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IlPadrino

Il padrino

1972 ‧ Giallo ‧ 2h 58m

Il Padrino nasce come progetto di una grande casa di produzione cinematografica, basato sul bestseller di Mario Puzo che conduceva una vera e propria indagine sul mondo della mafia italo-americana e pertanto scomodo per certi aspetti, ma affascinante per altri. Venne affidato ad un giovane regista, produttore e sceneggiatore di nome Francis Ford Coppola, che si rivela un osso duro per la Paramount, intavolando da subito una battaglia incentrata sulla personalizzazione dell’idea, imponendo figure indesiderate come Marlon Brando, Nino Rota ed un giovanissimo Al Pacino. E grazie alle sue visionarie imposizioni realizza una delle pellicole più amate degli ultimi 50 anni: la sua capacità di unire lo sperimentalismo cinematografico più avanguardista e selvaggio ad un amore viscerale e granitico per il classico dramma shakespeariano è stata la chiave che ha reso affascinante ogni inquadratura, facendo perdere completamente lo spettatore nel film. Ognuna di esse trascende di netto l’intenzione antropologica della “storia” per farsi istantaneamente cinema, punto limite dell’immagine-azione e perfetta orchestra di sequenze singole entrate ormai nell’immaginario collettivo (il ricevimento iniziale, l’assassinio di Sollozzo, il battesimo finale in montaggio alternato, ecc.) o di frasi fulminanti entrate direttamente nel linguaggio comune. E con questa formula otteniamo il dettaglio e la sovrabbondanza scenografica di Dean Tavoularis, la luce e le tenebre di Gordon Willis, la nenia e le tarantelle di Nino Rota, i fazzoletti nelle guance di Brando e la malinconia giovanile di Pacino, e ancora la pulsione di morte e la codardia, la Famiglia e la Successione, i rituali e i materassi, il codice etico e la barbarie, il sangue e i baci sulle guance, le teste di cavallo mozzate e la ricetta delle polpette al sugo. Insomma, Coppola intasa l’occhio del suo spettatore elevando a potenza simboli e metafore, ma distilla tutto nella singola e struggente scelta di un figlio che per amore del padre si danna l’anima deviando il suo destino. E’ stato dunque, capace di trasformare in epico spettacolo industrial-hollywoodiano i contrasti che da sempre tormentano l’animo umano: l’ombra di un Padre infinitamente alto e malvagio specchiata nella fragilità di un Figlio che diventa fantasma umanissimo e spietato per inseguirne la grandezza. Dietro il gangster movie della Famiglia Corleone si cela un poderoso ragionamento “inconsapevole” sulle nostre istituzioni occidentali e sul capitalismo come patto economico-sociale che abbiamo deciso di stipulare, sfruttando il terreno vergine del sogno americano – geniale la frase “leave the gun, take the cannoli”, dopo un omicidio, in campo lungo e con la Statua della Libertà ad assistere immobile in profondità di campo. Coppola non si accontenta di ciò, ed irrompe nella storia con il paesaggio epico di una Sicilia che ha dato i natali alla mafia ed ai suoi spietati codici centenari, quasi a sancire quel pathos senza tempo che accompagna la Famiglia Corleone. Coppola ci fa amare queste persone, ci fa essere avidi di sapere cosa accade nelle loro vite, ci rende partecipi dei loro fallimenti e delle loro vittorie. La grandezza del Padrino è proprio questa: una tensione emotica incommensurabile che si instaura tra i personaggi sullo schermo e lo spettatore che ne segue le vicende, quasi ipnotizzato dall’evolversi della vicenda e impossibilitato ad emettere giudizi morali. Occupa il secondo posto nella classifica dei 100 migliori film di sempre per l’AFI.


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Il Padrino è un film drammatico del 1972 diretto da Francis Ford Coppola, con Marlon BrandoJames CaanDiane KeatonRobert Duvall e Al Pacino.
Ambientato nella New York del 1945, racconta la storia dei Corleone, la più potente famiglia italo-americana mafiosa della città. Prostituzione, racket, gioco d’azzardo sono le attività in cui è specializzata e il patriarca Don Vito (Marlon Brando) ha stabilito negli anni un potere fondato sulla violenza ma soprattutto sui debiti: elargendo favori in cambio di fedeltà e riconoscenza, ha amicizie importanti tra personaggi di spicco della società newyorkese. Si avvale del contributo dei suoi figli: l’iracondo Santino detto “Sonny” (James Caan), l’ingenuo Fredo (John Cazale), e il figliastro Tom Hagen (Robert Duvall), avvocato di spicco e braccio destro del padre tra i consiglieri per gli affari illegali.
Dopo il fastoso matrimonio della figlia Connie (Talia Shire), Don Vito riceve il trafficante di droga Sollozzo (Al Lettieri), ma nega la propria protezione e il supporto economico per un nuovo traffico di stupefacenti; questo rifiuto scatena una guerra feroce tra le famiglie mafiose, fatta di vendette, ritorsioni e attentati per affermare la supremazia sulla città.
Lo stesso Don Vito rimane ferito in un attacco; il figlio Micheal (Al Pacino), decorato della seconda guerra mondiale e fino ad allora estraneo alle attività criminali della famiglia, decide di vendicare l’attentato insieme al fratello Sonny, al comando dei Corleone in assenza del padre, e subito dopo scappa in Sicilia per non essere arrestato. Sonny viene ucciso in un’imboscata, e Don Vito, colpito da questo avvenimento, si riunisce con le famiglie per stipulare una tregua, offrendo il benestare sul traffico di droga e ottenendo l’incolumità per Micheal, che può tornare a New York per assumere il comando e diventare il nuovo “padrino”.


