Il matrimonio di Maria Braun

Il matrimonio di Maria Braun

1979 ‧ Romantico/Guerra ‧ 2 ore

Il matrimonio di Maria Braun diretto da Rainer Werner Fassbinder, è un film costruito su un impianto estremamente controllato, dove ogni scelta formale contribuisce a trasformare la parabola individuale di Maria in una metafora della Germania del dopoguerra, a partire dalla messa in scena che privilegia composizioni statiche e rigorose, spesso organizzate in profondità di campo con personaggi incorniciati da porte, vetri e specchi, elementi che non solo segmentano lo spazio ma suggeriscono visivamente la distanza emotiva e la frammentazione identitaria della protagonista. Il lavoro sul colore e sulla fotografia utilizza toni caldi, ma artificiali che accompagnano l’ascesa sociale di Maria rendendola però visivamente “costruita”, quasi artefatta, in linea con il tema della ricostruzione economica tedesca come operazione più opportunistica che autentica. Il montaggio è ellittico e selettivo, evita la continuità classica e lascia fuori campo momenti chiave per concentrare l’attenzione sugli effetti piuttosto che sulle cause, creando una narrazione che procede per salti temporali e che affida allo spettatore il compito di colmare i vuoti. Il sonoro svolge una funzione cruciale nel legare microstoria e macrostoria, con l’uso strategico di trasmissioni radiofoniche e riferimenti acustici al contesto politico che scorrono spesso in secondo piano ma incidono profondamente sul senso complessivo del racconto. La direzione degli attori, in particolare quella di Hanna Schygulla, è improntata a una recitazione trattenuta, quasi anti-psicologica, che evita l’esplosione emotiva per costruire un personaggio definito più dai gesti e dalle pause che dalle parole, coerentemente con l’estetica brechtiana che Fassbinder rielabora per mantenere una distanza critica nello spettatore, impedendo un’identificazione totale. Anche il ritmo narrativo riflette questa impostazione, alternando momenti di apparente immobilità a improvvise accelerazioni che segnano passaggi cruciali nella traiettoria sociale della protagonista, fino a un finale che, sul piano strutturale, funziona come chiusura circolare e detonazione simbolica, in cui l’intreccio tra privato e storico si risolve in un gesto che sintetizza l’intero discorso del film, confermando come l’opera non sia solo un melodramma ma un dispositivo analitico complesso, costruito per interrogare criticamente i miti della rinascita e del successo nella Germania occidentale degli anni cinquanta.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Nel 1943, all’indomani del frettoloso matrimonio, Maria viene forzatamente lasciata dallo sposo Hermann Braun che, partito per il fronte orientale, viene detto morto da un reduce conoscente della famiglia di lei. Maria, come tutte le donne tedesche nelle sue condizioni, per mantenere se stessa e i familiari, fa del mercato nero e lavora come entraineuse in un locale frequentato dai soldati americani. Fatta amicizia con il solido negro Bill, la presunta vedova ne ottiene un figlio che, però, non supera i travagli del parto. Hermann, non morto in Russia ma solamente disperso, ricompare in tempo per trovare la moglie tra le braccia dell’americano che viene ucciso forse incidentalmente dall’amante nel corso del concitato scontro con il reduce. Hermann, deciso a coprire le responsabilità della moglie, si attribuisce il delitto e finisce in carcere per un lungo periodo di detenzione punitiva. Maria, allora, si lega in affari e in amore con Oswald, un ricco industriale che fa fortuna grazie all’intraprendenza della donna. Maria, comunque, non inganna né il marito né l’amante ai quali denuncia la situazione. Liberato, Hermann emigra in Canada sino a che Oswald, ammalato di malattia inguaribile, muore lasciando le sue ricchezze ad ambedue, fedele al patto fatto in carcere con il rivale, patto tenuto nascosto alla donna. Dopo la lettura dell’inatteso testamento, la casa dei Braun salta per aria a causa di una disattenzione di Maria ormai segnata dalla lunga serie di traversie materiali e spirituali.


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne una nomination ai David di Donatello del 1980, vincendo:

  • Miglior attrice straniera a Hanna Schygulla

Curiosità – fonte: varie

1 – La metafora della Germania.
Il cognome “Braun” è estremamente comune in Germania (come Rossi o Bianchi in Italia), a indicare che la storia di Maria rappresenta quella dell’intera nazione nel miracolo economico.

2 – Il finale scioccante.
La casa salta in aria per una disattenzione di Maria con il gas, simboleggiando la fine di un’era e forse la bruciante conclusione della Germania del dopoguerra.

3 – Il regista nel film.
Rainer Werner Fassbinder appare brevemente nel ruolo del trafficante del mercato nero che vende a Maria un libro di Heinrich von Kleist.

4 – Montaggio “nascosto”.
Fassbinder ha curato personalmente il montaggio del film utilizzando lo pseudonimo di Franz Walsch.

5 – Hanna Schygulla.
Il film segna il grande ritorno dell’attrice feticcio di Fassbinder, che offre una delle sue interpretazioni più celebri, bilanciando passione e freddezza.

6 – Un’opera travolgente.
Nonostante la giovane età, Fassbinder realizzò il film in un periodo di estrema iperattività, dirigendo 24 lungometraggi tra il 1969 e il 1982.


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