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Apocalypse Now

Apocalypse Now

1979 ‧ Guerra/Drammatico ‧ 2h 33m

Il desiderio di esplorare gli angoli più angusti dell’animo umano viene esaudito con la realizzazione di un vero e proprio capolavoro del cinema di tutti i tempi. Francis Ford Coppola, ispirandosi al romanzo di Conrad Cuore di tenebra, firma Apocalypse Now, un’opera che basa il proprio linguaggio cinematografico sulla mutazione del surreale che diviene allucinazione. Il viaggio percorso dal Capitano Benjamin L. Willard (Martin Sheen) nella foresta della Cambogia è la mera descrizione di due sentieri speculari: il primo si addentra sempre di più nella follia della guerra, il secondo nella mente visionaria del carismatico Colonnello Walter E. Kurtz (Marlon Brando). Così facendo, Coppola riesce in pieno nel suo intento, ovvero riesce a demolire l’epica romantica della guerra e l’immaginario che la sorregge, avvalendosi di personaggi alcolizzati, tossicodipendenti e “fottuti” di testa. Ma l’emblema della sua missione è il personaggio interpretato da Brando, il colonnello che rifiuta una gloriosa carriera come Generale delle forze armate statunitensi, per arruolarsi nei berretti verdi, solo per comprendere appieno l’esito delle sue scelte, il cosa veramente voglia dire essere soldato, senza nascondersi dietro false ipocrisie. Ma la storia di Kurtz non può avere un finale diverso da un suo annichilimento.

Insegnano ai ragazzi a sparare alla gente ma non gli lasciano scrivere “fuck” sugli aeroplani. (John Milius)

Quello di Coppola è dunque un cinema della logica provocazione. Infatti, anche se lo si osserva da questa prospettiva non può essere che un capolavoro della celluloide: la mera irrazionalità del combattente, ed ancor più il fascino della seduzione guerriera, sfogano tutto il suo agghiacciante significato nella ricostruzione delle spettacolari scene di guerra, magistralmente pensate e dirette da Coppola, che ha genialmente trasformato il Vietnam nel riflesso di quello che è uno spettacolo più vasto e allucinante, il nostro modo di vivere quotidiano, la degenerazione del nostro modo di affrontare la vita. Una tale “dismisura” serve alla riuscita del film, in quanto amplifica le ripercussioni emotive mosse da uno straordinario spettacolo, serve come contrasto, così come il viaggio sul fiume rappresenta il tragitto spirituale all’interno della propria coscienza.


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Apocalypse Now è un film del 1979 diretto da Francis Ford Coppola, liberamente ispirato al romanzo di Joseph Conrad, ‘Heart of Darkness’. Il film è ambientato nel 1969, all’apogeo della guerra del Vietnam. Il capitano Benjamin L. Willard (Martin Sheen) svolge delicate missioni segrete per la CIA, portate a temine al prezzo della sua stabilità mentale. Poco dopo aver fatto rientro a Saigon, Willard è convocato alla presenza del generale Corman (G.D. Spradlin) e del colonello Lucas (Harrison Ford), che gli assegnano una nuova missione: scovare e uccidere l’americano Walter E. Kurtz (Marlon Brando). Nel cuore della neutrale Cambogia, il colonnello Kurtz si è autoproclamato capo di un manipolo di sbandati e indigeni della montagna e Willard dovrà infiltrarsi tra i suoi accoliti per porre fine al pericoloso regime del disertore. Stando alle informazioni ricevute, Kurtz è un abile soldato che ha il potere di plagiare chiunque graviti attorno alla sua carismatica persona.
A Willard è assegnato un variegato equipaggio che lo aiuterà a compiere la rischiosa missione. Navigando sul fiume, in prossimità del confine cambogiano, la task force si imbatte nel comandante William ‘Bill’ Kilgore (Robert Duvall). Mentre la loro imbarcazione è trasportata al sicuro, il gruppo assiste dall’alto alle catastrofiche conseguenze dell’attacco militare di Kilgore, che inonda con ingenti quantità di napalm un villaggio di vietcong. Il viaggio dell’equipaggio sarà segnato dalla contemplazione dell’atrocità della guerra, dalla violenza, dalla morte, dalla psicosi e dalla futile ricerca di comprendere il senso ultimo del conflitto in Vietnam. Proprio quando Willard inizia a sospettare che Kurtz non sia una reale minaccia, il gruppo raggiunge il regno del disertore. Qui, centinaia di uomini in stato catatonico contemplano in silenzio la vacuità dell’esistenza, condividendo la terra con una moltitudine dissacrante di corpi esanimi, brutalmente trucidati. Kurtz rivela la sua mistica visione sulla guerra, nata dall’ossessiva lettura di James Frazer, e l’importanza del suo ruolo di Re-Sacerdote. La missione di Willard sarà, così, inevitabilmente legata alla profezia sull’immolazione dell’eletto, ma la malaria non risparmia gli eroi e il catartico sacrificio potrebbe non essere mai consumato…