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne ben otto candidature ai Premi Oscar del 1973, portandosi a casa tre statuette:

Miglior film
Miglior attore a Marlon Brando
Miglior sceneggiatura non originale a Mario PuzoFrancis Ford Coppola.

Le altre nomination furono:

Nomination Miglior regia a Francis Ford Coppola
Nomination Miglior attore non protagonista a James CaanRobert DuvallAl Pacino
Nomination Migliori costumi a Anna Hill Johnstone
Nomination Miglior montaggio a William Reynolds (II)Peter Zinner
Nomination Miglior suono a Bud GrenzbachRichard PortmanChristopher Newman

Curiosità – fonte: metismagazine.com

1 – IL GATTO SCRITTURATO.
La scena iniziale con Don Vito che riceve (come tradizione siciliana doc vuole) il giorno dello sposalizio di sua figlia, il signor Bonasera nella stanza in penombra, è caratterizzata da un tenero micio che egli si accinge a coccolare sulle sue gambe. La scena originale, però, non prevedeva la presenza di alcun gatto. C’è chi racconta che sia stato Coppola ad imbattersi casualmente in questo gatto randagio e di essersene innamorato, tanto da introdurlo nella scena iniziale. Altri, invece, affermano che sia stato lo stesso Marlon Brando ad avere l’imprinting con l’animale. Certo è che il gatto più famoso di sempre, creò non pochi problemi. Si, perché, dopo aver girato la fatidica scena, Marlon Brando dovette doppiare se stesso a causa dei versetti da ‘’fusa’’ del gatto che avevano coperto l’audio, rovinando l’intera scena.

2 – LA LEGGENDA DEL COTONE.
Spesso, quando si vuol imitare Don Vito Corleone, ci si infila in bocca un po’ di cotone, perché, la leggenda vuole che, l’attore, solamente 16 anni più vecchio degli altri colleghi che avrebbero, poi, interpretato i suoi figli,  per invecchiarsi abbia fatto uso di cotone. In realtà, non andò esattamente così. Marlon Brando utilizzò il cotone solamente durante i provini. Per la ripresa di tutto il film, gli venne costruito da un dentista un apparecchio che modificò i tratti della sua mascella.

3 – L’OSCAR RIFIUTATO.
Quando Coppola scelse per il suo film Marlon Brando, conosceva bene la fama dell’attore. Si diceva avesse, spesso, colpi di testa e da ”prima donna”, che si presentasse alle riprese in ritardo e che entrasse facilmente in conflitto con colleghi e registi. Nonostante ciò, Coppola lo volle per il suo film, affermando che, soltanto Brando potesse caratterizzare il personaggio di Don Vito. Filò tutto liscio fino a quando il grande attore, alla quarantacinquesima notte degli Oscar tenuta il  27 marzo del 1973, vinse quello che è il maggior riconoscimento cinematografico di sempre. A stupire tutti, è il suo rifiuto. Rifiutò l’Oscar come miglior attore protagonista ne ‘’il Padrino’’ , per protesta contro i trattamenti riservati ai nativi americani. Con questo gesto volle denunciare il razzismo nell’industria cinematografica. In quegli anni i nativi americani erano arruolati esclusivamente come comparse. I ruoli principali nei western venivano affidati ai bianchi. Non erano solo ignorati, erano soprattutto non rispettati. Così, Brando inviò al suo posto una giovane apache che ne denunciò il fenomeno.

4 – LE ARANCE DEL MALAUGURIO.
Molti fan della trilogia avranno sicuramente notato l’importanza delle arance presenti in numerose scene. Tale importanza è data dal fatto che, ogni volta che sulla scena è presente un’arancia, qualcuno muore. Il frutto tipicamente proveniente dalla Sicilia è caratterizzato da un succo che ricorda, in qualche modo, il colore del sangue. Questo, potremmo definirlo, il fil rouge della trilogia, utilizzato, poi, in altri film che appositamente vogliono far un esplicito richiamo al Padrino.

