Scarface

Scarface

1983 ‧ Giallo/Drammatico ‧ 2h 50m

Brian de Palma si ispira a due grandi pionieri del mondo cinematografico, Howard Hawks e Ben Hecht, che hanno dato i natali in veste di regista, il primo, e sceneggiatore, il secondo, allo Scarface del 1932. Più che parlare di remake, si può dire che lo Scarface di De Palma sia una libera ispirazione a quello di Hawks: la storia infatti, presenta nette differenze di contesto, ambientazione e personaggi ed è firmata da un mostro sacro del cinema contemporaneo, Oliver Stone. Stone/De Palma/Pacino hanno portato la pellicola nella storia dei cult movie hollywoodiani: un plot perfetto reso ancor più accattivante dal contesto storico vissuto nel periodo del lancio della pellicola, il periodo degli anni bui di una Miami sanguinosa, a causa dei frequenti crimini legati al narcotraffico. Tutto è reale in Scarface, grazie allo straordinario lavoro svolto da Stone durante la stesura della sceneggiatura. Le interviste fatte sul campo ad agenti della DEA ed ex-criminali hanno iniettato una certa dose di cinico e spietato realismo alla storia, oltre ad aver plasmato la psicologia del personaggio principale Tony Montana, magistralmente interpretato da Al Pacino. Rispetto allo Scarface del 1932, la storia di Oliver Stone si discosta sensibilmente: il personaggio principale non è l’italoamericano Tony Camonte, ma un profugo cubano di nome Tony Montana, arrivato negli States grazie al grande esodo “concesso” nel 1980 da Fidel Castro. Entrambi sono giovani ed ambiziosi col desiderio di ascendere ai massimi vertici del potere criminale, ma in contesti molto diversi: proibizionismo Camonte, narcotraffico Montana. Lo Scarface depalmiano è un viaggio senza ritorno in un mondo crudo ed implacabile, dove nessuno si fida di nessuno ed il baratro dell’inesorabile caduta si fa sempre più vicino, a causa di uno smisurato ego che non vede limiti. Ad incarnare tutto ciò è proprio il personaggio di Montana, che viene consumato dalla sua stessa irrefrenabile ambizione di essere il più potente, sino a ledere tutti i suoi affetti più cari. L’intelligenza e l’abilità di Brian De Palma a sfruttare una sceneggiatura a dir poco perfetta, rendono Scarface un’opera kitsch compiaciuta nella sue esagerazioni: la violenza, sia fisica che verbale, viene esasperata, urlata ed abilmente resa suadente, droga, sesso e soldi vengono resi punti focali nei quali affoga Montana. “The world is yours” è il mantra dell’intero film, è il mantra dell’ascesa al potere di Tony Montana, è il mantra dell’incessante ritmo che compone le quasi tre ore di durata, sino a raggiungere il culmine nei venti minuti finali, dove di può assaporare l’apice del virtuoso e brutale pathos che campeggia per l’intera pellicola. In un comparto tecnico di ottimo livello, in cui si distingue la colonna sonora curata dal nostro Giorgio Moroder, nella quale è presente anche una hit del calibro di Push it to the Limit, a spiccare è però senza dubbio il cast, con due ovvie ed irrinunciabili note di merito: Michelle Pfeiffer, sensuale femme fatale, è la perfetta compagna di uno straripante Al Pacino, la cui interpretazione magnificamente sopra le righe è da applausi a scena aperta dall’inizio sino ai titoli di coda. Questo Scarface è dunque un cult intramontabile che ha segnato più di una generazione, capace di smontare il mito del sogno americano e della società consumista.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Scarface è un film diretto da Brian De Palma che vede come protagonista il cubano Antonio Montana, detto Tony (Al Pacino), un ex galeotto che lascia il suo paese natio nel 1980 insieme all’amico Manolo Ribera, noto come Manny (Steven Bauer). Imbarcatosi con altri migranti cubani, Tony giunge a Miami, dove viene inizialmente portato in un campo per rifugiati. Trovata una via di fuga dal ghetto, i due uomini iniziano la loro vita in Florida, sbarcando il lunario con alcuni umili lavori, ma questa vita è troppo misera per Tony, intenzionato ad ascendere ai vertici della malavita. L’occasione per inserirsi nella criminalità di Miami gliela offre il boss Frank Lopez (Robert Loggia), al quale fin da subito, Tony mostra il suo coraggio e la sua grande determinazione.
Lopez lo incarica di negoziare una grande fornitura di cocaina con uno tra i più importanti produttori di stupefacenti della Bolivia, Alejandro Sosa (Paul Shenar). È in questa occasione che il trafficante fa la conoscenza di Montana, con cui diverrà amico e, più tardi, anche socio in affari. Sosa, infatti, rimarrà colpito dal modo di fare di Tony e inizierà a nutrire una profonda ammirazione nei suoi confronti. Anche Lopez è impressionato dal carisma malavitoso di Montana, tanto che il cubano ottiene la piena fiducia del boss. Quando Tony incontra la moglie di Frank, Elvira Hancock (Michelle Pfeiffer), si innamorerà perdutamente della bellissima donna, ma la sua infatuazione e la volontà di gestire un traffico tutto suo inizieranno a ostacolare il rapporto con il suo capo. La stessa Elvira rimane affascinata da Tony, che non impiega molto a conquistarla grazie al suo carisma, che lo porterà sempre più in alto fino ad affrancarsi da Frank. Questo comportamento, però, farà infuriare il boss, che per liberarsi definitivamente di lui, assumerà invano due sicari per ucciderlo.
Non appena riesce a mettere da parte un po’ di denaro, Tony si reca dalla sua famiglia, formata dalla madre e dalla sorella, per sostenerle economicamente, ma le sue scelte di vita metteranno in crisi i rapporti, già di per sé conflittuali, con il genitore, che disgustato lo ripudierà. Con sua sorella, Gina (Mary Elizabeth Mastrantonio), Tony è invece estremamente protettivo e possessivo, atteggiamento che degenererà totalmente quando il gangster verrà a conoscenza della storia d’amore tra la ragazza e il suo vecchio amico Manny. Sempre più spietato e desideroso di potere, il cubano arriverà a raggiungere i vertici tanto ambiti della piramide della criminalità, ma sarà proprio da quel momento che per Tony Montana la situazione diventerà sempre più critica…


