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Persona

Persona

1966 ‧ Drammatico/Film di mistero ‧ 1h 25m

Il capolavoro di Ingmar Bergman è un viaggio grottesco della coscienza, attraverso percorsi folli di indagine psicoanalitica. Una contrapposizione dell’ “Io” costruita da riflessioni angoscianti ed accompagnata da azioni che non rispecchiano le idee, anzi protese ad infangarne la moralità. Una fuga dalla realtà illusoria attuata col silenzio e l’empatia, non mostrando ciò che si è realmente. Un puro egoismo messo a protezione della non volontà di mettersi a nudo, di raccontarsi. Bergman ebbe l’ispirazione di questa sperimentale opera da un suo ricovero in ospedale: in essa troviamo sfumature di grandi artisti da lui ammirati, come Antonioni e Godard, il primo nell’introspezione della donna ed i luoghi che ne caratterizzano gli stati d’animo, il secondo nello stile di ripresa, ovvero l’uso di interruzioni improvvise della linea di racconto, geometrie astratte nei primi piani dei volti durante i dialoghi, voce narrante fuori campo. Tutto viene amalgamato da un surrealismo caratterizzato da lampi onirici in cui scorre e si brucia la pellicola e da uno stile sempre più rarefatto e complesso ricercatamente bressoniano. Bergman pone a confronto due figure femminili apparentemente opposte, che si affrontano in un duello fra ottimismo e pessimismo, laddove il primo soccomberà e svanirà specchiandosi nell’io dell’altro, sino a diventare un tutt’uno. E dunque, quale miglior modo di annullarsi che venir sostituiti? Dov’è quindi lo squilibrio? Chi fra le due protagoniste rappresenta l’agnello sacrificale? Persona è un vero e proprio capolavoro, un trattato di introspezione che ha subito anche molte censure nei vari Paesi, ma che lascia, nel profondo dello spettatore, tanti quesiti di auto analisi e non poteva che avere al timone di una sua idea, un grande regista capace di radiografare la coscienza dell’uomo.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Persona è un film del 1966 diretto da Ingmar Bergman.
L’attrice svedese Elisabeth Vogler (Liv Ulmann) è abituata per professione a interpretare personaggi e indossare maschere, ma qualcosa le impedisce, durante la rappresentazione teatrale dell’Elettra, di continuare a recitare: improvvisamente si blocca, presa da un’irrefrenabile e inspiegabile voglia di ridere. Poi il silenzio, non esce più una parola dalla sua bocca. Si chiude in un assoluto mutismo e il giorno dopo è in uno stato catatonico. Viene ricoverata in una clinica psichiatrica, dove però è riconosciuta sana nel fisico e nella mente: non c’è nessuna alterazione dei centri nervosi, Elisabeth ha semplicemente scelto coscientemente il silenzio. La giovane infermiera Alma (Bibi Anderson) è la sua custode, incaricata di aiutarla a uscire da questo immobilismo. La dottoressa che segue il caso, vista la necessità di isolare la paziente, mette a disposizione la sua casa estiva sulla spiaggia come luogo terapeutico. Alma ed Elisabeth si ritrovano sole e nell’isolamento completo instaurano un complesso rapporto di amicizia, fino ad arrivare a una sovrapposizione d’identità. Alma, affascinata dalla forza della sua paziente sempre più decisa a non parlare, si apre totalmente e nel tentativo di sbloccarla racconta, con una spietata autoanalisi, la propria vita. Parlerà prima una e poi l’altra, ma diranno le stesse cose. Un bambino mai nato e uno non voluto è il punto di svolta e d’incontro delle due, ma il rapporto si spezza quando Alma scopre che l’attrice, alla quale ha confidato tutti i suoi più intimi segreti, tradisce la sua fiducia.


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.comingsoon.it

Il film ottenne una candidatura ai Nastri d’Argento del 1968 ed una candidatura ai BAFTA del 1968:

Nomination Regista del Miglior Film Straniero a Ingmar Bergman (Nastri d’Argento)
Nomination Migliore Attrice Protagonista a Bibi Andersson (BAFTA)

Curiosità – fonte: www.comingsoon.it

1) La casa isolata nella quale si svolge gran parte della storia sta sull’isola di Faro in Danimarca, dove il regista passerà gli ultimi anni della sua vita.

2) Il film fu osteggiato dalla censura all’epoca della sua uscita per alcuni espliciti riferimenti sessuali (inclusa la descrizione di un’orgia).

3) Il film ha costituito un modello d’ispirazione per registi come Robert Altman, Woody Allen e David Lynch.



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