Ultimo Tango a Parigi

Ultimo Tango a Parigi

1972 ‧ Romantico/Dramma/Erotico ‧ 2h 9m

Il cinema moderno di rado vede delle pellicole subire tagli o repressioni da parte della censura, e quando accade in genere, dopo poche settimane, lo si porta sul grande schermo. Questo fa pensare ad una mossa pubblicitaria che usa la censura come elemento promozionale, in quanto genera un inevitabile clamore attorno al film. Vittima della censura fu, nel 1972, il capolavoro intimistico e ribelle, straordinario e maledetto di Bernardo Bertolucci, Ultimo Tango a Parigi, ma qui di azione pubblicitaria c’è ben poco. La censura ordinò un taglio di 8 secondi della prima sequenza del rapporto tra Marlon Brando e Maria Schneider, ma Bertolucci si rifiutò. Così il film venne ritirato dalle sale di tutto il territorio nazionale, quando già deteneva il maggior incasso della storia del nostro cinema e la pellicola venne portata in tribunale, dove una sentenza condannò al carcere autori, produttori e regista e nel 1976 ne venne ordinata la distruzione di ogni copia del negativo. E’ una pagina oscura della nostra storia cinematografica che ai giorni nostri non avrebbe avuto alcun senso, sia perchè risulterebbe incredibile come un film intimistico ed a suo modo ribelle, per ideologia e stile cinematografico dell’epoca, possa attrarre un così vasto pubblico, sia perchè l’idea di cosa possa o non possa scandalizzare è notevolmente mutata rispetto a 50 anni fa. Ultimo Tango a Parigi deve essere onorato nel modo giusto, deve essere visto come un’opera nata dalla creatività e sensibilità unica di un grande artista come Bertolucci, che si mescola con l’abilità visiva di Vittorio Storaro e della recitazione carismatica ed intensa di Marlon Brando. E’ un film claustrofobico per certi versi, che parla di solitudine, disperazione, dolore, dove il sesso è il vero protagonista del film, in quanto si trasforma in una seconda opportunità di vita: Paul (Marlon Brando) e Jeanne (Maria Schneider) vivono questa storia passionale, misteriosa e segreta fra le pareti di un appartamento vuoto, da cui tengono fuori gli orrori della quotidianità. Il film si apre con una meravigliosa ripresa a dolly che dal ponte della metropolitana ci porta giù per le strade di Parigi inquadrando dapprima la figura intera di Paul per poi concentrarsi sul suo primo piano, a far sentire tutta la sua disperazione allo spettatore. Ultimo Tango a Parigi è paragonabile ad una valvola di sfogo che vede esplodere tutte le emozioni sopite: dolore, morte, disperazione, amore. Il ritorno agli istinti sessuali, oserei definirli primordiali, dei protagonisti non è che una disperata ricerca di nuovi sogni capaci di fare breccia in questo universo così maledettamente segnato dall’infelicità. Ma il cinema di Bertolucci è anche altro, è romantico è politico, ma non di quelli che caratterizzarono i primi anni di piombo, ovvero denuncia sociale, lotte, scontri ideologici, ma un cinema intimo ed individuale, antitesi delle tensioni e delle pulsioni proprie dei movimenti giovanili che si vedranno alla fine degli anni ’70.

 

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Ultimo tango a Parigi è un film drammatico ed erotico del 1972 scritto e diretto da Bernardo Bertolucci. Paul (Marlon Brando) è un quarantenne americano che, rimasto vedevo della moglie suicida, decide di trasferirsi a Parigi. Con la moglie Paul gestiva un alberghetto equivoco ma il forte sentimento di malinconia e la consapevolezza di aver perduto la propria giovinezza lo portano a vagabondare senza una meta. Un giorno, mentre si ritrova casualmente a visitare un appartamento vuoto da affittare in un palazzo di Parigi, incontra Jeanne (Maria Schneider), giovane figlia di un colonnello e fidanzata di un giovane regista cinematografo emergente con il quale sta girando un film. Tra i due nasce un passionale rapporto d’amore, nel quale però decidono di comune accordo di ignorare tutto l’uno dell’altro esplorando a fondo le rispettive sessualità. Questo rapporto cambia le vite di entrambi e mentre Jeanne si lascia trasportare da questa relazione fino ad innamorarsi, Paul invece sembra solo essere imprigionato in una sorta di ossessione erotica. Quando la passione lascia spazio alla noia Paul decide di allontanarsi da Jeanne la quale comprende che quel rapporto non ha futuro. Dopo qualche tempo, durante una gara di tango, Paul rincontra Jeanne, i due bevono fino ad ubriacarsi e lui decide di raccontarle tutta la sua vita, proponendole in ultimo di vivere insieme. Sarà la risposta della ragazza a condurre ad un evento tragico…


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne ben due candidature ai Premi Oscar del 1974:
Nomination Miglior regia a Bernardo Bertolucci
Nomination Miglior attore a Marlon Brando


