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Philadelphia

1993 ‧ Drammatico/Dramma legale ‧ 2h 6m

Tra la fine degli anni ’80 e quella degli anni ’90 molte furono le azioni discriminatorie intentate nei confronti di malati di AIDS, specie negli ambienti lavorativi. Fu proprio in quegli anni che la malattia raggiunse il culmine, ma non lo fece solo da un punto di vista di diffusione epidemica, ma lo fu soprattutto dal punto di vista mediatico. Sebbene gli vennero mosse non poche critiche per l’uscita tardiva rispetto al fenomeno mosso da questa piaga ed anche rispetto alla concorrenza, Philadelphia dipinse comunque il più prezioso dei capolavori d’arte contemporanea proprio sul tema della discriminazione nel mondo del lavoro, verso un giovane ed avvenente avvocato, la cui unica colpa fu quella di aver contratto il virus dell’HIV. Andrew Beckett, il cui volto è di Tom Hanks che per la sua straordinaria interpretazione venne premiato con l’Oscar come miglior attore, è un giovane e brillante avvocato, vanto di un grosso studio legale di Philadelphia, che viene licenziato per presunta incapacità subito dopo aver combattuto e vinto un’importante causa. Sono i segni che porta sul viso a spegnere la sua carriera, i segni inconfondibili di quella letale malattia, detta degli omosessuali, che hanno portato i suoi capi ad allontanarlo dallo studio. Andrew non accetta che la sua carriera venga stroncata in questo modo e trascina i suoi ex datori di lavoro in tribunale, dopo aver a fatica, trovato un collega, Joe Miller (interpretato da Denzel Washington) disposto a difenderlo. Sulle note della canzone premio Oscar “Streets of Philadelphia”, a firma del grande Bruce Springsteen, si affollano gli eventi della vita di Andrew, del suo legale ed amico Joe e del suo compagno nella vita Miguel Alvarez (interpretato da un giovanissimo Antonio Banderas), guidati dalla mano esperta di un grande regista come Jonathan Demme: bravo ad evitare i rischi della retorica troppo spesso radicata nel cosiddetto cinema politically correct americano, grazie anche ad una non banale caratterizzazione dei personaggi. Emblematica è in questo caso la figura di Miller, avvocato di colore che non è certamente aperto mentalmente verso l’universo omosessuale, ma che è pronto a tutto pur di battersi contro l’ingiustizia che ritiene sia stata commessa verso Andrew, e che permette alla maggior parte del pubblico di identificarsi con lui nella progressiva scoperta e accettazione del “diverso”. Una storia contro i pregiudizi che vive di passaggi sofferti, emotivamente difficili e toccanti, sorretti da sequenze di rara potenza visiva rese possibili dalla maestosa bravura del cast: su tutte il commovente “delirio” di Andrew mentre ascolta Maria Callas. La componente processuale, che dalla parte centrale in poi domina la narrazione, è salda e rocciosa e permette di offrire spunti di riflessione non banali sul reale significato di giustizia, troppo spesso sacrificato e calpestato da preconcetti e interessi economici. Il tormento degli interpreti e l’angoscia che sempre di più si alimenta, esplodono in una sensazione di libertà assoluta alla lettura del verdetto. Un vero e proprio capolavoro che trionfò nella notte degli Oscar del 1994.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Andrew Beckett (Tom Hanks) è un brillante e giovane avvocato che lavora in uno studio legale tra i più prestigiosi della città di Philadelphia. Andy è lanciato verso una fulgida carriera, è stimato dai soci dello studio legale dove è impiegato, vive una vita privata molto felice, è in sintonia con la sua famiglia e convive da anni con Miguel (Antonio Banderas).
Durante una riunione, la sera dopo una vittoria in tribunale, i colleghi parlano di affidare a Beckett un’importante causa. Mentre stanno discutendo, uno di loro vede sul viso di Andrew delle macchie che gli ricordano un caso a cui ha lavorato tempo prima. I segni sul volto dell’avvocato indicano la presenza di un tumore della pelle di cui si ammalano le persone affette da AIDS.
Nonostante la malattia progredisca, Andy continua a lavorare con impegno all’importante causa che gli è stata affidata, ma le lesioni aumentano e i soci non sono in grado di mascherare i loro pregiudizi e lo licenziano, adducendo una motivazione di mancanza di professionalità.
Andrew decide di far valere i suoi diritti e fa causa allo studio per discriminazione, ma si scontra con l’ipocrisia della gente. Dopo tanti tentativi, finalmente riesce a trovare un alleato nella sua battaglia, Joe Miller (Denzel Washington), un avvocato di dubbia fama che accetta di patrocinare la sua causa, sebbene all’inizio molto reticente. Così Andy e Joe vivranno insieme una lotta contro i pregiudizi di un’intera casta professionale.