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne ben otto candidature ai Premi Oscar del 1980, portandosi a casa due statuette:

Miglior fotografia a Vittorio Storaro
Miglior suono a Walter Murch, Mark Berger, Richard Beggs, Nat Boxer

Le altre nomination furono:
Nomination Miglior film
Nomination Miglior regia a Francis Ford Coppola
Nomination Miglior attore non protagonista a Robert Duvall
Nomination Miglior sceneggiatura non originale a John Milius, Francis Ford Coppola
Nomination Miglior scenografia a Dean Tavoularis, Angelo P. Graham, George R. Nelson
Nomination Miglior montaggio a Richard Marks, Walter Murch, Gerald B. Greenberg, Lisa Fruchtman


Curiosità – fonte: www.film.it

1. Doveva dirigerlo George Lucas.
L’autore di Star Wars era un caro amico e socio di Coppola, con cui aveva fondato la società American Zoetrope. George Lucas stesso avrebbe dovuto dirigere il film scritto da John Milius, ma il progetto fu rimandato perché la guerra in Vietnam stava diventando molto controversa (erano i primi anni ’70). Quando finalmente Coppola riprese in mano il film nel 1976, dopo aver diretto Il padrino 1 e 2, Lucas stava ormai lavorando al primo Guerre stellari e Coppola dovette dirigerselo da solo, dopo aver incassato anche il rifiuto di Milius.

2. Harvey Keitel era il protagonista originale.
L’attore era stato scelto per interpretare il capitano Benjamin Willard dopo i rifiuti di Al Pacino e Steve McQueen. Ma Harvey Keitel venne licenziato dopo due settimane, perché Coppola trovò troppo intensa la sua interpretazione. Martin Sheen gli subentrò in un momento molto difficile della sua vita, quando stava combattendo contro l’alcol.

3. Alcol e droghe.
Il che per lui fu un problema, dato che sul set alcol e droghe abbondavano. Dennis Hopper manteneva una rigorosa dieta fondata su entrambi (una cassa di birra, mezzo gallone di liquore e 85 grammi di cocaina al giorno) e Sheen fu tenuto ubriaco per due giorni per filmare la scena iniziale in hotel a Saigon. Coppola gli gridava costantemente nelle orecchie: “Sei malvagio. Voglio che tutto il male, l’odio e la violenza in te escano fuori”. Sheen era in uno stato mentale delicato e Coppola lo sfruttò consapevolmente. Risultato: l’attore ebbe un attacco cardiaco dopo un anno di riprese.

