Michael Powell (Bekesbourne, 30 settembre 1905 – Avening, 19 febbraio 1990) è stato un regista inglese, noto soprattutto per i film realizzati insieme al collega Emeric Pressburger. Considerato, insieme ad Alfred Hitchcock, uno dei maggiori esponenti del cinema britannico, Powell esordì nel 1931 come regista di film commerciali a basso costo. Iniziò nel cinema muto, ma lavorò come regista solo dopo l’avvento del sonoro. Leggi tutto... Apprezzerà sempre molto gli artefici del muto, e formò così la sua idea di cinema in cui prevale la componente visiva, mentre non sopportava sceneggiature troppo lunghe e dialoghi pesanti. Sarà orgoglioso di aver affidato gli effetti speciali nei suoi film a un allievo di Mèliès “Poppa” Day. All’inizio della sua carriera fece il soggettista e l’assistente. Si occupò della fotografia per Alfred Hitchcock nel 1928. Nel sonoro fu scenografo e assistente regista. Iniziò a collaborare con Jerome Jackson, un giovane produttore statunitense con cui girò film a basso costo, con budget calcolati a 1 sterlina al piede di pellicola (m 0,3), ma loro ne spendevano solo 0,75, per guadagnare di più. Ottennero anche l’approvazione della critica e fondarono una casa di produzione propria. Dopo questo periodo di formazione furono assunti alla Gaumont, dove Powell propose soggetti tratti dalla cronaca, girati anche in esterni (contrariamente all’uso prevalente in Gran Bretagna). Per Edge of the World fu notato da Alexander Korda, produttore ungherese attivo in Gran Bretagna, che gli affiancò lo sceneggiatore Emeric Pressburger, con cui lavorerà per 20 anni. Tra i loro primi film, La spia in nero (1939) e Il ladro di Bagdad (1941). The Archers
Nel 1943, insieme a Pressburger, fondò una propria casa di produzione, The Archers, il cui primo prodotto, girato nello stesso anno, fu Duello a Berlino. Il film fu criticato per l’amicizia tra un inglese e un tedesco, nonostante proponesse valori tradizionali molto britannici, come l’onore, l’amore, la dignità, l’appartenenza di casta. Deborah Kerr (la donna amata da Powell) impersona tre donne, le due amate dai protagonisti, e per ultima, la giovane autista, in cui esse rivivono. Originariamente in flashback, ma molto tagliato dalla produzione, il film ebbe numerosi problemi con la censura, attivata direttamente da Churchill, perché mostrava un tedesco buono. Fin da Duello a Berlino venne adottata per i titoli di testa la formula “Scritto, prodotto e diretto da Michael Powell ed Emeric Pressburger”, con cui si voleva esplicitamente affermare la centralità del lavoro dello sceneggiatore, annullando le barriere che segmentano il lavoro creativo. Ricorda Powell: “Decidemmo un ordine dei titoli di testa secondo quella che era per noi l’importanza: scrittore, produttore e poi regista. Non erano in molti a pensarla così. Personalmente, mi aveva sempre irritato la maniera in cui sono trattati nel cinema gli scrittori. Ma la nostra decisione nacque spontaneamente e quasi tacitamente”. La formula, assolutamente unica nella storia del cinema, durò tredici anni (fino al ritiro dal cinema, nel 1966, di Pressburger) e fu usata in quattordici film. Solo per L’occhio che uccide, che nel 1960 sconvolse l’opinione pubblica e la critica inglesi, Powell collaborò con un altro notevole e originale sceneggiatore, Leo Marks. Powell e Pressburger si proponevano di realizzare un cinema “totale”, sintesi di tutte le arti e di tutte le tecniche, in armonica sintonia con l’universo psichico del pubblico. La visione, atto prevalente del fare cinema, doveva andare oltre le apparenze, aprire squarci nell’interiorità dei personaggi, in molte delle loro trame in bilico tra la vita e l’arte, pronti a sacrificare tutto a quest’ultima, come nella loro opera più famosa, il musical immaginifico Scarpette rosse (1948). Con l’avvento del colore Powell e Pressburger diedero il meglio del loro cinema: personaggi estremi, storie surreali e antinaturaliste, prevalere del visivo, sottrazione agli obblighi della verosimiglianza e accentuazione delle emozioni trasmesse allo spettatore. In tutti i loro film di questi anni il Technicolor è irrealistico e onirico, al di fuori e sopra gli schemi, con esiti insoliti nei paesi occidentali. Scala al paradiso (1946) nacque su commissione del Ministero Inglese dell’informazione per migliorare i rapporti con gli USA. Narra la storia di un pilota inglese sopravvissuto a un lancio senza