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La Forma dell'Acqua

La forma dell’acqua – The Shape of Water

2017 ‧ Drammatico/Thriller ‧ 2h 3m

Per Guillermo del Toro i mostri non sono mai (o quasi, come in Pacific Rim) metafora del nostro lato oscuro, ma creature meravigliose, miracoli da ammirare ed amare. I “mostri” veri sono ben altri, sono persone comuni che vivono la nostra quotidianità, ed è impossibile riconoscerli finché non manifestano la loro vera terribile essenza. La Forma dell’Acqua è una conferma a tutto ciò, laddove solo una grande sensibilità come quella di Guillermo del Toro riesce a dipingerne tutte le sfumature dell’amore per la vita. Piccolo o grande il budget che sia, del Toro si dimostra sempre un meraviglioso cantastorie di fiabe sospese fra terrore e poesia. Ma il film è tanto altro, è pura dimostrazione di cultura e amore verso la settima arte che Guillermo ha: ci guida nei meandri delle sue paure e ci porta a chiedere che cosa sarebbe successo se il Mostro della Laguna Nera (Regia di Jack Arnold, 1954) fosse stato reso prigioniero e portato in America? E poi ancora, la sua forte contaminazione della storia di King Kong. Ma la vera forza della pellicola di del Toro è il fondere la fiaba romantica con una vena sanguinosa e concreta: in esso troviamo sangue e violenza al fianco di un rapporto fisico autentico fra la muta Elisa (Sally Hawkins) e “freak”, il mostro senza nome (Doug Jones). In pratica, è una marcata metafora dei reietti che trovano un senso della vita, nell’amore e nella solidarietà. La protagonista Elisa è infatti una donna sola che fa la donna delle pulizie in un centro di studi spaziali. Giles (Richard Jenkins), il suo vicino di casa, è un omosessuale costretto a nascondersi e discriminato sul lavoro. E poi c’è la collega di Elisa, una donna afro-americana “tollerata” ma trattata come un’idiota. Insieme, dimostreranno di essere molto più di quello che sono, come da tradizione in questo genere di film.
Ma l’aspetto geniale della pellicola di Guillermo è il modo in cui riesce a ribaltare totalmente la classica immagine dell’America del dopoguerra: il bianco padre di famiglia, alla guida di una Cadillac, elegante e sicuro di sé (Michael Shannon) diventa il cattivo, un uomo gretto, sessista e razzista. La famiglia americana perfetta è una menzogna. La famiglia vera, un concetto questo estremamente moderno, è quella formata da persone che si vogliono bene perché si capiscono, non perché sono costrette a farlo dalla società. E tutti i reietti, i gay, le donne, i neri, persino i mostri letterali, sottovalutati e discriminati, sono il vero futuro.
In ogni singolo fotogramma, si riesce a percepire l’amore che Guillermo del Toro ha verso queste figure e, per questo, siamo disposti a passare sopra ai piccoli difetti di scrittura, a sviluppi troppo convenienti o frettolosi e a certi personaggi tagliati con l’accetta o anche troppo facili nel sollecitare l’amore del pubblico.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Nella sua opera, La forma dell’acqua, il visionario Guillermo del Toro racconta una fiaba gotica ricca di suggestioni fantasy, ambientata nel pieno della Guerra Fredda americana (siamo nel 1963) e incentrata su una giovane eroina senza voce.
A causa del suo mutismo, l’addetta alle pulizie Elisa (Sally Hawkins) si sente intrappolata in un mondo di silenzio e solitudine, specchiandosi negli sguardi degli altri si vede come un essere incompleto e difettoso, così vive la routine quotidiana senza grosse ambizioni o aspettative.
Incaricate di ripulire un laboratorio segreto, Elisa e la collega Zelda (Octavia Spencer) si imbattono per caso in un pericoloso esperimento governativo: una creatura squamosa dall’aspetto umanoide, tenuta in una vasca sigillata piena d’acqua. Eliza si avvicina sempre di più al “mostro”, costruendo con lui una tenera complicità che farà seriamente preoccupare i suoi superiori.