4. Più che un set, una guerra.
Il set delle Filippine su cui Coppola girava fu colpito da un tifone tropicale che costrinse il regista a sospendere la lavorazione. Tutti a casa, compreso Sheen che confessò a un amico di non sapere se sarebbe sopravvissuto alle riprese. E infatti ebbe un attacco cardiaco e un esaurimento nervoso al suo ritorno. Inoltre, le malattie tropicali circolavano sul set colpendo duramente membri del cast e della troupe, allontanandoli dalla lavorazione anche per settimane. Coppola dovette chiedere armi e veicoli in prestito al presidente delle Filippine Ferdinand Marcos, il quale però poteva ritirarli ogni volta che gli fossero serviti realmente, e come se non bastasse la lavorazione stava prosciugando le tasche di Coppola, che fece un mutuo sulla casa per raccogliere 30 milioni aggiuntivi. “Avevamo accesso a troppo denaro e troppo equipaggiamento. A poco a poco impazzimmo”, ha dichiarato il regista. Hopper era d’accordo: “Chiedete a chiunque fosse là fuori con noi, tutti vi diranno che abbiamo combattuto una guerra”.

5. Coppola minacciò di suicidarsi tre volte.
I problemi finanziari, uniti al senso di colpa per aver causato l’attacco cardiaco di Martin Sheen, portarono Coppola all’esaurimento nervoso e a un attacco epilettico. Il regista minacciò di suicidarsi ben tre volte nel corso della lavorazione.

6. Un incubo chiamato Marlon Brando.
Quando Marlon Brando arrivò sul set, Coppola capì subito che avrebbe dato problemi. L’attore era calvo, sovrappeso, non si lavava ed era costantemente ubriaco e fatto di cocaina. Ma, soprattutto, non riusciva a memorizzare le battute e così Coppola dovette registrare le sue improvvisazioni, modificare la sceneggiatura di conseguenza e poi suggerirgli le battute tramite auricolare. Oltretutto, dovette riprendere Brando nell’ombra perché l’attore non voleva mostrare di essere grasso. Da tutto questo, per miracolo, nacque una performance immortale.

7. Veri cadaveri.
Lo scenografo Dean Tavoularis avrebbe voluto usare veri cadaveri per la scena in cui Willard giunge all’accampamento di Kurtz. Fu il produttore Gary Frederickson a impedirglielo dopo aver saputo la cosa quasi per caso. Saltò fuori che i cadaveri, forniti da un uomo che riforniva le università, erano stati rubati dai cimiteri. La polizia arrivò sul set e ritirò i passaporti a tutti, ma alla fine scoprì il colpevole e rimosse i corpi, dicendo che sarebbero stati “scaricati da qualche parte”. Nessuno, d’altronde, si era fatto avanti per pagare la sepoltura…

8. Ci vollero dieci anni per realizzare Apocalypse Now.
Dalla sua iniziale concezione alla sua uscita nelle sale, passarono dieci anni. Nel frattempo la guerra in Vietnam era finita e quello che avrebbe dovuto essere un film realistico, girato “Guerrilla Style”, divenne una riflessione surreale sull’orrore della guerra. Il budget iniziale era di 12 milioni di dollari, ma Apocalypse Now finì per costarne tre volte tanto.

9. La vittoria a Cannes.
Ci vollero due anni per montare Apocalypse Now, ma Coppola credeva talmente tanto nel film da portarlo in concorso a Cannes in versione non ancora definitiva. Ugualmente, il film vinse la Palma d’Oro ex aequo con Il tamburo di latta, ma vinse solo due Oscar su otto nomination: alla fotografia (di Vittorio Storaro) e al sonoro.

10. Inventò il suono surround 5.1.
L’Oscar al sonoro fu meritatissimo perché la squadra guidata dal sound designer Walter Murch ideò il mix 5.1 che sarebbe diventato uno standard delle sale. Era composto da tre tracce principali, al centro, a destra e a sinistra dello schermo, due tracce surround e una subwoofer. Non solo fu dunque un capolavoro che ridefinì il cinema dal punto di vista artistico, ma anche da quello tecnico.



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