Divorzio all'italiana

Divorzio all’italiana

1961 ‧ Commedia/Drammatico ‧ 1h 45m

Pietro Germi, con Divorzio all’italiana, costruisce una satira sociale che si muove con la precisione di un congegno a orologeria: ogni scelta di regia, di montaggio e di linguaggio diventa un bisturi che seziona l’Italia del tempo, soprattutto la Sicilia, con i suoi codici d’onore e l’ipocrisia di un paese cattolico che rifiutava il divorzio ma tollerava il delitto d’onore. La macchina da presa di Germi è sobria, quasi geometrica: alterna campi lunghi che restituiscono la claustrofobia della provincia e primi piani che scavano nell’espressionismo grottesco di Mastroianni, trasformato in icona del maschio decadente. I suoi sguardi in camera, i monologhi interiori resi con la voce fuori campo, non sono semplici artifici narrativi ma strumenti di complicità con lo spettatore: lo trascinano dentro l’ossessione morbosa del protagonista, come se l’intera vicenda fosse filtrata da una coscienza corrotta e insieme pateticamente ridicola. Il montaggio, secco e ironico, lavora spesso per contrappunto: i sogni ad occhi aperti di Mastroianni, barocchi e teatrali, si scontrano con la realtà scarna, fatta di muri scrostati, rituali soffocanti, voci di paese. Anche la colonna sonora di Carlo Rustichelli, che alterna toni leggeri da commedia a risonanze drammatiche, amplifica questa dialettica continua tra immaginazione e verità. Dal punto di vista drammaturgico, il film è un manuale di commedia all’italiana: prende un tabù sociale e lo piega al ridicolo, senza mai rinunciare a un sottotesto amaro. Germi costruisce un meccanismo in cui il protagonista, nobile decaduto e impotente, si fa simbolo di un’Italia che vuole modernizzarsi ma resta incatenata a leggi medievali e a un costume ipocrita. Ogni personaggio secondario – dalla moglie devota e soffocante ai parenti invadenti, fino ai paesani pettegoli – funziona come tassello di un affresco satirico che non ha nulla di bozzettistico, ma molto di sociologico. Il bianco e nero, denso e contrastato, rafforza il tono “documentaristico” della rappresentazione, evitando ogni patina di leggerezza. In fondo, Divorzio all’italiana non è una commedia di costume, ma una tragedia travestita: lo spettatore ride, ma l’oggetto della risata è un’Italia che rivela la propria arretratezza culturale. È proprio questa alchimia di leggerezza e precisione tecnica, di satira e rigore registico, che fa del film non solo un capolavoro della commedia all’italiana, ma anche un documento politico e morale, capace di restare attuale oltre la contingenza storica.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Divorzio all’italiana, il film diretto da Pietro Germi, è ambientato nella Sicilia di inizio anni 60. Il Barone siciliano Ferdinando Cefalù detto “Fefè” (Marcello Mastroianni) è sposato con Rosalia (Daniela Rocca), una donna tanto brutta quanto insopportabile, che lo opprime con le sue continue smancerie. Fefè è innamorato di sua cugina Angela (Stefania Sandelli), una bellissima ragazza di 16 anni che ricambia il suo amore. Stanco di sua moglie, cerca in tutti i modi uno stratagemma per “liberarsi” di lei. La legislazione dell’epoca non permette ancora il divorzio, ma è ancora previsto il delitto d’onore secondo l’articolo 587 del codice penale che cita: “Chiunque cagiona la morte del coniuge o della sorella nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dell’offesa recata all’onore suo o della famiglia è punito con la reclusione da 3 ai 7 anni…“. L’occasione gli si presenta quando in città arriva il pittore Carmelo Patanè (Leopoldo Trieste), che è stato un vecchio amore di Rosalia. Fefè favorisce la relazione invitando Carmelo nel suo palazzo con la scusa di affidargli il restauro degli affreschi. Arriva il giorno in cui sembra realizzarsi il tradimento: dopo un litigio con il marito Rosalia, sentendosi sola e abbandonata, cerca conforto nelle braccia di Carmelo. Fefè scopre che si sono dati un appuntamento, così con la scusa che al cinema del paese è arrivato il film “La dolce vita” va a vederlo per poi a metà proiezione rincasare per sorprenderli in flagranza di reato e ucciderli…