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne ben tredici candidature ai Premi Oscar del 2018, portandosi a casa quattro statuette:

Miglior film
Miglior regiaGuillermo Del Toro
Miglior colonna sonora originaleAlexandre Desplat
Miglior scenografiaShane Vieau

Le altre nomination furono:
Nomination Miglior attrice a Sally Hawkins
Nomination Miglior attore non protagonista a Richard Jenkins
Nomination Miglior attrice non protagonista a Octavia Spencer
Nomination Miglior sceneggiatura originale a Guillermo Del Toro
Nomination Miglior fotografia a Dan Laustsen
Nomination Migliori costumi a Luis Sequeira
Nomination Miglior montaggio a Sidney Wolinsky
Nomination Miglior montaggio del suono a Nathan Robitaille
Nomination Miglior missaggio sonoro a Christian Cooke (II)


Curiosità – fonte: nospoiler.it

1 – L’idea durante una colazione.
L’idea venne a Del Toro nel 2011, mentre stava facendo colazione con l’autore Daniel Kraus. I due hanno poi lavorato insieme a Trollhunters.

2 – L’ideale bianco e nero.
Originariamente il film avrebbe dovuto essere in bianco e nero. Ma poi Del Toro si convertì al colore per ragioni produttive/di budget. La pellicola in bianco e nero sarebbe stata giustificata da un budget di 16 milioni ma Del Toro ne aveva a disposizione 3.

3 – L’ispirazione dal mostro della laguna.
Passione, mostruosità e fiaba si fondono con lo stile innovativo di Del Toro nella storia de La Forma dell’Acqua. Per costruire la propria creatura pisciforme, il regista ha preso spunto da un film fantascientifico (con risvolti horror) del 1954, Il Mostro della Laguna Nera, che raccontava di una spedizione nel Rio delle Amazzoni dove un gruppo di esploratori in una laguna s’imbatteva in un essere ibrido tra uomo e pesce, ostile agli umani e in grado di uccidere.
Del Toro vide il film quando era piccolo e ne rimase sconvolto. Anzi, la sua prima idea era proprio quella di occuparsi di un remake dell’horror sci-fi, ma poi preferì riscrivere una storia d’amore.

4 – La grande scommessa.
Del Toro investì il proprio denaro nel progetto in cui tanto credeva, per l’esattezza 200mila dollari. Cominciò a scriverlo e a disegnare la creatura, prima ancora che gli studios gli permettessero di realizzarlo.
A distanza di tempo possiamo dire che la sua scommessa sia stata vinta.

5 – Le lacrime dei produttori.
I produttori di Fox Searchlight, a un primo incontro con Del Toro che illustrava il progetto, scoppiarono in lacrime, commossi dalla fiaba surreale. Il primissimo pubblico del film non aveva fatto altro che anticipare il successo de La Forma dell’Acqua, già pluripremiato prima degli Oscar.

6 – Alfonso Cuarón and Alejandro Iñárritu incoraggiarono La Forma dell’Acqua.
La genesi de La Forma dell’Acqua è dovuta anche al ritardo di Pacific Rim – La rivolta. Folgorati dal progetto, i registi Alfonso Cuarón ed Alejandro Iñárritu convinsero Del Toro ad accantonare il sequel di Pacific Rim e concentrarsi sulla storia tra Elisa e l’uomo pesce.

7 – L’uomo-pesce è stato un uomo-anfibio.
A interpretare la creatura pisciforme del film è Doug Jones. L’attore in Hellboy interpretava un uomo anfibio, Abraham “Abe” Sapien.

8 – Il primo incontro tra Del Toro e Sally Hawkins.
Guillermo del Toro scrisse La Forma dell’Acqua con in mente Sally Hawkins. Non la conosceva personalmente e non aveva, dunque, il coraggio di proporsi direttamente. La incontrò durante un premio cinematografico nel 2014 e, complici le presentazioni effettuate da Cuarón e Iñárritu, le svelò il progetto. In seguito il regista raccontò di aver approcciato l’attrice mentre era “completamente ubriaco”.

9 – Sally Hawkins ha caratterizzato alcuni aspetti chiave di Elisa.
Guillermo del Toro chiese una consulenza alla stessa Sally Hawkins nel tratteggiamento della personalità di Elisa. L’attrice inserì la propria fantasia nella caratterizzazione e si ispirò a un’altra sceneggiatura che stava scrivendo, su espressa richiesta del regista.

10 – Il tema politico è molto attuale.
Il film è ambientato nel 1962, in piena Guerra Fredda, ma il contesto politico narrato è estremamente attuale. Del Toro ha spiegato di aver contestualizzato la sua fiaba in un’America che si professava all’avanguardia, innovativa e piena di promesse ma che in realtà era schiava del classismo e del razzismo. C’è qualcosa di più contemporaneo?



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