L’impero del sole
Nel suo ambizioso e spesso sottovalutato L’impero del sole, Steven Spielberg costruisce un dispositivo cinematografico che oscilla tra il racconto di formazione e la dissezione quasi entomologica della perdita dell’innocenza, orchestrando la messa in scena con una precisione che richiama tanto il classicismo hollywoodiano quanto una tensione più moderna verso l’ambiguità morale, e al centro di questo impianto pone lo sguardo di Jamie, incarnato da un giovanissimo Christian Bale, la cui performance è sorprendentemente stratificata perché riesce a tenere insieme fascinazione, trauma e una forma disturbante di adattamento all’orrore. La regia lavora costantemente sul contrasto tra la monumentalità visiva e la soggettività infantile, con movimenti di macchina ampi e coreografati che però non smarriscono mai il punto di vista del protagonista, e in questo senso la fotografia di Allen Daviau gioca un ruolo cruciale, privilegiando controluce abbagliante, cieli lattiginosi e una palette che vira progressivamente verso tonalità più spente e polverose, quasi a materializzare la progressiva erosione del mondo ordinato e privilegiato da cui Jamie proviene. Il montaggio mantiene un ritmo volutamente irregolare, alternando sequenze di grande respiro spettacolare a momenti sospesi e contemplativi, creando una frizione che riflette il disorientamento del protagonista, mentre la colonna sonora di John Williams evita il puro trionfalismo per muoversi su registri lirici e malinconici, con temi che amplificano la dimensione emotiva senza mai sovrastare la crudezza delle immagini. Tematicamente il film è attraversato da una tensione irrisolta tra fascinazione per la macchina bellica e condanna della guerra, e Spielberg non semplifica questo nodo, lasciando che Jamie sviluppi un rapporto quasi estetico con gli aerei e con la disciplina militare, elemento che rende il percorso del personaggio più inquieto e meno conciliatorio rispetto ad altri suoi lavori, e in questo senso l’opera dialoga implicitamente con il romanzo autobiografico di J.G. Ballard da cui è tratta, mantenendone la componente di straniamento. La scenografia e la direzione artistica costruiscono un mondo credibile e stratificato, in cui la ricostruzione della Shanghai occupata e del campo di prigionia non è mai mero sfondo ma diventa spazio drammaturgico attivo, capace di influenzare comportamenti e relazioni, mentre il suono, spesso sottovalutato nel film, contribuisce a una sensazione costante di instabilità attraverso l’uso di ambienti sonori che mescolano silenzi sospesi e improvvise irruzioni meccaniche. Ne risulta, dunque, un film che, pur inserendosi nella filmografia spielberghiana per ambizione e scala produttiva, si distingue per una maggiore opacità emotiva e per una scelta consapevole di non offrire una catarsi pienamente rassicurante, lasciando lo spettatore in una zona di ambiguità dove la crescita coincide con una forma di perdita irreversibile.
Trama – fonte: www.comingsoon.it
Nel 1941 il ragazzo inglese Jim Graham – dieci anni – vive a Shangai in mezzo agli agi con l’hobby immaginifico degli aerei-giocattolo. Durante l’invasione della Cina da parte dei Giapponesi, nella confusione della fuga, Jim perde i genitori. Dopo lungo vagabondare, rientra nella villa deserta e vi rimane finché, esaurite le provviste, si avventura in bicicletta per Shangai, pattugliata dai Giapponesi. Quasi investito da due spregiudicati americani, Basie e Frank Demerest, viene catturato con loro dai Giapponesi e rinchiuso in un campo di concentramento. Qui Jim vive gli anni difficili del passaggio dall’infanzia all’adolescenza.
Cast – fonte: www.comingsoon.it


























Trailer
Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it
Il film ottenne ben sei nomination ai Premi Oscar del 1988:
- Nomination Miglior fotografia a Allen Daviau
- Nomination Miglior colonna sonora a John Williams
- Nomination Miglior scenografia a Harry Cordwell, Norman Reynolds
- Nomination Migliori costumi a Bob Ringwood
- Nomination Miglior montaggio a Michael Kahn
- Nomination Miglior suono a Robert Knudson, Don DiGirolamo, Tony Dawe, John Boyde
Curiosità – fonte: varie
1 – Il Cameo dell’Autore.
James Graham Ballard, autore del libro da cui è tratto il film, appare in un cameo durante la scena del ballo in maschera, vestito da Babbo Natale.
2 – La Scelta di Bale.
Christian Bale aveva solo 13 anni quando fu scelto per il ruolo di Jim, superando una concorrenza di circa 4.000 bambini.
3 – Riprese in Cina.
Spielberg è stato uno dei primi registi occidentali a ottenere il permesso di girare a Shanghai per tre settimane nel 1987, ricostruendo l’atmosfera degli anni ’40.
4 – Il Legame con Spielberg.
Fu la prima moglie di Spielberg, Amy Irving, a raccomandare Bale dopo averlo visto recitare.
5 – Curiosità sul Set.
L’autore J.G. Ballard visitò il set e rimase impressionato dalla somiglianza di Bale con se stesso da bambino, raccontando che il giovane attore si presentò dicendo “Ciao, sono io“.
6 – Musica di John Williams.
La colonna sonora è firmata dal celebre John Williams, collaboratore storico di Spielberg.
7 – Adattamento Libero.
Nel film, Ballard ha omesso la presenza dei genitori e della sorella, concentrandosi solo sulla sua esperienza psicologica e sulla perdita dell’innocenza.
8 – Non un Oscar.
Nonostante la critica positiva e la regia magistrale, il film non ha vinto alcun premio Oscar.