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer

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Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne ben tre nomination ai Premi Oscar del 1963, vincendo una statuetta:

  • Miglior sceneggiatura originale a Ennio De ConciniAlfredo GiannettiPietro Germi

Le altre nomination furono:

  • Nomination Miglior regia a Pietro Germi
  • Nomination Miglior attore a Marcello Mastroianni

Curiosità – fonte: www.cinematographe.it

1. Di cosa parla Divorzio all’italiana? La trama del film
Il film segue le vicende del barone Ferdinando Cefalù (magistralmente interpretato da Marcello Mastroianni), un nobile siciliano annoiato e intrappolato in un matrimonio infelice con Rosalia (Daniela Rocca), con la quale vive da oltre dieci anni. A distrarlo dalla noia provvede l’amore per la giovane cugina Angela (Stefania Sandrelli). Ma come fare a liberarsi dell’assillante moglie? Nel suo piano diabolico entra di diritto l’articolo 587 del codice penale, che regolava il delitto d’onore, concedendo una pena irrisoria a chi commetteva un omicidio per vendicare un un tradimento coniugale.
Ferdinando, detto Fefè, tenta così in tutti i modi di rendere la moglie appetibile e di procurargli un amante e per farlo ricorrerà a diverse peripezie.

2. Un tema scottante per l’epoca e la legge sul divorzio
L’argomento delicato, trattato in una chiave così ironica, suscitò chiaramente discussioni e scandalo tra il pubblico. Va infatti sottolineato che la legge sul divorzio sarà approvata solo nove anni dopo l’uscita della pellicola, per l’esattezza il 1º dicembre 1970, durante il Governo Colombo. Si tratta della legge n. 898 del 1º dicembre 1970 sulla Disciplina dei casi di scioglimento del matrimoni, altrimenti nota come legge Fortuna-Baslini. Per l’eliminazione dal codice penale del delitto d’onore, invece, l’Italia dovrà attendere il 5 agosto del 1981 quando, grazie al coraggio di Franca Viola, furono eliminati gli articoli 544 e 587 previsti dal codice Rocco, che regolavano rispettivamente il matrimonio riparatorio e il delitto d’onore.

3. Divorzio all’italiana e la scena finale del film
Tornando alla trama del film di cui abbiamo parlato in apertura, è bene focalizzarci adesso su come va a finire: Ferdinando e Angela riusciranno a sbarazzarsi dei rispettivi coniugi e a convolare finalmente a nozze, ma la scena finale di Divorzio all’italiana resta impressa nella storia del cinema per la sottile ironia che ci spiattella sotto gli occhi. Vediamo infatti Ferdinando e Angela in crociera, mentre si godono la luna di miele. Tutto sembra andare liscio senonché, mentre Angela e Fefè si baciano si nota il piede di lei sfiorare quello di un altro uomo. Il film chiaramente non ci fa vedere in che modo si evolverà questo flirt ma ci lascia immaginare che Ferdinando possa trovarsi presto intrappolato nello stesso gioco che lui stesso aveva fatto subire alla ex moglie. Come si dice: chi la fa l’aspetti!

4. Il cast e i doppiatori di Divorzio all’italiana
Il film è entrato nella storia del cinema anche grazie alle favolose performance degli attori protagonisti, primo fra tutti Marcello Mastroianni, perfetto nei panni dell’abilmente cinico ed ironico Ferdinando. Non sono da meno Daniela Rocca nei panni della moglie Rosalia e Stefania Sandrelli, qui in una delle sue prime apparizioni, che incarna perfettamente la spensieratezza e la seduzione della gioventù. Sia la Rocca che la Sandrelli vengono doppiate da Rita Savagnone. Oltre agli interpreti principali fanno parte del cast del film anche Lando Buzzanca, che interpreta Rosario Mulé, Leopoldo Trieste nel ruolo di Carmelo Patanè, Odoardo Spadaro nei panni di don Gaetano Cefalù, Saro Arcidiacono veste i panni del dottor Talamone. Abbiamo poi Angela Cardile, volto di Agnese Cefalù, Margherita Girelli nel ruolo di Sisina, Pietro Tordi nei panni dell’avvocato De Marzi, Ugo Torrente in quelli di don Calogero, accompagnato da Laura Tomiselli che interpreta la moglie di Calogero, Fifidda. Completano il cast del film: Bianca Castagnetta nei panni di donna Matilde Cefalù, Renzo Marignano in quelli di un politico del PCI, Antonio Acqua interpreta il parroco, Francesco Nicastro è don Ciccio Matara, Edy Nogara interpreta Immacolata Patanè (la moglie di Carmelo) mentre Bruno Bertocci è Tonino Gambacurta, Renato Pinciroli ricopre il ruolo di un conoscente del circolo, mentre Pietro Fumelli interpreta il giudice dei due processi.

