The Dead - Gente di Dublino

The Dead – Gente di Dublino

1987 ‧ Drammatico/Romantico ‧ 1h 23m

Con The Dead – Gente di Dublino (The Dead, 1987), John Huston realizza un’opera intima e apparentemente minimale, trasformando il racconto di James Joyce in una riflessione cinematografica sulla memoria, sulla perdita e sull’inevitabile presenza della morte nella vita. Ambientato quasi interamente durante una cena nella Dublino del 1904, il film rinuncia deliberatamente a una struttura narrativa tradizionale: l’azione è sostituita dalle conversazioni, dagli sguardi, dalla musica e dai ricordi dei personaggi. La regia di Huston è estremamente sobria. La macchina da presa si muove poco e osserva i protagonisti con discrezione, lasciando che siano la composizione dell’inquadratura e la recitazione a costruire progressivamente la tensione emotiva. La fotografia di Fred Murphy, calda e morbida negli interni, crea un’atmosfera accogliente che contrasta con la sensazione di malinconia e di immobilità che attraversa l’intero film. Fondamentale è il ruolo della musica, che diventa un vero dispositivo narrativo. La canzone The Lass of Aughrim, ascoltata da Gretta Conroy, interpretata da Anjelica Huston, riattiva il ricordo di Michael Furey, un amore giovanile ormai morto. È questo il momento in cui il film cambia prospettiva: Gabriel, interpretato da Donal McCann, scopre una parte della moglie che non conosceva e comprende quanto il passato possa continuare a vivere dentro una persona. La sequenza conclusiva, con la neve che cade sulla città e sulle tombe, rappresenta il vertice simbolico dell’opera. La neve annulla progressivamente le distanze tra vivi e morti, tra presente e passato, trasformandosi nella metafora di una memoria che avvolge indistintamente ogni individuo. Huston realizza così un film sulla morte che, paradossalmente, parla soprattutto della vita. I morti continuano a esistere attraverso i ricordi di chi li ha amati, mentre il presente acquista significato proprio attraverso la consapevolezza della perdita. La regia asciutta, la fotografia intimista, il lavoro sul suono e le interpretazioni misurate rendono The Dead un’opera crepuscolare e profondamente umana, nella quale la semplicità della forma nasconde una straordinaria profondità emotiva. Un testamento cinematografico non tanto perché Huston fosse alla fine della propria vita, quanto perché il regista sceglie di raccontare, con una lucidità quasi disarmante, il fragile confine che separa ciò che abbiamo vissuto da ciò che continuiamo a portare dentro di noi.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

A Dublino nel 1904 in una serata in prossimità del Natale, si svolge la tradizionale festa, che tre signorine della buona borghesia, due anziane sorelle, Kate e Julia Morkan, e la loro nipote Mary Jane, offrono ogni anno per amici e parenti. Si fa musica, si balla e si partecipa ad un ottimo pranzo, preparato completamente dalle padrone di casa. Gabriel Conroy, nipote prediletto delle signorine Morkan, e sua moglie Gretta sono gli ospiti principali e aiutano a ricevere gli invitati. Soprattutto è insostituibile Gabriel, incaricato dalle zie di svolgere incarichi delicati, come sorvegliare Freddy Matines, un caro amico troppo spesso ubriaco, o tagliare al momento opportuno l’oca arrosto, e, infine, pronunciare il discorsetto ufficiale. Egli è un uomo mediocre e tranquillo e fa tutto questo con la solita gentilezza e premura, mentre guarda ogni tanto soddisfatto la sua bella moglie, che partecipa alla riunione con un certo distacco. La conversazione è vivace e si parla molto di musica, essendo le padrone di casa delle appassionate musiciste. C’è anche un noto tenore, fra gli ospiti, ma sembra non voglia esibirsi, mentre la vecchia zia Julia, con voce molto flebile, canta una celebre aria in modo patetico. Tutti lodano l’ospitalità squisita delle tre signorine e il successo della festa. Poi viene l’ora di andarsene…


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne due nomination ai Premi Oscar del 1988:

  • Nomination Miglior sceneggiatura non originale a Tony Huston
  • Nomination Migliori costumi a Dorothy Jeakins

Curiosità – fonte: IMDBOndacinema

1 – Il testamento di John Huston.
Il film uscì nelle sale dopo la morte del regista, che diresse la pellicola ormai anziano e gravemente malato, costretto a lavorare su una sedia a rotelle e con l’ausilio di un respiratore artificiale.

2 – Sceneggiatura di famiglia.
La sceneggiatura fu scritta dal figlio del regista, Tony Huston, che mantenne un rispetto quasi filologico per i dialoghi e la struttura di Joyce.

3 – La durata speculare.
Il film dura circa 83 minuti, un tempo che corrisponde esattamente a quello necessario per leggere ad alta voce l’intero racconto originale.

4 – Una piccola gaffe storica.
Nel film, un personaggio nomina una riunione a Liberty Hall per ascoltare James Connolly. Tuttavia, la scena è ambientata il 6 gennaio 1904, ma in quel periodo Connolly si trovava già negli Stati Uniti (vi era arrivato nel settembre del 1903).


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