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Quei bravi ragazzi

1990 ‧ Cinema giallo/Film drammatico ‧ 2h 28m

Come dice Henry (Ray Liotta): “La mia ambizione era essere un gangster… per me essere un mafioso era meglio di essere presidente… essere un mafioso voleva dire possedere il mondo.” I ‘bravi ragazzi’ ottengono infatti tutto quello che desiderano: donne, soldi, rispetto, privilegi. I ‘bravi ragazzi’ di Martin Scorsese sono la gang che presto diverrà la famiglia per l’ambizioso mezzo sangue irlandese e mezzo sangue siciliano Henry Hill, che incarna il fascino distorto che il gangster può esercitare su persone esterne e inconsapevoli, oltre a rappresentare egregiamente il self made man pronto a scegliere la strada dell’illegalità per placare la sua sete di avidità. Sotto la “protezione” del boss Paul Cicero (interpretato da Paul Sorvino), viene iniziato al crimine con furti e ricettazione ed introdotto nella gang dei cosiddetti goodfella. Scorsese e Nicholas Pileggi, autore del libro Wiseguy a cui viene ispirato il film, non solo hanno scritto una sceneggiatura da 6 nomination, ma hanno anche coniato il genere “mafia-movie”. Il racconto ispirato a fatti realmente accaduti, è uno spaccato a tutto tondo che descrive il profilo dei malavitosi dei quartieri bassi di New York, rimanendo in costante equilibrio fra un drammatico realismo, a tratti quasi documentaristico, ed una commedia grottesca. Il film viene narrato da Henry a partire dal 1955, quando fu “iniziato” nella gang dei ‘bravi ragazzi’ sino al 1980, quando inizia a tradire la sua ‘famiglia’ entrando nel programma di protezione dell’FBI. Scorsese è attento ad ogni particolare in questa pellicola che è diventata una pietra miliare del gangster movie, ed ha magistralmente diretto un cast eccezionale: Robert De Niro è Jimmy Conway, gangster irlandese in costante ascesa nel mondo malavitoso di Brooklyn che incarna la scaltrezza e gioca con i partner tra sguardi e mimiche travolgenti, mentre Joe Pesci è Tommy DeVito (premiato con l’oscar per la sua straordinaria interpretazione), che trasuda follia e imprevedibile crudeltà, irrazionale paranoia e grottesca spietatezza. Ma “Quei bravi ragazzi” non è solo sangue e potere, è un’indagine sociologica sul mondo malavitoso che si mescola ad un umorismo black, dando uno stile di freschezza e di dinamismo al filone gangster-movie mai visto fino a quegli anni, senza tralasciarne la più cruda e realistica violenza, che hanno reso brutale e scioccante molte scene del film, precorrendo il filone pulp delle pellicole degli anni a venire. “Quei bravi ragazzi” rappresenta anche la distorsione del sogno americano, la fascinazione per la  propria realizzazione sociale ed economica posta al di sopra della moralità e dell’etica comune, costruendone una propria adatta all’ambiente della malavita. Scorsese-Pileggi trasformano il racconto in riflessione sociale ed indagine sulla mafia come fenomeno fatto di propri usi, costumi, stilemi, modelli e linguaggio proprio, uno slang che è ormai diventato parte della cultura popolare contemporanea. Il tutto è messo in scena con una tecnica di regia sopraffina e sontuosa, che sapientemente dosa perfettamente movimenti virtuosi e dinamici con altri maggiormente distensivi e funzionali alla trama, accompagnata da un montaggio che alterna adrenalina a momenti descrittivi. E che dire delle scelte musicali che forgiano la straordinaria colonna sonora come un’antologia della storia musicale di quegli anni: dalla musica italiana, che si divide tra brani di Mina e lirica, al rock dei Rolling Stones, dal crooning di Dean Martin allo swing di Tony Bennet, chiudendo con Sid Vicious dei Sex Pistols che canta una sua straordinaria versione di May Way di The Voice Sinatra.


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Ambientato nella New York di metà degli anni ’50, racconta la storia dell’adolescente Henry Hill (Ray Liotta), cresciuto nella parte malfamata di Brooklyn in una famiglia italo-irlandese. Con la protezione del boss mafioso Paul Cicero (Paul Sorvino) e all’oscuro dai genitori, si specializza in furto e contrabbando, insieme ai compagni Jimmy Conway (Robert De Niro) e Tommy De Vito (Joe Pesci). Tra di loro si chiamano “bravi ragazzi”, e ormai divenuti adulti vivono la vita criminale tra lusso, donne e violenza. Approfittano dell’apertura dell’aeroporto JFK per mettere a segno diversi colpi e rapine, diventando a tutti gli effetti dei boss temuti e rispettati. Henry si sposa con Karen (Lorrain Bracco) dalla quale avrà due figlie, ma continuerà la sua escalation nel mondo mafioso, invischiandosi nel traffico di stupefacenti (alle spalle di chi l’aveva sempre protetto e appoggiato), arrivando anche al carcere e a tradire la sua famiglia e i suoi amici, prima per avidità, poi per salvare la pelle.


