L'ultimo metrò

L’ultimo metrò

1980 ‧ Guerra/Romantico ‧ 2h 11m

Con L’ultimo metrò, François Truffaut costruisce un raffinato dramma teatrale ambientato nella Parigi occupata dai nazisti, trasformando il microcosmo di un teatro in una metafora della resistenza culturale e della sopravvivenza. La regia mantiene un equilibrio notevole tra dimensione storica e racconto sentimentale, evitando sia il melodramma più convenzionale sia la retorica resistenziale. Il teatro diventa così uno spazio sospeso, quasi autonomo rispetto alla realtà esterna, dove passioni, gelosie, ambizioni e paure continuano a vivere mentre la guerra incombe. Dal punto di vista visivo, Truffaut adotta una messa in scena volutamente teatrale, caratterizzata da composizioni precise e da movimenti di macchina discreti, privilegiando la continuità narrativa rispetto all’esibizione tecnica. La fotografia di Néstor Almendros valorizza gli interni con una luce calda e morbida, creando un contrasto efficace con l’atmosfera cupa dell’occupazione. Particolarmente significativo è l’uso dello spazio scenico: palcoscenico, camerini, sotterranei e corridoi costituiscono un sistema di ambienti comunicanti che riflette la doppia vita dei personaggi, costretti a recitare tanto sulla scena quanto nella quotidianità. La direzione degli attori è uno degli elementi più riusciti del film. Catherine Deneuve interpreta Marion Steiner con eleganza controllata, mentre Gérard Depardieu porta sullo schermo un Bernard Granger inquieto e passionale. Heinz Bennent completa il triangolo drammatico attraverso una presenza quasi fantasmagorica, nascosta nei sotterranei del teatro. Truffaut sfrutta inoltre il gioco metacinematografico e teatrale per riflettere sul rapporto tra finzione e realtà: recitare significa assumere un’identità, ma anche trovare un modo per continuare a vivere quando la realtà impone di nascondersi. Il montaggio asseconda questa struttura narrativa senza ricorrere a soluzioni virtuosistiche, lasciando che siano dialoghi, interpretazioni e progressione drammatica a sostenere il ritmo. Anche la musica contribuisce a mantenere una tensione emotiva costante, mentre il lavoro scenografico ricostruisce con grande attenzione il teatro parigino degli anni Quaranta. Più che un film sulla guerra, L’ultimo metrò è quindi un film sulla capacità dell’arte di sopravvivere alla guerra. Truffaut racconta l’occupazione attraverso ciò che accade dentro un teatro, trasformando la rappresentazione scenica in una forma di resistenza e il palcoscenico in un luogo dove, almeno per qualche ora, la violenza del mondo esterno può essere tenuta fuori. È un’opera elegante e profondamente cinefila, nella quale il regista unisce melodramma, commedia, storia e riflessione sul teatro in una delle sue prove più mature.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

L’ultimo metrò, film drammatico diretto da François Truffaut, vede protagonista Marion Steiner (Catherine Deneuve), un’attrice di successo che passa dal cinema al lavoro in teatro, dirigendo la compagnia di suo marito Lucas Steiner (Heinz Bennent), regista e produttore ebreo. Siamo a Parigi, durante l’occupazione nazista. L’uomo, per evitare di essere arrestato per via della sua etnia, finge di essere partito per l’estero quando invece vive nella cantina del teatro, ascoltando assiduamente le prove per lo spettacolo. L’opera in scena è La scomparsa, che racconta la storia drammatica di una scrittrice norvegese. A occuparsi dell’allestimento è Jean Loup Cottins (Jean Poiret), che segue dettagliatamente le note scritte da Lucas che, tutte le sere quando la moglie va a trovarlo, le suggerisce come migliorare le performance degli attori. Nel frattempo Marion sta comunque organizzando il modo di far scappare suo marito, ma all’improvviso arriva la notizia che i tedeschi hanno invaso la zona libera, distruggendo qualsiasi speranza di fuga. I casting vanno avanti lo stesso e, per il ruolo del protagonista, viene scelto Bernard Granger (Gérard Depardieu), un ragazzo sempre allegro ed entusiasta, militante nella Resistenza e invaghito della scenografa Arlette (Andréa Ferréol). Sebbene lo spettacolo abbia un grande successo, Marion viene molto criticata. Così Bernard decide di intervenire a sua difesa, correndo un enorme rischio…


