Attrazione fatale

Attrazione fatale

1987 ‧ Thriller/Romantico ‧ 1h 59m

C’è un modo molto preciso in cui Attrazione fatale costruisce la propria tensione: non corre mai davvero, ma pulsa. Come una febbre che sale lentamente, senza che tu te ne accorga subito, fino a quando è già troppo alta per ignorarla. Il film di Adrian Lyne lavora su un equilibrio delicato tra erotismo e minaccia, ma la cosa più interessante è che non li separa mai davvero. L’attrazione iniziale tra Dan Gallagher (un Michael Douglas perfettamente calibrato sul registro dell’uomo comune che si crede padrone delle conseguenze) e Alex Forrest (una Glenn Close magnetica e disturbante) è già contaminata da qualcosa di storto. Non c’è un vero momento di innocenza: anche le scene più “normali” hanno un retrogusto di instabilità, come se la pellicola sapesse già dove andrà a finire. Tecnicamente, Lyne usa la macchina da presa in modo chirurgico. I movimenti sono spesso contenuti, quasi invisibili, ma costruiscono uno spazio psicologico prima ancora che fisico. Gli interni — l’appartamento di Alex, la casa borghese di Dan — diventano estensioni mentali dei personaggi: chiusi, controllati, e poi progressivamente violati. Il montaggio è essenziale, mai esibito: taglia dove deve, senza virtuosismi, lasciando che siano i tempi morti e le pause a generare disagio. La fotografia è uno degli elementi più sottovalutati del film. Le luci morbide e calde delle prime sequenze scivolano gradualmente verso tonalità più fredde e taglienti. Non è un cambiamento brusco: è una deriva. E in questa deriva visiva si riflette la trasformazione di Alex, che non è mai presentata come un’esplosione improvvisa, ma come un lento slittamento fuori asse. La sua instabilità non è “urlata” subito — ed è proprio questo a renderla credibile e inquietante. E poi c’è il suono. I silenzi, soprattutto. Lyne li usa come una trappola: quando il film si quieta, non è mai un sollievo, è una sospensione carica. La colonna sonora entra poco, e quando lo fa non guida lo spettatore — lo accompagna appena, lasciandolo solo dentro la scena. Narrativamente, Attrazione fatale è quasi un meccanismo morale, ma non nel senso più semplice del termine. Non è solo la “punizione” di un tradimento: è piuttosto una riflessione sulla perdita di controllo. Dan crede di poter compartmentalizzare, di poter chiudere Alex in un fine settimana. Ma il film smonta questa illusione pezzo per pezzo, mostrando quanto sia fragile la separazione tra vita privata e conseguenze emotive. Glenn Close, in questo, fa qualcosa di notevole: evita la caricatura. Alex non è mai solo “la folle”. È lucida, presente, spesso più consapevole di Dan stesso. La sua ossessione ha una logica interna, disturbante proprio perché non è completamente irrazionale. E questo rende il conflitto molto più interessante di un semplice scontro tra bene e male. Il film, visto oggi, porta con sé anche una certa ambiguità culturale: è stato letto come un monito, quasi una parabola conservatrice. Ma ridurlo a questo sarebbe limitante. C’è dentro una tensione più universale: quella tra desiderio e responsabilità, tra impulso e conseguenza. E Lyne la mette in scena senza mai moralizzare apertamente — lascia che sia il disagio a fare il lavoro. Alla fine, Attrazione fatale non colpisce per quello che mostra, ma per come lo fa sedimentare. Non è l’evento shock in sé — è la sensazione che nulla possa davvero tornare al suo posto. Ed è proprio lì che il film resta: in quella crepa sottile tra normalità e caos, dove basta pochissimo per far saltare tutto.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Attrazione fatale, film diretto da Adrian Lyne, racconta la storia di Dan Gallagher (Michael Douglas), un avvocato che vive serenamente a Manhattan con sua moglie Beth (Anne Archer) e sua figlia di sei anni, Ellen (Ellen Hamilton Latzen). La sua vita, però, sta per prendere una piega del tutto inaspettata… Un giorno l’uomo incontra Alex Forrest (Glenn Close), un’avvocatessa, con la quale decide di passare un weekend mentre la sua consorte è in visita dai genitori. Concluso il fine settimana di passione, Dan decide di tornare alla sua routine come se niente fosse accaduto. La donna, invece, non la prende affatto bene, al punto di arrivare a tagliarsi le vene dei polsi. L’uomo la aiuta a medicarsi ma, spaventato da quell’episodio, se ne va chiudendo definitivamente la relazione. Alex non si arrende, però, e sviluppa una vera e propria ossessione per l’avvocato, cominciando a pedinarlo ovunque, compresa casa e posto di lavoro. Quando finalmente riesce ad incontrarlo, gli confessa di amarlo e di aspettare un figlio da lui che, preso dal panico, le chiede invano di abortire. Questo la spinge a diventare una vera e propria stalker nei suoi confronti, fino ad arrivare a presentarsi alla moglie fingendo di essere interessata a comprare la loro casa. Nonostante Dan si trasferisca in campagna, l’amante folle riesce a trovarlo e a tartassarlo di messaggi davvero inquietanti: prima gli getta dell’acido sulla macchina, poi gli lascia un nastro magnetico sul quale gli intima di prendersi le sue responsabilità. L’uomo decide di rivolgersi alla polizia per richiedere un ordine restrittivo, ma il giudice glielo nega per insufficienza di prove. Tutto precipita quando Alex, all’apice della pazzia, uccide il coniglietto che Dan aveva regalato a sua figlia e lo infila in una pentola nella loro casa, accendendo i fornelli…