5 – SOFIA COPPOLA GUEST STAR ONNIPRESENTE.
Sofia Coppola, figlia del regista, la ricorderemo sicuramente per l’interpretazione ne ‘’Il Padrino parte III’’ di Mary Corleone. In realtà, di tutti i personaggi di secondo piano  presenti nella trilogia, è l’unica a comparire in tutte e tre le pellicole. La prima volta appare ne ”Il Padrino” appena nata, nel ruolo del neonato Michael Francis Rizzi, figlio di Connie, il giorno del famigerato battesimo regolatore di conti. La seconda volta appare ne ‘’Il Padrino parte II’’ nella parte di un’immigrata a bordo della  nave che porterà il giovane Vito Andolini da Corleone a New York. Nell’ultima pellicola la ritroviamo ormai ventenne, in un ruolo di rilievo.

6 – LA MAFIA INNOMINATA.
Pur essendo un film che racconta la vita e le gesta dei personaggi della famiglia Corleone e del loro coinvolgimento con la malavita, la parola mafia non viene mai pronunciata. C’è chi cercò di boicottare la pellicola proprio per evitare di accrescere l’ostilità verso gli italo-americani considerati mafiosi. Si giunse ad un accordo con il produttore Albert Ruddy. La parola con la M non sarebbe mai stata pronunciata.

7 – LA TESTA DEL CAVALLO.
La scena in cui il noto produttore Woltz si risveglia nel suo costosissimo letto, con la testa decapitata dello stallone Kartoum, suscitò l’indignazione degli animalisti. Coppola spiegò, successivamente, che aveva provato a girare la scena con una testa di cavallo di plastica ma che il risultato fosse stato davvero pessimo. Allora, fu richiesto ad un mattatoio di inviare sul set, la testa di un cavallo ormai abbattuto. La scena fu cosi cruenta che lo stesso attore, John Marley, dichiarò che la sua espressione di terrore era reale. In più, nella scena vi è un errore. Lo stallone che Woltz mostra, inizialmente, a Tom Hegel, ha una macchia bianca al centro della testa. Questa macchia caratteristica non è presente sulla testa dello stallone decapitato, sintomatico del fatto che si trattava di tutt’altro cavallo.

8 – LUCA BRASI.
Il personaggio di Luca Brasi, interpretato da Lenny Montana, appare all’inizio del film, nell’intento di presentarsi da Don Vito per ringraziarlo dell’invito al matrimonio della figlia Connie. Nella scena originale, il personaggio non avrebbe dovuto ripetere ossessivamente ”il discorso di ringraziamento”, preso dall’ansia di esser ricevuto dal Padrino. Questo dettaglio fu casuale e dettato proprio dalla reale ansia che l’attore aveva di dover entrare in scena e recitare dinanzi al grandissimo Marlon Brando. Questa cosa piacque tantissimo a Coppola che la introdusse nella scena iniziale.

9 – APOLLONIA.
La parte di Apollonia Vitelli, primo grande amore di Michael Corleone, conosciuta durante il suo esilio in Sicilia, venne interpretata dalla appena diciassettenne Simonetta Stefanetti. Inizialmente, per la parte venne selezionata l’attrice italiana Stefania Sandrelli che, infine, non si mostrò interessata e rifiutò. Se ne sarà pentita?

10 – AL PACINO,  GIOVANE SCONOSCIUTO.
Non molto tempo fa, Al Pacino dichiarò che il ruolo di Michael Corleone, fu quello più difficile da interpretare di tutta la sua carriera. “Rischiai di essere licenziato sul set del Padrino. Non erano convinti che fossi l’uomo adatto per il ruolo di Michael Corleone”.  Andò esattamente cosi, soltanto Coppola si battè per averlo nel suo film per la parte di Michael. L’attore aveva alle spalle l’esperienza di un’unica pellicola. Era semi-sconosciuto. Inoltre, numerose furono le divergenze di visione dell’attore con la produzione (la Warner Bros). ” Non sono mai riuscito a vedere il ruolo di Michael come quello di un gangster” – confessa oggi Al Pacino – “ho sempre pensato che la forza del suo personaggio fosse la sua enigmaticità”. Non la pensavano allo stesso modo i produttori del film: a salvargli la pelle fu l’ostinazione di Coppola, “l’unico a volermi nella parte”.

11 – IL PADRINO PARTE II, UN SEQUEL UNICO.
Il Padrino-Parte II è stato il primo sequel nella storia del cinema a vincere l’Oscar per il miglior film. In più, gli unici attori ad aver vinto un Oscar per aver interpretato lo stesso personaggio (Don Vito Corleone) furono Marlon Brando e Robert De Niro.



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