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne ben sei candidature ai Premi Oscar del 1991, portandosi a casa una statuetta:

Miglior attore non protagonista a Joe Pesci.

Le altre nomination furono:
Nomination Miglior film
Nomination Miglior regia a Martin Scorsese
Nomination Miglior attrice non protagonista a Lorraine Bracco
Nomination Miglior sceneggiatura non originale a Martin Scorsese, Nicholas Pileggi
Nomination Miglior montaggio a Thelma Schoonmaker


Curiosità – fonte: www.sorrisi.com

1 – Tutti i “no” collezionati da Scorsese. Il volto di Ray Liotta è ormai legato in maniera indissolubile al personaggio di Henry Hill, in realtà inizialmente si era pensato ad attori ben più noti al pubblico. La primissima scelta era caduta su Tom Cruise, ma anche Alec Baldwin e Sean Penn furono presi in considerazione. Per la parte di Karen Hill, la moglie del gangster, Scorsese si era rivolto a Madonna e pare anche a Ellen Barkin: a spuntarla fu invece Lorraine Bracco, dal fascino più mediterraneo. Al Pacino fu interpellato per interpretare Jimmy Conway, ma l’attore italoamericano rifiutò per evitare di restare troppo legato agli abiti da gangster, già indossati tante volte nell’arco della sua carriera… e dire che di lì a poco avrebbe invece accettato la parte di Big Boy in Dick Tracy, un ruolo certo non meno stereotipato! Solo dopo che anche John Malkovich dette forfait, il ruolo andò a Robert De Niro. Ma il “no” più clamoroso è stato forse quello di William Petersen, star di CSI, che forse, accettando di partecipare al film, avrebbe dato tutto un altro impulso alla sua carriera: chissà se si sta ancora mangiando le mani…

2 – A Martin piace freddo (il sangue). Scorsese aveva iniziato a pensare di proporre la parte da protagonista a Ray Liotta da quando lo aveva visto recitare in Qualcosa di travolgente e ne aveva apprezzato l’energia esplosiva. Ray Liotta sostenne dunque diversi provini, ma il regista non riusciva a decidersi. Galeotto fu il Festival di Venezia del 1988, a cui entrambi parteciparono per film diversi. Scorsese era particolarmente inavvicinabile, dal momento che il film L’ultima tentazione di Cristo aveva scatenato reazioni molto violente, ma Liotta cercò comunque di incontrarlo, nonostante i bodyguard del regista continuassero a spintonarlo via. Quando Scorsese si accorse della scena, non intervenì e stette a osservare: il sangue freddo dimostrato dall’attore lo convinse che aveva trovato l’uomo giusto, dal momento che anche il vero Henry Hill era famoso per non perdere mai la calma..

3 – Tutte le manie di Bob (De Niro). Robert De Niro è stato, quasi da subito, una delle poche certezze del casting, tanto che Scorsese gli lasciò scegliere se interpretare Tommy DeVito o Jimmy Conway, e lui scelse quest’ultimo. Si dice che all’epoca Jimmy Burke, il gangster a cui è ispirata la figura Conway, fu talmente soddisfatto di essere interpretato da De Niro che gli telefonò per dargli alcuni suggerimenti; Henry Hill dichiarò di aver ricevuto diverse telefonate dall’attore, che voleva conoscere svariati particolari a proposito di Conway: come teneva la sigaretta, come spremeva il ketchup, ecc… Secondo Pileggi (lo sceneggiatore) si tratta solo di leggende metropolitane, certo è che durante le riprese erano presenti sul set diverse persone che avevano conosciuto Burke, e De Niro le interpellava in continuazione!

4 – Sono affari di famiglia. Nel cast compaiono anche diversi cognomi eccellenti (ma solo per delle particine): La mamma di Tommy (Joe Pesci) è interpretata da Catherine Scorsese, madre di Martin, che ha offerto una performance davvero naturale: il regista aveva omesso di raccontarle la trama del film (e così anche gli atti criminosi perpetrati dal personaggio di Tommy) e dunque quella che vediamo è una mamma serena, che serve la cena al figlio, ignara di tutto. Anche papà Scorsese compare dietro ai fornelli: è il compagno di cella che mette un po’ troppe cipolle nel sugo di pomodoro! Judy Hill, la figlia del protagonista, è interpretata – in diverse età – dalle vere figlie di Lorraine Bracco, la più giovane delle quali, Stella, è nata dalla relazione dell’attrice con Harvey Keitel.

