Il Pianista

Il pianista

2002 ‧ Guerra/Drammatico ‧ 2h 30m

Wladyslaw Szpilman un pianista polacco, è uno dei pochi sopravvissuti del ghetto, in cui vennero radunati dai tedeschi gli ebrei di Varsavia nel 1940. La sua sopravvivenza è dovuta al caso, perchè una mano amica lo ha tolto all’ultimo istante da quel treno che lo avrebbe condotto a morte sicura, nel campo di sterminio di Auschwitz. Alcuni polacchi lo hanno nascosto dalla follia omicida del III Reich e grazie al suo talento, che gli vale l’appellativo di “Il Pianista“, un ufficiale della Wehrmacht lo risparmia. Sembra solo la trama dell’ennesimo film sull’olocausto, ma è la vera storia di Wladyslaw Szpilman, che si racconta nel libro “Das Wunderbare Ueberleben” che ha affascinato Roman Polanski al punto da dedicargli la sua massima opera cinematografica. Il Pianista non è solo la storia di un uomo fortunatamente sopravvissuto alla più feroce e spaventosa crudeltà mai raggiunta dall’uomo, ma è la storia dell’umiliazione di un intero popolo. Polanski la sente vicina, per tutto quello che anche lui, costretto dalle sue origini ebraiche e dalla sua nazionalità polacca, ha vissuto durante la sua infanzia: è questa l’assoluta sensibilità che riscontriamo nella regia di Roman, che inizia col raccontare la vita nel ghetto, dove 360mila ebrei vennero rinchiusi dai nazisti, dove 360mila ebrei iniziavano ad impazzire, dove 360mila ebrei iniziavano a morire! Ma Polanski non prende una posizione nel narrare la storia di Szpilman, nè nei confronti dell’olocausto, o degli ebrei od ancora dei suoi carnefici. Il suo merito è quello di narrare i fatti, di raccontare la verità, di mostrare i suoi ricordi tutt’altro che sbiaditi. Ecco perchè racconta di ebrei buoni ed ebrei cattivi, di polacchi buoni e polacchi cattivi, di tedeschi buoni e tedeschi cattivi esattamente come lo ricorda anche Szpilman. Il Pianista è una pellicola che non dà tregua a chi ha la fortuna di apprezzarne la maestosità: la fame, la violenza, l’umiliazione vengono mostrate con crudezza e senza scadere nel pietismo. La vita nel ghetto è durissima e quindi come non mostrare quello che veramente accadeva, dal raccogliere il cibo da terra e divorarlo al ballare disperatamente per far divertire i soldati tedeschi. Il Pianista è tutto questo, ma è anche Adrien Brody: la sua interpretazione dell’ebreo errante che si trasforma da brillante pianista ad ombra di se stesso è magistrale e lo consacra con la prestigiosa statuetta come Miglior Attore protagonista. Nella seconda parte del film, il nostro pianista vive la sua paura più totale, restando nel nascondiglio ad osservare da una finestra gli avvenimenti che affliggono e sconvolgono la città di Varsavia, dalla rivolta del ghetto, ai primi attentati della resistenza polacca fino alla liberazione per mano dell’Armata Rossa. Il suo unico sostegno è la musica: il suo continuo muovere le mani su una tastiera immaginaria è la linfa vitale della sua mente che lo allontana dalla pazzia. Il Pianista è uno di quei film che scavano dentro, che rimangono ben impressi nella memoria: Varsavia è un cumulo di macerie in cui vaga l’ormai stremata anima del pianista.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Il Pianista, il film di Roman Polanski basato sull’autobiografia del musicista Wladyslaw Szpilman, narra il dramma delle persecuzioni razziali. È il 1° settembre del 1939. La Germania ha appena dichiarato guerra alla Polonia. Władysław Szpilman (Adrien Brody) è un giovane e prodigioso pianista ebreo che sta eseguendo il Notturno di Chopin nella sala di registrazione radiofonica presso la quale lavora, quando una raffica di violente esplosioni distrugge la facciata del palazzo annunciando l’inizio del l’invasione nazista della Polonia: la vita di Władysław e della sua famiglia è improvvisamente sconvolta. Con l’occupazione di Varsavia la libertà individuale e quella collettiva viene definitivamente messa al bando. Iniziano subito le prime vessazioni accompagnate dalle disumane leggi razziali fino ad arrivare all’insensata recinzione del Ghetto, all’interno del quale il giovane viene esiliato insieme ai suoi familiari e a tutti gli ebrei della città. Il talentuoso pianista, che non può far altro che assistere impotente e attonito all’orrore che si sta propagando, tuttavia non si lascia schiacciare dalle atrocità del dominio nazista e affronta con dignità la fame, la miseria, le angherie e le umiliazioni, lottando per tenere unita tutta la famiglia. Anche quando è costretto a separarsi dai suoi cari, a causa della loro deportazione nei campi di sterminio, il musicista non perde la forza e la speranza e seppur rimasto solo nel ghetto, non smette di combattere per la sua sopravvivenza sostenuto dalla sua ancestrale passione per la musica. Il talento musicale di Władysław non rimane soffocato neanche in questo terribile e desolante scenario, arrivando a colpire perfino i cuori più induriti e riportando la luce anche negli abissi più tenebrosi. La sua straordinaria e coinvolgente musica conquisterà clamorosamente un ufficiale tedesco (Thomas Kretschmann), che avrà un ruolo cruciale nella vita precaria e incerta del pianista sino all’arrivo dell’Armata Rossa.


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: it.wikipedia.org

Il film ottenne ben sette candidature ai Premi Oscar del 2003, portandosi a casa tre statuette:
Miglior regia a Roman Polanski
Miglior attore protagonista a Adrien Brody
Miglior sceneggiatura non originale a Ronald Harwood

Le altre nomination furono:
Nomination Miglior film
Nomination Migliore fotografiaPaweł Edelman
Nomination Migliori costumi a Anna B. Sheppard
Nomination Miglior montaggioHarvé de Luze


Curiosità – fonte: www.comingsoon.it

1. Tratto dal romanzo autobiografico di Wladyslaw Szpilman “Death of a City” (1984), il film ha riscosso un clamoroso successo, vincendo svariati premi tra i quali: la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 2002, tre Premi Oscar nel 2003 per Miglior Regia, Miglior sceneggiatura, Miglior attore protagonista ad Adrien Brody, 1 premio ai David di Donatello.

2. La straziante pellicola sulla tragedia delle persecuzioni razziali, rievoca la dolorosa esperienza vissuta dal regista stesso durante la sua infanzia, quando la sua famiglia fu rinchiusa nel ghetto di Cracovia e poi sterminata nei lager.

3. Per poter interpretare nel modo migliore possibile il suo personaggio Wladyslaw SzpilmanAdrien Brody ha lasciato il suo appartamento, venduto la sua auto e smesso di guardare la televisione. Inoltre è dimagrito 14 kg e ha imparato a suonare il pianoforte.



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