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne una nomination ai Premi Oscar del 1981:

  • Nomination Miglior film straniero

Curiosità – fonte: VARIE

1 – Il titolo ha un significato preciso. Durante l’Occupazione tedesca, il coprifuoco costringeva gli spettatori e gli abitanti di Parigi a rientrare a casa con l’ultimo metrò disponibile. Il titolo richiama quindi concretamente la vita quotidiana sotto l’occupazione, ma anche la sensazione di vivere costantemente entro un tempo limite.

2 – Il film nasce dalla passione di Truffaut per il teatro. Il regista era affascinato dal mondo teatrale e dalla sua capacità di creare una realtà alternativa. Qui il teatro diventa praticamente il protagonista invisibile del film: dietro le quinte si nasconde una seconda realtà, parallela a quella rappresentata sul palcoscenico.

3 – È il secondo capitolo della cosiddetta “trilogia del cinema” di Truffaut? In realtà no. E’ più corretto considerarlo parte del suo percorso dedicato al rapporto fra arte e vita, mentre la celebre trilogia autobiografica di Antoine Doinel è un’altra cosa. Questa distinzione è interessante perché L’ultimo metrò viene spesso accostato ai film di Truffaut sul cinema, pur essendo ambientato principalmente nel teatro.

4 – Il personaggio di Lucas Steiner è ispirato a una realtà storica. Il marito ebreo di Marion, costretto a nascondersi nei sotterranei del teatro, richiama la condizione di numerosi artisti ebrei che durante l’Occupazione furono costretti a nascondersi o a fuggire dalla Francia.

5Catherine Deneuve vinse il César come miglior attrice per il ruolo di Marion Steiner. Il film fu uno dei grandi successi della carriera dell’attrice.

6 – Il film fu un trionfo ai César del 1981, vincendo ben 10 premi, tra cui miglior film, miglior regista, miglior attrice e miglior sceneggiatura. È ancora oggi uno dei film più premiati nella storia del premio francese.

7Truffaut appare anche nel film? No, e questa è una piccola particolarità rispetto ad alcune sue opere precedenti: qui preferisce rimanere completamente dietro la macchina da presa e lasciare che siano gli attori a incarnare il suo universo.

8 – Il triangolo Deneuve–Depardieu–Bennent è uno degli elementi più celebri del film. Truffaut sfrutta volutamente l’ambiguità dei rapporti fra i tre personaggi, facendo continuamente oscillare lo spettatore tra ciò che viene recitato sul palco e ciò che accade realmente dietro le quinte.

9 – Il film è fortemente metacinematografico. C’è una sorta di “teatro nel teatro”: gli attori recitano una parte sul palcoscenico, ma contemporaneamente devono interpretare altri ruoli nella vita reale per sopravvivere all’Occupazione. È probabilmente la curiosità più importante per capire il film.

10 – Parigi è quasi un personaggio. Curiosamente, gran parte della città rimane fuori campo: Truffaut concentra l’azione nel teatro e nei suoi ambienti. Proprio questa limitazione spaziale rende più forte la percezione di una Parigi occupata che esiste oltre le mura.

11 – Il film fa parte del periodo più “classico” di Truffaut. Dopo la stagione più sperimentale della Nouvelle Vague, il regista realizza qui un’opera estremamente controllata, narrativa e spettacolare, ma senza rinunciare alla sua attenzione per i sentimenti e per il mondo dello spettacolo.


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