Curiosità – fonte: movieplayer.it

1. Qui dentro non ci sono nomi.
Tutto ebbe inizio con una fantasia erotica di Bertolucci, che sognò di fare l’amore con una donna sconosciuta incontrata per strada e con un soggetto, Un giorno e una notte e un giorno e una notte, scritto da Bertolucci in una camera d’albergo la sera della prima de Il conformista al Festival di New York, nell’autunno del 1970. Un uomo e una donna si incontravano per caso, si desideravano, consumavano una passione divorante che li avrebbe portati a una conclusione tragica. La sceneggiatura, scritta con Franco Arcalli, sviluppava questa storia: a Rue Jules Verne, Jeanne, una ragazza borghese figlia di un colonnello e fidanzata, incontra un uomo di mezza età con un matrimonio finito alle spalle e il peso per il suicidio della moglie. Dovrebbero amarsi senza conoscere nulla l’uno dell’altro. “Qui dentro non ci sono nomi“, ma le loro storie finiscono per uscire fuori.

2. L’appartamento.
La storia era ambientata a Milano, ma la città diventò poi Parigi. Rue Jules Verne, settimo piano 120 metri quadri, 4 locali. Paul affitta un appartamento e lo lascia vuoto. I pochi mobili sono accatastati sotto a un telone. Non c’è un letto, non serve. Basta un materasso sul pavimento e una poltrona: deve stare davanti al caminetto, o davanti alla finestra? In questo posto si incontrano otto volte, in tre giorni. Lo lasciano per una sala da ballo, o quando Paul insegue Jeanne fino all’appartamento della madre di lei.

3. Sliding Doors.
Nel ruolo che sarà poi di Marlon Brando, Bertolucci aveva pensato a Jean-Louis Tritignant, Jean-Paul Belmondo e Alain Delon. Il ruolo di Maria Schneider doveva essere di Dominique Sanda. Tritignant lesse lo script, ma non se la sentiva di spogliarsi per il film. La Sanda, invece, era in dolce attesa, e, dopo il rifiuto di Tritignant, declinò l’offerta. Belmondo lesse la sceneggiatura, e definì il film pornografico. Delon lo avrebbe anche fatto, ma voleva essere lui il produttore. Il nome di Marlon Brando venne fuori quasi per caso: volle vedere Il conformista, e, prima di accettare, invitò Bertolucci a Los Angeles, subito dopo la fine delle riprese del film che stava girando, Il padrino

4. La scena del burro che non era in sceneggiatura.
Ultimo tango a Parigi è un film scandaloso e destabilizzante per natura: per la storia, per quello che rappresenta, per alcuni dialoghi, per quello che mostra. Ma la scena che ha fatto discutere di più, che ha scandalizzato, che ancora oggi è quella a cui, immediatamente, viene associato il film (spesso anche riducendolo solo a questa) è la famosa “scena del burro“. È quella in cui Paul sodomizza Jeanne, usando come lubrificante del burro. Si è saputo che quella scena non era nemmeno nel copione. Fu una scelta di Marlon Brando, con la complicità di Bertolucci: non disse niente all’attrice per ottenere una reazione più realistica. Anni dopo Maria Schneider disse che, potendo tornare indietro, si sarebbe rifiutata di girare quella scena. E, nel 2013, Bertolucci stesso ha dichiarato di sentirsi in qualche modo colpevole per quello che aveva fatto alla Schneider.

5. Al rogo.
Il 30 ottobre del 1972 la commissione censura espresse parere sfavorevole alla concessione del nullaosta per la proiezione in pubblico di Ultimo tango a Parigi. Bertolucci si era rifiutato di fare un taglio di 8 secondi e di modificare una frase. Il 5 dicembre il regista accettò e la pellicola ottenne il visto: i tagli saranno fatti solo in Italia, unico paese occidentale, e non saranno mai reintegrati in nessuna versione italiana del film, nemmeno in home video. Il 30 dicembre 1972 il film fu sequestrato per “esasperato pansessualismo fine a se stesso”. Nel febbraio del 1972 il tribunale di Bologna (competente per Porretta Terme, dove si era svolta l’anteprima) assolse il film precedentemente sequestrato per offesa al comune senso del pudore. A cui seguì poi un ulteriore atto di sequestro e una serie di passaggi in vari atti di giudizio fino alla Cassazione che, nel 1976, dispose la distruzione del negativo. Il film venne dunque messo al rogo. Si salvò solo una copia del film conservata in cineteca a Roma. In seguito alle polemiche e alle condanne legate al film, Bernardo Bertolucci fu addirittura privato del diritto al voto e condannato ad alcuni mesi di galera (seppur con la condizionale) per oscenità. Lo stesso Bernardo Bertolucci officiò un simbolico rogo, a Roma, a Campo de’ Fiori, sotto la Statua di Giordano Bruno. Un gruppo di cinefili romani provò a proiettare il film, e arrivò subito la polizia: ma dissero che la copia era di Rainer Werner Fassbinder che, essendo morto, non poteva smentire. Mutato il “comune senso del pudore”, nel 1987 venne proclamata la sentenza di “non oscenità” e il dissequestro definitivo del film. Per capire come cambia il comune senso del pudore: il 21 settembre 1988 il film, con 93,80 metri di tagli fu trasmesso su Canale 5. E oggi torna nelle sale senza alcun divieto.



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