5. Le vicissitudini di Daniela Rocca e di Pietro Germi durante e dopo le riprese del film
Tra le curiosità inerenti Divorzio all’italiana rientrano le sfide personali affrontate da Daniela Rocca, che nel film interpreta Rosalia. L’attrice infatti, nonostante l’incredibile successo ottenuto grazie al film, dovette fronteggiare diverse beghe personali dal punto di vista emotivo. Dopo aver iniziato la sua carriera a 16 anni come Miss Catania, si trasferì a Roma, dove fu chiamata per recitare in piccoli ruoli prima di avere successo nel film di Germi. Divorzio all’italiana (dove la vediamo imbruttita grazie a un incredibile make up) le valse addirittura la candidatura ai British Academy Film Awards. Sul set la Rocca aveva instaurato una relazione complicata col regista Pietro Germi, che influì negativamente sulla sua salute mentale, portandola a tentare il suicidio più volte e costringendola successivamente al ricovero in una casa di cura.
Pietro Germi, dal canto suo, per via del freddo a cui si era esposto durante le riprese del film, ebbe una paresi facciale che lo costrinse a stare a riposo per un po’.

6. Dal libro di Giovanni Arpino al film di Pietro Germi: le differenze
Sceneggiato da Ennio De Concini e Alfredo Giannetti, insieme allo stesso Pietro Germi, Divorzio all’italiana prende le mosse dal libro di Giovanni Arpino, uscito nel 1960 e arrivato secondo nella finale del Premio Strega 1961. Ci sono delle sostanziali differenze tra il film e il libro. Quest’ultimo infatti è ambientato nella Campania degli anni ’20, mentre il film di Germi ci porta nella Sicilia degli anni ’60.vIn entrambi i casi a essere messe in scena sono storie di tradimenti, promesse di matrimonio per salvare le apparenze e rapporti sessuali strappati, puntando in ogni caso il dito sull’arretratezza legislativa dell’Italia e in particolar modo sull’articolo 587 del codice penale, che regolava il delitto d’onore. C’è da dire che Un delitto d’onore di Arpino ebbe una vera e propria trasposizione nel 1974 col film a episodi Verginità.

7. Divorzio all’italiana dove è stato girato? Le location del film
Il film è ambientato nel paesino di Agramonte, che nella realtà si trova nel comune siciliano di Ispica, in provincia di Ragusa. È possibile riconoscere, tra i luoghi usati come set del film, la chiesa di San Bartolomeo, sita alle spalle della piazza principale di Ispica, oltre al bar di Via Foscolo e al corso Umberto I. Tra le location troviamo anche la basilica della Santissima Annunziata, in via Dante, e il cimitero di Ispica. Le riprese del film sono state effettuate anche nei paesi limitrofi della provincia, principalmente tra Modica e Ragusa, che con le loro strade pittoresche e l’architettura barocca hanno regalato al film un’ambientazione perfetta.

8. Divorzio all’italiana e la musica di Carlo Rustichelli
La colonna sonora firmata da Carlo Rustichelli (1916 – 2004) è un elemento chiave del film. Diplomato in pianoforte e composizione, Rustichelli annovera tra le opere più famose proprio quelle composte per Pietro Germi, che incontra nel 1947 grazie al produttore Luigi Rovere. Le melodie di Divorzio all’italiana spaziano dal drammatico al leggero, accompagnano le vicende con perfetta sintonia. Tra le sue composizioni vanno menzionate anche quelle fatte in collaborazione con registi del calibro di Bertolucci, Pasolini, Monicelli e Risi.