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne tre candidature ai Golden Globes del 1984:

Nomination Miglior attore a Al Pacino
Nomination Miglior attore non protagonista
a Steven Bauer
Nomination Miglior colonna sonora
a Giorgio Moroder


Curiosità – fonte: www.cinefilos.it

1. Steven Spielberg ha diretto un’inquadratura del film.
Brian De Palma e Spielberg sono amici di lunga data, fin dalla metà degli anni Settanta, e hanno l’abitudine di visitare i set dell’altro. Quando si stava girando l’attacco iniziale dei Colombiani alla casa di Tony Montana alla fine del film, Spielberg era nei paraggi, e De Palma decise di lasciargli dirigere l’inquadratura ripresa dal basso nella quale vediamo gli aggressori entrare nella casa.

2. Per poco, Scarface non è stato diretto da Sidney Lumet.
Sidney Lumet, il regista di La parola ai giurati e di Quel pomeriggio di un giorno da cani, fu inizialmente coinvolto nel progetto in qualità di regista. Stando a quanto raccontato da Al Pacino a Empire Magazine, fu Sidney Lumet a pensare di raccontare cosa stesse succedendo allora a Miami, il che ha ispirato Bregman. “Lui e Oliver Stone si misero insieme e produssero una sceneggiatura che aveva molta energia ed era scritta molto bene. Oliver Stone scriveva su cose che avevano a che fare con cose che stavano succedendo nel mondo. Era in contatto con quell’energia, e quella rabbia”. A quanto pare, però, a Lumet la sceneggiatura non piaceva: “Dirò solo che Sidney non capiva la mia sceneggiatura, mentre Bregman voleva proseguire in quella direzione con Al” ha raccontato Oliver Stone.

3. E, per poco, De Palma non ha diretto Flashdance al posto di Scarface.
Quando il produttore Martin Bregman offrì a Brian De Palma l’opportunità di dirigere Scarface, questi era impegnato nelle riprese dell’oramai classico Blow Out. Inizialmente, De Palma accettò l’offerta, ma decise poi di rifiutarla, perché era troppo impegnato. Infatti, aveva allora deciso di dirigere Flashdance, sperando che il produttore del film gli desse poi il via per realizzare il suo progetto di un film sull’omicidio di Yablonski. De Palma lavorò per due settimane alla pre-produzione di Flashdance, prima di andarsene. Fu allora che Bregman gli offrì di nuovo Scarface. Il resto è storia.

