.
Dopo essere stati costretti a spostare parte della produzione in California, Nava utilizzò come comparse veri rifugiati maya provenienti dal Guatemala. In una delle scene più emotive, persone che avevano realmente vissuto esperienze di fuga e persecuzione interpretarono una situazione molto simile alla loro storia. Questo spiega in parte la forza quasi documentaristica di alcuni momenti del film.

7. Doveva essere un film per la televisione.
In origine El Norte era stato concepito per una trasmissione televisiva su PBS. Ma la straordinaria accoglienza al Telluride Film Festival convinse i produttori a distribuirlo nelle sale cinematografiche.

8. Un piccolo film indipendente arrivò fino agli Oscar.
Realizzato con un budget di circa 800.000 dollari, El Norte ottenne una nomination all’Oscar per la migliore sceneggiatura originale, firmata da Gregory Nava e Anna Thomas. Per un film indipendente, multilingue e lontanissimo dai modelli hollywoodiani dell’epoca, fu un risultato enorme.

9. È entrato nel patrimonio cinematografico americano.
Nel 1995 il film è stato selezionato per la conservazione nel National Film Registry degli Stati Uniti perché ritenuto culturalmente, storicamente o esteticamente significativo. Non male per un’opera che, all’inizio, rischiava di rimanere semplicemente un film televisivo!


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