Stalker

Stalker

1979 ‧ Sci-fi/Avventura ‧ 2h 43m

Con Stalker, Andrei Tarkovsky realizza una delle opere più profonde e influenti della storia del cinema. Liberamente ispirato al romanzo Picnic sul ciglio della strada, il film utilizza la fantascienza come semplice punto di partenza per esplorare temi universali come la fede, il desiderio e il senso dell’esistenza. Dal punto di vista tecnico, la regia si distingue per l’uso magistrale dei lunghi piani sequenza, dei movimenti di macchina lenti e di un ritmo volutamente contemplativo, che trasforma il tempo in elemento narrativo. La fotografia alterna il seppia del mondo esterno ai colori intensi della Zona, creando un netto contrasto simbolico tra una realtà spiritualmente arida e uno spazio misterioso, tanto pericoloso quanto vitale. Il sound design, fatto di silenzi, rumori ambientali e delle evocative musiche di Eduard Artemyev, amplifica la dimensione sospesa e metafisica del racconto. Più che un film di fantascienza, Stalker è una riflessione filosofica sull’uomo e sui suoi desideri più profondi. Tarkovsky rinuncia allo spettacolo e all’azione per costruire un’esperienza cinematografica che invita lo spettatore a interrogarsi, anziché offrirgli risposte. Un’opera esigente, ma di straordinaria forza espressiva, capace di lasciare un segno duraturo ben oltre la visione.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Stalker è un film di fantascienza del 1979 diretto da Andrej Tarkovskij, liberamente tratto dal romanzo “Picnic sul ciglio della strada” (1971) dei fratelli Strugackij.
Siamo in Russia, lo scenario è collocato nel futuro e in particolare in un desolato territorio industriale dove l’accesso è vietato, recintato e strettamente sorvegliato dall’esercito, perfino i militari non osano entrarci. Molti anni prima precipitò dal cielo un meteorite o un’astronave aliena, sovvertendo le normali leggi naturali.
In questa “Zona” aleggia un mistero: si sprigiona una potenza magica capace di esaudire i desideri più intimi ed i segreti di chi riesce ad arrivare in quella che chiamano “La stanza dei desideri“. È questo il luogo in cui due uomini, un intellettuale e uno scienziato, rispettivamente chiamati lo “Scrittore” (Anatolij Solonitsyn) e il “Professore” (Nikolay Grinko), vogliono arrivare, ma non da soli. Per affrontare incolumi il cammino hanno infatti bisogno di uno “Stalker” (Aleksandr Kaydanovskiy), una guida illegale esperta del territorio che ben conosce i labirinti del percorso, il solo che riesca ad entrare, a muoversi nella Zona e a restare vivo.
Attraverso un tristissimo paesaggio in bianco e nero, disseminato di strutture scheletriche abbandonate, lo Stalker conduce i due verso la ricerca della verità. I tre uomini percorrono sentieri tortuosi e sfuggono a sconosciuti pericoli, riuscendo a penetrare nella Zona: i toni grigi si accendono di colori fino a raggiungere la soglia della stanza dei desideri. Forse lo scopo del loro viaggio si sta realizzando, lo Scrittore vuole recuperare la sua ispirazione perduta, il Professore appagare la sua curiosità…


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Nessun riconoscimento di rilievo!


Curiosità – fonte: VARIE

1 – Il film fu girato due volte. Dopo una prima lavorazione, gran parte del materiale risultò inutilizzabile a causa di un problema nello sviluppo della pellicola. Tarkovsky fu costretto a ricominciare quasi da zero, con un enorme aumento di costi e tempi.

2 – Le riprese durarono circa tre anni (dal 1976 al 1979), tra interruzioni, problemi tecnici e continui cambiamenti creativi.

3 – La Zona esiste davvero… almeno in parte. Molte scene furono girate in aree industriali abbandonate nei dintorni di Tallinn, in Estonia, vicino a vecchie centrali elettriche e fabbriche dismesse. L’aspetto decadente del film è quindi reale e non costruito in studio.

4 – Le condizioni di lavoro erano difficili. Cast e troupe trascorsero mesi in luoghi con acque stagnanti e residui industriali. Negli anni successivi alcuni collaboratori, tra cui Tarkovsky e sua moglie, si ammalarono di tumore. È nata la convinzione che le riprese abbiano contribuito a queste malattie, ma non esistono prove scientifiche che dimostrino un nesso causale.

5 – Il celebre carrello ferroviario è reale. La lunga sequenza del viaggio verso la Zona fu realizzata utilizzando un piccolo veicolo che percorreva binari industriali esistenti, contribuendo all’ipnotico senso di immersione.

6 – È tratto da un romanzo, ma molto liberamente. Il film prende spunto da Picnic sul ciglio della strada, ma Tarkovsky trasformò la storia in una riflessione spirituale e filosofica, molto diversa dall’impostazione fantascientifica del libro.

7 – Il cambio di colore ha un significato preciso. Il mondo esterno è mostrato in tonalità seppia, mentre la Zona appare a colori. Paradossalmente, il luogo ritenuto pericoloso risulta più vivo e ricco della realtà “normale”.

8Tarkovsky definiva il cinema come “scultura del tempo”. Stalker è forse l’esempio più celebre di questa concezione: i lunghissimi piani sequenza e il ritmo dilatato servono a far percepire il tempo come materia narrativa.

9 – Ha influenzato moltissimi autori. Registi come Lars von Trier, Christopher Nolan, Denis Villeneuve e Alex Garland hanno riconosciuto l’importanza del cinema di Tarkovsky nella loro formazione artistica.

10 – Ha ispirato una delle serie videoludiche più famose. La saga S.T.A.L.K.E.R. riprende direttamente il concetto della Zona, gli “stalker” che la esplorano e l’atmosfera del film, mescolandoli con l’incidente di Chernobyl. Anche se non è un adattamento ufficiale, il debito nei confronti dell’opera di Tarkovsky è evidente.


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