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne quattro candidature ai Premi Oscar del 1994, portandosi a casa due statuette:

Miglior attore a Tom Hanks
Miglior canzone a Bruce Springsteen, Neil Young

Le altre nomination furono:
Nomination Miglior sceneggiatura originale a Ron Nyswaner
Nomination Miglior trucco a Carl Fullerton, Alan D’Angerio


Curiosità – fonte: www.cinefilos.it

1 – Un film per chi non è affetto dalla malattia.
Il regista Jonathan Demme voleva che il film venisse visto da persone che non avessero familiarità con l’AIDS. Sentiva, inoltre, che Bruce Springsteen avrebbe portato alla visione del film un pubblico che normalmente non lo avrebbe visto, grazie alla sua canzone, inclusa nel film, The Streets of Philadelphia.

2 – La scena della danza è stata ripresa con musica vera in sottofondo.
Demme ha deciso di registrare la scena dell’opera dal vivo, in modo che Hanks potesse ottenere una performance migliore con la musica. Ciò si è dimostrato estremamente complicato nel montaggio, poiché la musica, di solito, viene aggiunta in post-produzione.

3 – Nel film ci sono malati veri.
Sembra che per Philadelphia siano stati scritturati dei malati veri di AIDS che hanno partecipato alla realizzazione del film. Tuttavia, la maggior parte di loro era in stato terminale, tanto che diversi morirono pochi mesi dopo il termine delle riprese.

4 – Per il suo ruolo, Tom Hanks è dimagrito molto.
Tom Hanks ha dovuto perdere quasi tredici chili per apparire opportunamente scarno per le scene da realizzare in aula di tribunale. Al contrario, a Denzel Washington è stato chiesto di guadagnare qualche chilo..

5 – In origine, Demme voleva ingaggiare un attore comico nel ruolo di Joe Miller.
Scritturare un attore comico sarebbe stato un buon controbilanciamento per Tom Hanks, che era già stato scelto. Demme aveva preso in considerazione Bill Murray e Robin Williams, ma quando Denzel Washington mostrò interesse per il ruolo, decise di ingaggiare lui.

6 – Demme voleva un altro attore come protagonista.
Inizialmente, Jonathan Demme voleva che fosse Daniel Day-Lewis ad interpretare il ruolo da protagonista, ovvero Andrew Beckett. Tuttavia, l’attore rifiutò l’offerta per poter recitare in Nel nome del padre (1993).

7 – Un film con frasi da non dimenticare.
Un lungometraggio come Philadelphia non poteva non essere generatore di frasi iconiche ed indimenticabili. Ecco qualche esempio:

  • “Fu in quel dolore che a me venne l’amore, una voce piena d’armonia dice: vivi ancora, io sono la vita… le lacrime tue io le raccolgo. Sto sul tuo cammino e ti sorreggo. Sorridi e spera, io sono l’amore.” – Andrew Beckett
  • “Cosa sono mille avvocati incatenati al fondo dell’oceano? Un buon inizio… ” – Andrew Beckett
  • “Questa è l’essenza della discriminazione: il formulare opinioni sugli altri non basate sui loro meriti individuali, quanto alla loro appartenenza ad un gruppo con presunte caratteristiche.” – Joe Miller
  • “Aver fede significa credere in qualcosa che non siamo in grado di provare.” – Andrew Beckett

8 – La canzone di Bruce Springsteen ha vinto diversi premi.
Arrivando al 2018, Street of Philadelphia di Springsteen è il secondo brano ad aver vinto i tre primi premi principali – Oscar, Golden Globe e Grammy -, dietro a Let the River Run di Carly Simon per Una donna in carriera (1988).

9 – La colonna sonora è composta da molti brani diversi.
La colonna sonora di Philadelphia è stata composta da Howard Shore e ad essa si sono affiancati i brani di SpringsteenNeil Young.



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