paracadute, resa insolita soprattutto dagli esiti cromatici: notevole la soggettiva dall’interno della pupilla del pilota sottoposto a intervento chirurgico, che si chiude per l’anestesia; i passaggi dalla terra al cielo hanno destato l’ammirazione da grandi registi della generazione successiva come Francis Ford Coppola, Martin Scorsese e Brian De Palma. Narciso nero (1947) è ambientato in un monastero sull’Himalaya, tra razionalità e sensualità, con Deborah Kerr, in una cornice esotica suggestiva ricostruita in studio; furono censurate le scene della suora che prima di prendere i voti voleva sposarsi. Scarpette rosse (1948) è un musical che narra la storia di una ballerina che mette la danza al primo posto, in un triangolo dove l’amore ha la peggio, con innovative e surreali scene di ballo; il soggetto è tratto da un racconto di Andersen. Interpretata da Moira Shearer, diva del balletto e del cinema inglese, fu un grande successo commerciale, amatissimo dal pubblico. I racconti di Hoffmann (1951) venne realizzato con lo stesso cast del film precedente e propone tre storie d’amore sfortunate e fantastiche, trattate con ardite sperimentazioni cromatiche e virtuosismi tecnici e di messinscena, risolti tuttavia in economia, come nella sequenza in cui la danza della Shearer su una scala è realizzata con una ripresa dall’alto su una scala disegnata a terra, poiché costruirla sarebbe stato troppo costoso. L’occhio che uccide
Una menzione particolare va a L’occhio che uccide (Peeping Tom) (1960), angoscioso thriller metacinematografico realizzato dal solo Powell, con la sceneggiatura di Leo Marks, e divenuto col tempo un vero e proprio cult movie. A proposito di questo film Powell disse: “Io non sono un regista con uno stile personale…. Io sono il cinema. Sono cresciuto con e attraverso il cinema; tutto quello che ho imparato l’ho imparato dal cinema; se mi sono interessato alla pittura, alla letteratura, alla musica, è stato grazie al cinema. Così, quando faccio un film come Peeping Tom, io sono il cinema. E solo qualcuno come me può fare Peeping Tom, perché è necessario identificarsi di più con il cinema che con un mondo personale” (in Emanuela Martini, Michael Powell, Il castoro, 1988). In seguito alle polemiche e all’interesse suscitati da questo film, dopo la metà degli anni sessanta ebbe inizio la riscoperta dell’opera dei due cineasti. Nel 1971 il National Film Theatre di Londra renderà omaggio alla loro opera con un’importante retrospettiva, che sarà seguita da molte altre in altri paesi d’Europa, fra le quali quella del Festival di Locarno nel 1982. A partire dagli anni ’80, alla rivalutazione dell’opera dei due diede un forte contributo l’appassionato interesse dimostrato nei loro confronti, da cineasti come Martin Scorsese, Brian De Palma e Francis Ford Coppola, che ne hanno favorito la riproposizione nei cinema americani. Nelle loro opere si ritrovano importanti e diffusi echi delle opere dei due autori. Vita privata
Nel 1927, Powell sposò Gloria Mary Rouger, una ballerina americana; si sposarono in Francia, ma il matrimonio durò appena tre settimane. Negli anni ’40, Powell ebbe delle relazioni con attrici come Deborah Kerr e Kathleen Byron. Powell fu poi sposato con Frances May Reidy, figlia del medico Jerome Reidy, dal 1943 fino alla di lei morte nel 1983. La coppia ebbe due figli. Infine, Powell si sposò nel 1984 con la montatrice Thelma Schoonmaker, di 35 anni più giovane e conosciuta grazie al loro comune amico Martin Scorsese. I due rimasero insieme fino alla morte di Powell nel 1990.
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Curiosità – fonte: varie
1 – Inizi banchiere.
Prima di entrare nel mondo del cinema, ha lavorato per tre anni in banca.
2 – L’influenza di Rex Ingram.
Ha iniziato la sua gavetta in Francia grazie al celebre regista Rex Ingram. Per lui ha lavorato persino come fotografo di scena.
3 – Il duo “The Archers”.
Con Pressburger ha fondato la casa di produzione The Archers. Lavoravano in totale simbiosi, firmando ogni film con la formula «Scritto, prodotto e diretto da Michael Powell ed Emeric Pressburger» (o viceversa).
4 – Il film dello scandalo.
Nel 1960 ha diretto Peeping Tom – L’occhio che uccide, un capolavoro horror/psicologico sulla figura di un assassino ossessionato dal riprendere le sue vittime. All’uscita fu massacrato dalla critica, tanto da distruggere quasi la carriera di Powell.