9. Marcello Mastroianni non doveva essere nel cast di Divorzio all’italiana
Inizialmente Pietro Germi aveva in mente altri volti come protagonisti di Divorzio all’italiana: Alberto Sordi e Giulietta Masina. Tuttavia l’attore romano rifiutò e lo stesso fece la Masina. Fu il produttore Franco Cristaldi, allora, a proporre Marcello Mastroianni. Nonostante l’iniziale titubanza del regista, determinata dal fatto di non conoscere personalmente l’attore, il regista entrò immediatamente in sintonia con lui dopo averlo incontrato, su suggerimento del produttore Cristaldi.

10. Capriccio all’italiana
Come si vede anche nei documenti dell’Archivio Cristaldi presso la Cineteca di Bologna, il titolo originale del film doveva essere Capriccio all’italiana, successivamente modificato.

11. Divorzio all’italiana: alcune curiosità su durata del film e divieti di visione, ma anche sulla regia di Germi!
Prodotto dalle case di produzione Galatea Film, Lux Film e Vides Cinematografica il film ha una durata complessiva di 105 minuti e quando uscì la sua visione era vietata ai minori di 16 anni. Inoltre, Germi portò innovazioni significative, come l’uso della voce narrante per esprimere i pensieri di Ferdinando, aggiungendo un livello di profondità psicologica e umorismo sofisticato al film.

12. La citazione a La dolce vita
Durante il film Rosalia e il suo amante, Carmelo Patanè, si danno appuntamento al cinema per andare a vedere La dolce vita. Nella locandina del film di Fellini che vediamo all’interno di Divorzio all’italiana non appare il nome di Mastroianni, come è ovvio che sia.

13. Divorzio all’italiana: premi e riconoscimenti
Divorzio all’italiana fu accolto con grande entusiasmo dalla critica internazionale e ricevette numerosi premi e candidature. Oltre ad accaparrarsi l’Oscar nel 1963 per la Miglior sceneggiatura originale, merito del brillante lavoro di Pietro Germi, Ennio De Concini e Alfredo Giannetti, il film ottenne anche candidature agli Oscar per la Miglior regia e per il Miglior attore protagonista. Nello stesso anno Divorzio all’italiana ricevette il Golden Globe come Miglior film straniero, mentre Marcello Mastroianni ricevette il riconoscimento come Miglior attore in una commedia. Anche i BAFTA Awards del 1963 celebrarono il film, assegnando a Mastroianni il premio come Miglior attore straniero. Inoltre, il film ottenne una candidatura come Miglior film straniero e Daniela Rocca fu nominata per la categoria di Miglior attrice straniera, un segno del forte impatto della sua interpretazione. In Italia, nel 1962, la pellicola fu fregiata del Nastro d’argento per il Miglior soggetto originale e per la Migliore sceneggiatura, premi condivisi da Germi, Giannetti e De Concini. Marcello Mastroianni ricevette anche il Nastro d’argento come Miglior attore protagonista. Il film ricevette inoltre candidature per il miglior regista, il miglior produttore (Franco Cristaldi) e la migliore scenografia (Carlo Egidi). Il Globo d’oro del 1962 premiò Divorzio all’italiana come Miglior film, riconoscendo il valore del lavoro di Pietro Germi e Franco Cristaldi.
Infine, al Festival di Cannes del 1962, il film ottenne il prestigioso Prix de la meilleure comédie, con Germi in prima linea. Fu anche candidato alla Palma d’oro, confermando l’eco internazionale di questo capolavoro del cinema italiano.

14. Divorzio all’italiana e la gaffe di Bette Davis agli Oscar 1963
In merito alla vittoria agli Oscar di Divorzio all’italiana vale la pena ricordare una simpatica gaffe fatta da Bette Davis sul palco durante la cerimonia di premiazione. L’attrice si trovò a premiare la sceneggiatura del film italiano e quindi a dover citare i nomi di Ennio De Concini, Pietro Germi e Alfredo Giannetti, che però le parvero impronunciabili. Dopo aver tentato per diverse volte, invano, alla fine si arrese, dicendo che i vincitori erano “Quei tre difficili nomi italiani, per Divorzio all’Italiana“.


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