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Lettere da Iwo Jima

2006 ‧ Guerra/Film drammatico ‧ 2h 21m

Verità e menzogna, morte, eroismo, guerra e politica hanno dipinto i fotogrammi di una pellicola che si è servita della battaglia di Iwo Jima per denunciare le ipocrisie “pubbliche” nascoste dietro quella bandiera (“Flags of Our Fathers” – il capitolo a stelle e strisce di quella battaglia) issata sul Monte Subirachi, nel 1945. Eastwood vuole di più, vuole entrare nell’intimità di quei momenti, vuole il rispetto e la pietà verso la bandiera avversaria, verso i nemici, verso quegli esseri umani che hanno sacrificato la propria vita per difendere le idee, seppur non sempre condivise, del loro Paese. Lettere da Iwo Jima, seconda parte del dittico Eastwoodiano, completa l’affresco bellico di “Flags of Our Fathers” e ricostruisce gli eventi che hanno portato alla disfatta nipponica, dal punto di vista di chi ha combattuto contro le  truppe statunitensi sbarcate in massa. La macchina da presa gira su se stessa di 180° e la regia imposta ed elabora un magnifico, empatico, sensibile, solidale controcampo che dura un intero film. Questa volta Eastwood, racconta di quei militari nascosti nelle viscere dell’isola che contrastano l’avanzata dei centomila soldati americani, racconta delle loro rigide convinzioni, delle loro paure, dei loro rimpianti, delle loro memorie scritte su quelle lettere mai spedite ai propri cari: questo è il fulcro della sceneggiatura firmata Iris Yamashita. Il generale Tadamichi Kuribayashi (interpretato da Ken Watanabe) sa che la battaglia è perduta ancor prima di sparare il primo colpo, ma l’etica militare, l’amore e la fedeltà verso l’imperatore e verso il proprio Paese, le speranze del popolo giapponese, impongono di difendere quel frammento roccioso del Pacifico, fino all’ultimo sacrificio. E come in tutte le sue opere, Eastwood porta sul palcoscenico l’anima della sceneggiatura, la parte intima che abita fra le parole incise su quelle pagine: la cultura di quel popolo, la sensibilità delle sue sfumature viene pienamente rispettata attraverso scelte registiche ben precise, come l’uso della lingua oriunda, il lessico ed i pensieri espressi da un idioma diverso dal nostro. Fotografia desaturata, robuste sequenze belliche, prosa cinematografica asciutta, lo rendono un perfetto film nipponico, omozigote del primo capitolo.


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Nel 1944 lo scontro tra Giappone e America si fa sempre più decisivo per i paesi coinvolti nella Seconda Guerra mondiale. Dopo aver perso porzioni di territorio nel sud del Pacifico, il governo giapponese incarica il generale Tadamichi Kuribayashi (Ken Watanabe) di difendere l’avamposto sull’isola di Iwo Jima. Al generale viene affidato un manipolo di soldati, per lo più inesperti e costretti all’arruolamento forzato. Tra essi ci sono il panettiere Saigo (Kazunari Ninomiya) e il fedele amico Kashiwara (Takashi Yamaguchi). Persuaso dalle lamentele dei due soldati, il generale ordina di abbandonare gli scavi delle trincee per dedicarsi alla creazione di una rete sotterranea, ricavata dalle numerose grotte disseminate sull’isola, che possa collegare segretamente tutti gli avamposti di Iwo Jima. Il generale, dunque, sceglie di fortificare le retrovie concentrando le operazioni militari sul monte Suribachi.
Mentre Saigo viene assegnato all’operazione, lo sfortunato Kashiwara sarà infettato da un’epidemia che lo condurrà alla morte. Nel frattempo, dopo aver subito ulteriori sconfitte, il governo giapponese acconsente a rinforzare l’esercito di Kuribayashi inviando un numero esiguo di soldati. Tra i nuovi arrivati c’è il criptico Shimizu (Ryo Kase), ex membro della polizia militare che nasconde un segreto inaspettato. Il 19 febbraio 1945 gli americani raggiungono Iwo Jima. I giapponesi affrontano gli invasori con grande coraggio, commettendo seppuku pur di non arrendersi al loro nemico e sfoderando portentose tecniche banzai, che destabilizzano i rivali. Ma l’esercito nemico può contare su un grande numero di soldati che, infaticabili, non hanno intenzione di battere in ritirata…


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: it.wikipedia.org

Il film ottenne quattro candidature ai Premi Oscar del 2007, portandosi a casa una statuetta:

Miglior montaggio sonoro a Alan Robert Murray e Bub Asman

Le altre nomination furono:
Nomination Miglior film
Nomination Miglior regia a Clint Eastwood
Nomination Miglior sceneggiatura originale a Iris Yamashita e Paul Haggis


Curiosità – fonte: www.comingsoon.it

Lettere da Iwo Jima è il film complementare di Flags of Our Fathers (2006), che racconta la medesima battaglia dal punto di vista dei soldati americani. Entrambe le pellicola sono state dirette da Clint Eastwood.



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