5 – I boss della famiglia Pileggi. “È tutta la vita che aspetto un libro come questo!“, gli disse al telefono Martin Scorsese quando comprò i diritti del libro; “è tutta la vita che aspetto una telefonata come questa!” gli rispose Nicholas Pileggi, al culmine della felicità. E in effetti Pileggi – che ha iniziato in realtà come giornalista – ha fatto proprio un terno al lotto il giorno che ha scelto di diventare un esperto di crimini di stampo mafioso: oltre a lavorare alla sceneggiatura di Quei bravi ragazzi, qualche anno dopo ha scritto, sempre per Scorsese, Casinò mentre, nel 2007 sarà uno dei produttori di American Gangster (diretto da Ridley Scott). Inoltre, sempre nel 1990, uscì un altro film su Henry Hill, basato però sul periodo che l’uomo passò nel programma di protezione testimoni e risolto in chiave umoristica. Si tratta de Il testimone più pazzo del mondo, scritto dalla rimpianta Nora Ephron, all’anagrafe Signora Pileggi!

6 – Buffo? Buffo come?. Nonostante la sceneggiatura scritta da Pileggi e Scorsese sia molto accurata, in realtà tantissime scene sono state completamente improvvisate dagli attori. La scena in cui Tommy inizia a discutere con Henry perché lui lo definisce “buffo” è nata da un aneddoto che Joe Pesci aveva vissuto veramente: da ragazzo, lavorando come cameriere, aveva dato del “buffo” (funny) a un gangster, che si era arrabbiato parecchio. Scorsese lo trovò divertente e chiese a Liotta e Pesci di improvvisare la scena, senza dirlo agli altri attori. L’imbarazzo che vedete negli sguardi dei compagni di bevuta è dunque autentico, perché nessuno aveva capito se i due stessero litigando per finta o davvero, dal momento che sul copione non c’era traccia di quel diverbio!

7 – Quei bravi ragazzi… del Jersey. “Chi ti credi di essere Frankie Valli o qualche altro pezzo grosso?” urla Karen a Henry durante un litigio. Non è questo l’unico riferimento ai componenti dei Four Season – il gruppo musicale che Clint Eastwood ha portato sul grande schermo nel recente biopic Jersey Boys – noti anche per i loro rapporti con la mafia. Il nome di Tommy DeVito è un chiaro riferimento al chitarrista del gruppo, amico di Joe Pesci nella realtà. Il gioco delle citazioni prosegue anche nel film di Eastwood, dove appare il personaggio di Joe Pesci (interpretato da Joseph Russo) che ripropone la celebre battuta “Buffo come?” che l’attore pronuncia in Quei bravi ragazzi.

8 – Ho perso le parole. È vero che doveva vedersela contro Al Pacino e Andy Garcia, però Joe Pesci poteva prepararsi un discorsetto quando vinse l’Oscar come Miglior Attore non Protagonista. La vittoria lo colse totalmente di sorpresa, e una volta salito sul palco disse solo “It’s my privilege, thank you!” (è un privilegio, grazie!), smentendo la fama di chiacchierone che il personaggio di Tommy gli aveva regalato. Per la cronaca, si tratta del sesto discorso di ringraziamento più breve della storia degli Academy Awards! Più concisi ancora sono stati Patty Duke e Louie Psihoyos  che hanno detto solo “grazie”, mentre Gloria Graham e Alfred Newman hanno arrischiato entrambi un “grazie tante” e William Holden addirittura un “grazie, grazie”. Pesci ha superato in classifica, con lo scarto di una sola lettera, il ringraziamento di Alfred HitchcockThank you. Very much, indeed” (Grazie tante davvero). Più laconico dell’inglesissimo Hitch: chi l’avrebbe detto?

9 – Tutto vero!. Il fatto che tutto partisse da una storia vera deve aver solleticato la fantasia di Scorsese, che decise di eliminare, quanto più possibile, elementi di finzione sul set. Ad esempio, i gioielli indossati da Lorraine Bracco sono autentici e molto preziosi, la produzione li affittò e furono per tutta la durata della scena sorvegliati a vista da alcune guardie armate. Nella scena in cui il personaggio di Robert De Niro distribuisce i soldi furono utilizzate banconote vere per un totale di 5.000 dollari, messe di tasca propria dal guardaroba: alla fine della ripresa a nessuno fu permesso di abbandonare il set finché tutti soldi non tornarono al legittimo proprietario! Inoltre, a interpretare il proprietario del Bamboo Lounge fu scelto Tony Darrow, che aveva un requisito che fece un certo effetto: aveva davvero lavorato in quel locale quando quei gangster erano soliti frequentarlo. Che dite, pure la torta sarà stata vera?

10 – Titoli d’Autore. I sobri titoli di testa che aprono il film e che, in qualche modo, aumentano la tensione della primissima scena, sono stati realizzati da Saul Bass, probabilmente il più grande autore di titoli della storia del cinema. Impossibile dimenticare il lavoro che ha svolto per Hitchcock da La donna che visse due volte a Psyco o per Billy Wilder, Otto Preminger! Martin Scorsese, da estimatore del cinema classico quale è sempre stato, sarà stato felicissimo di questa collaborazione e non a caso non se lo lasciò più sfuggire: i titoli di coda di tutti i suoi film successivi – fino alla morte dell’artista, avvenuta nel 1996 – recheranno la firma di Saul Bass!



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