4. All’epoca di Scarface, Oliver Stone stava combattendo la dipendenza da cocaina.
Purtroppo, all’epoca della stesura del film, Oliver Stone aveva a che fare con la cocaina in prima persona: sapeva benissimo cosa la droga possa fare a chi la usa. Per liberarsi della dipendenza, Stone lasciò il proprio Paese, e finì di scrivere il copione lontano dall’accesso alla droga. “Mi trasferii a Parigi e uscii dal mondo della cocaina, perché quello era un altro dei miei problemi” ha raccontato, “Prendevo cocaina, non in modo estremo o al punto di diventare distruttivo, come accade ad alcune persone. Sicuramente, però, stavo diventando mentalmente stantio. Mi sono trasferito lontano da L.A. con mia moglie e mi sono trasferito in Francia per entrare in un altro mondo e vedere le cose diversamente. E ho scritto la sceneggiatura (di Scarface) interamente, fott***mente sobrio”.

5. La scena della motosega di Scarface è ispirata ad un evento reale.
Oliver Stone, per scrivere Scarface, ha passato diversi mesi a Miami in compagnia della polizia locale con lo scopo di fare delle ricerche. E a quanto pare, fu attratto da un caso particolarmente sanguinoso. Nel 1980, un importante giro di contrabbando guidato da Mario Tabraue (il quale diventò la principale fonte di ispirazione per il personaggio di Tony), fece a pezzi un uomo di nome Larry Nash con una motosega, dopo aver scoperto che questi era un informatore per il Bureau of Alcohol, Tobacco, and Firearms. Tabraue fu poi arrestato dal FBI nel 1987 durante la cosiddetta “Operazione Cobra”: all’epoca, il suo giro di contrabbando valeva oltre 75 milioni di dollari.

6. Tutta quella “cocaina” ha causato dei problemi alle vie nasali di Al Pacino.
In Scarface, Tony prende tanta cocaina. Tantissima. Anche se, per molto tempo, circolò la voce che la sostanza utilizzata sul set fosse davvero cocaina, si trattava probabilmente di latte in polvere (De Palma, però, non ha mai confermato la cosa in modo ufficiale). Ma non vuol dire che non abbia dato problemi ad Al Pacino. Dopo Scarface, per anni, l’attore ha avuto “delle cose lassù. (…) Non so cosa sia successo al mio naso, ma è cambiato”.

7. E il naso di Al Pacino, in Scarface, non fu l’unica cosa che subì dei danni.
Durante le riprese infatti, l’attore è stato accidentalmente ferito da una scheggia di un piatto lanciato da Michelle Pfeiffer. Ma c’è di peggio: durante le prove per la scena finale del film, dopo aver sparato parecchie volte con l’arma di scena, Al Pacino ha accidentalmente afferrato la canna bollente, e la sua mano si è incastrata. Le bruciature erano così gravi che non fu in grado di lavorare per due settimane.

8. La performance di Al Pacino in Scarface è stata ispirata da Maryl Streep.
Mentre Tony Montana, il volgare, violento gangster di Scarface non ha molto in comune con l’attrice più amata di Hollywood, Al Pacino l’ha in realtà citata come una delle influenze principali per il ruolo. Ciò che l’ha ispirato è stata la sua interpretazione in La scelta di Sophie: a detta dell’attore, infatti, la sua attenzione ai dettagli nell’interpretazione di un personaggio proveniente da un altro Paese è eccezionale.

9. Non il primo Scarface: il film del 1932.
Il film di De Palma, infatti, è un remake piuttosto libero dello Scarface del 1932, che parla anch’esso dell’ascesa e della caduta di un gangster americano. Il produttore del film del 1983, Martin Bregman, vide lo Scarface del 1932 in televisione, e pensò che l’idea potesse essere resa in modo un po’ più moderno. Il film di De Palma, poi, è stato dedicato al regista e allo sceneggiatore del film originale, ovvero Howard Hawks e Ben Hecht.

10. In Scarface, ci sono tantissime parolacce.
Secondo il Family Media Guide, che ha il compito di monitorare la volgarità, i contenuti a sfondo sessuale e la violenza nei film, in Scarface la parola f**k compare ben 207 volte, ovvero all’incirca 1.21 volte al minuto. Nel 2014, Martin Scorsese ha battuto il record con The Wolf of Wall Street, nel quale la parola è stata pronunciata ben 506 volte.



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