5 – Salvato da Martin Scorsese.
Il regista di Taxi Driver ha amato profondamente l’opera di Powell. È stato lui a presentargli la sua terza moglie, la celebre montatrice Thelma Schoonmaker. Inoltre, Scorsese ha contribuito a restaurare Peeping Tom, trasformandolo nel classico di culto che è oggi.
6 – Vita privata non convenzionale.
La sua prima moglie, Gloria, lo lasciò dopo appena tre settimane di matrimonio. Successivamente ha vissuto per anni con l’attrice Pamela Brown fino alla morte di lei, pur rimanendo legalmente sposato con un’altra donna.
1978 – RETURN TO THE EDGE OF THE WORLD – Regia – Attore (Se Stesso) e Soggetto 1972 – Il ragazzo che diventò giallo – Regia 1968 – L’età del consenso – Regia 1966 – THEY’RE WEIRD MOB – Regia 1965 – A39846 – Regia 1964 – Il castello di Barbablù – Regia 1964 – I DODICI GIURATI – Regia 1964 – UN LIBERO AGENTE – Regia 1963 – NON VOLTARE MAI LE SPALLE A UN AMICO (T.L.) – Regia 1961 – Le guardie della regina – Regia 1960 – L’occhio che uccide – Regia 1959 – HONEYMOON – Regia e Sceneggiatura 1957 – COLPO DI MANO A CRETA – Regia 1956 – LA BATTAGLIA DI RIO DELLA PLATA – Regia e Sceneggiatura 1955 – L’apprendista stregone – Regia 1955 – OH ROSALINDA!! – Regia e Sceneggiatura 1951 – I racconti di Hoffmann – Regia e Sceneggiatura 1950 – La volpe – Regia e Sceneggiatura 1950 – L’INAFFERRABILE PRIMULA ROSSA – Regia 1949 – LA STANZETTA SUL RETRO – Regia e Sceneggiatura 1948 – Scarpette rosse – Regia e Sceneggiatura 1947 – Narciso nero – Regia e Sceneggiatura 1946 – SCALA AL PARADISO – Regia, Soggetto e Sceneggiatura 1945 – So dove sto andando – Regia, Soggetto e Sceneggiatura 1944 – Un racconto di Canterbury – Regia, Soggetto e Sceneggiatura 1943 – Duello a Berlino – Regia, Soggetto e Sceneggiatura 1943 – IL VOLONTARIO – Regia, Attore (Il Fotografo), Soggetto e Sceneggiatura 1942 – VOLO SENZA RITORNO – Regia, Attore, Soggetto e Sceneggiatura 1941 – An Airman’s Letter to His Mother – Regia e Fotografia 1941 – 49° Parallelo – Gli invasori – Regia 1940 – IL LADRO DI BAGDAD – Regia 1940 – Contrabbando – Regia e Sceneggiatura 1939 – IL LEONE HA LE ALI – Regia 1939 – LA SPIA IN NERO – Regia 1937 – Ai confini del mondo – Regia 1937 – THE EDGE OF THE WORLD – Regia, Attore (Uomo Dello Yacht) e Sceneggiatura 1936 – IL PORTAFOGLIO MARRONE – Regia 1936 – L’UOMO DIETRO LA MASCHERA – Regia 1936 – La Corona contro Stevens – Regia 1936 – LA SUA ULTIMA RELAZIONE – Regia 1935 – IL PIGRONE – Regia 1935 – UN GIORNO O L’ALTRO – Regia 1935 – IL PREZZO DI UNA CANZONE – Regia 1935 – LA LUCE FANTASMA – Regia 1935 – IL TEST DELL’AMORE – Regia 1934 – LA RAGAZZA NELLA FOLLA – Regia 1934 – Red Ensign – Regia e Sceneggiatura 1934 – SOMETHING ALWAYS – Regia 1933 – The Fire Raisers – Regia e Sceneggiatura 1933 – Born Lucky – Regia 1933 – LA NOTTE DELLA FESTA – Regia 1932 – Pagamento alla consegna – Regia 1932 – HOTEL SPLENDIDE – Regia 1932 – HIS LORDSHIP – Regia 1931 – IL RASTRELLO – Regia 1931 – IL MIO AMICO IL RE – Regia 1931 – RYNOX – Regia e Sceneggiatura 1931 – TWO CROWDED HOURS – Regia 1931 – IL REPORTER DI PRIMA GRANDEZZA – Regia 1929 – Ricatto – Sceneggiatura (non accreditato)
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