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne ben sei nomination ai Premi Oscar del 1988:

  • Nomination Miglior film
  • Nomination Miglior regia a Adrian Lyne
  • Nomination Miglior attrice a Glenn Close
  • Nomination Miglior attrice non protagonista a Anne Archer
  • Nomination Miglior sceneggiatura non originale a James Dearden
  • Nomination Miglior montaggio a Peter E. Berger, Michael Kahn

Curiosità – fonte: ilcinegico.com

1. Brian De Palma doveva dirigere il film ma alla fine abbandonò il progetto per “Gli intoccabili”. Venne sostituito da Adrian Lyne (Flashdance, 9 settimane e mezzo, Proposta Indecente).

2. La figura della Stalker Alex Forrest, interpretata da Glenn Close, è stata inserita al 7º posto nella lista dei personaggi più cattivi della storia del cinema.

3. Glenn Close non era la prima scelta per il ruolo di Alex, perché ritenuta poco sexy, ma al provino si presentò con un vestito attillato nero, i capelli sciolti e un tono di voce che fece cambiare idea immediatamente ai produttori.

4. Il film con appena 14 milioni di Budget ne incassò 320 nel mondo e fu candidato a sei Oscar.

5. Glenn Close possiede ancora il coltello del film, in realtà è fatto di legno e cartone.

6. Il disturbo mentale di cui il personaggio di Alex Forrest soffre nel film si chiama Sindrome di Clérambault. Chi ne è affetto non riesce ad accettare di essere rifiutato in amore e comincia ad avere comportamenti ossessivi e spesso violenti.

7. Sharon Stone fece il provino per la parte di Alex.

8. Negli Stati Uniti il termine “bunny boiler” indica una persona vendicativa e violenta nei confronti di un ex partner, ed è nato proprio dopo l’uscita di questo film, vista la famosa scena del coniglio in pentola…

9. Nel finale originale Alex si suicidava ma al pubblico di prova non piacque e così venne cambiato con il suo assassinio da parte dei coniugi Gallagher.

10. Glenn Close ha raccontato che molte donne le dicono che ha salvato il loro matrimonio con il suo personaggio…

11. Adrian Lyne decise all’ultimo di spostare la scena di sesso proibito fra Douglas e la Close dalla camera da letto al lavello della cucina, perché secondo lui più in linea con i personaggi.


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