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ThePost

The Post

2017 ‧ Film drammatico/Storia ‧ 1h 57m

Da sempre il cinema made in Hollywood si incontra e si scontra con temi della storia americana che hanno sollevato un grande clamore nella vita reale. Molti autori e registi di spessore si sono cimentati nel raccontare quel pezzo di storia senza tirarsi indietro dall’esprimere il proprio punto di vista. Steven Spielberg ha dato il suo contributo in varie pellicole, ma in The Post ha avuto l’onere di raccontare (ed anche l’onore, vista la sua grande amicizia col vero Ben Bradlee – interpretato da uno straordinario Tom Hanks) il lato più nobile del giornalismo americano, quello che difende il diritto alla libera informazione, quello che contrasta e resiste con ferma decisione al potere politico dell’impero Washingtoniano. Spielberg non si è tirato indietro: ha mostrato il suo principio etico attraverso una regia sobria che diviene uno strumento propedeutico, un vademecum all’uso corretto del principio democratico. Ha mostrato come le informazioni secretate e contenute nei Pentagon Papers siano state trafugate da un analista del governo, Daniel Ellsberg (interpretato da Matthew Rhys), e consegnate alla stampa, e se questo, agli occhi di molti, è potuto sembrare un’azione anti-etica, nel film è vista come una indissolubile pratica propria del lavoro del giornalismo. Ma questo film è molto di più. E’ il rispetto dei principi dei padri fondatori, della libertà di stampa, del potere al popolo, del diritto di sapere e Spielberg ha il merito di aver condotto lo spettatore ad assaporare la menzogna di 20 anni di storia americana macchiata col sangue dei giovani soldati in quel di Saigon, raccontata da ben 3 presidenti ed osteggiata con forza dalla casta massonica. Steven Spielberg diviene la voce della democrazia, grazie ad una regia fatta di lunghi piani sequenza alle rotative della stampatrice linotype per sancire la trasparenza che deve avere il giornalismo. The Post affronta anche, seppur in maniera meno evidente e per questo più insinuante, la posizione della donna anni settanta in quella società che “dice” la sua: con quel carrello a seguire l’editrice del «Post» Katharine Graham (che vale la nomination come miglior attrice a Meryl Streep) fra due ali di donne all’uscita dal tribunale dopo la sentenza della Corte suprema a favore della libertà di stampa, o le riprese dal basso verso l’alto quando la donna entra per la prima volta, come un’intrusa o una paladina, nella borsa di New York, Spielberg sottolinea una mentalità destinata fortunatamente al cambiamento.

“Phil diceva che una notizia è la prima bozza della Storia” – Katharine Graham cita la frase del marito suicida che le consegna di diritto le chiavi, ed il timone, del “Washington Post”. E il cinema di Steven Spielberg, ancora una volta, è la Storia che torna a compiersi sotto i nostri occhi, con questa pellicola bella e necessaria, capace di raccontare un fatto noto mettendosi sul piano degli attori che in quel momento storico lo hanno vissuto, senza mai dimenticarsi degli spettatori (specie dei più giovani) che, oggi, non hanno ben chiaro quale fosse il peso e l’autorità che gli organi di stampa avessero a quei tempi (e che dovrebbero avere tuttora) nell’informare l’opinione pubblica.


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Nella storia americana ci sono stati momenti cruciali nei quali i comuni cittadini hanno dovuto decidere se mettere a rischio tutto – livello di vita, reputazione, status, perfino la libertà – per fare quello che credevano fosse giusto e necessario per proteggere la Costituzione e difendere la libertà del loro paese.

The Post racconta la storia dietro alla pubblicazione dei “Quaderni del Pentagono”, avvenuta agli inizi degli anni settanta sul Washington Post. L’occultamento dei documenti top secret sulle strategie e i rapporti del governo degli Stati Uniti con il Vietnam tra gli anni quaranta e sessanta innesca una battaglia senza precedenti in nome della trasparenza e della libertà di stampa. In particolare, la pubblicazione dei cosiddetti Pentagon Papers diviene manifesto della ferma e decisa rivendicazione del diritto di cronaca e della libertà di informazione da parte di due figure molte diverse ma accomunate dal coraggio e da una forte etica professionale: l’editrice del giornale Kay Graham (Meryl Streep), prima donna alla guida della prestigiosa testata, e il duro e testardo direttore del giornale Ben Bradlee (Tom Hanks). I due metteranno a rischio la loro carriera e la loro stessa libertà nell’intento di portare pubblicamente alla luce ciò che quattro Presidenti hanno nascosto e insabbiato per anni. Nonostante i meschini tentativi del governo di contenere la fuga di informazioni riservate, i media diffondono la notizia schierandosi dalla parte dei cittadini.


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne ben due candidature ai Premi Oscar del 2018:

Nomination Miglior film
Nomination Miglior attrice a Meryl Streep


Curiosità – fonte: www.2duerighe.com

1 – Ventitre premi Oscar in un unico film. Sommando quelli ricevuti nel corso della loro carriera da Meryl Streep e Tom Hanks con quelli presi dal regista Steven Spielberg, dallo sceneggiatore Josh Singer (Spotlight, 2015) e dagli altri autorevoli membri del cast tecnico, The Post mette insieme ben 23 premi Oscar in un unico film.

2 – I Pentagon Papers, una porzione importante della storia statunitense. Una relazione top secret di 7.000 pagine, piena di scottanti segreti governativi. Il documento detto Pentagon Papers, stilato nel 1967 per l’allora Segretario alla Difesa Robert McNamara, portava alla luce una verità scottante a lungo nascosta: la vastità e la quantità di bugie raccontate sulla sanguinosa guerra in Vietnam che aveva coinvolto quattro diverse amministrazioni USA, da Truman ad Eisenhower, fino a Kennedy e Johnson. Queste rivelazioni erano particolarmente esplosive in un momento in cui i soldati americani, molti dei quali di leva, correvano rischi mortali in ogni istante. Quando un giornalista del The New York, Neil Sheehan, ricevette di nascosto il materiale, il più importante quotidiano nazionale, sfidando il parere dei legali, decise di darne parzialmente notizia. Dal primo momento in cui The New York Times raggiunse le edicole, la domenica del 13 giugno 1971, scoppiò l’inferno e il 15 giugno l’amministrazione Nixon chiese alla Corte Federale di bloccare la pubblicazione dei documenti. Quando però Ben Bagdikian, l’assistente del capo redattore del Washington Post, ottenne un’altra copia completa del documento, l’editrice Katharine Graham – l’unica donna ad avere una posizione di potere in un grande giornale nazionale – dovette decidere se andare avanti nella pubblicazione e rischiare o sottomettersi alle richieste della Corte Federale.

3 – La storia di un’amicizia oltre il fatto di cronaca. The Post racconta però anche la storia della straordinaria amicizia e della collaborazione vincente che si instaurò tra Katharine “Kay” Meyer Graham (Meryl Streep), prima donna alla guida di una compagnia editoriale, e il direttore del suo giornale, e Ben Bradlee (Tom Hanks). La coraggiosa strada che i due intrapresero insieme provocò una frattura tra il sistema politico e il sistema di informazione. Una fuga di notizie senza precedenti, che però riaffermò il diritto di stampa in modo perentorio. Nel corso del tempo l’improbabile rapporto tra Bradlee e la Graham – l’infaticabile rudezza di lui e il fascino riluttante di lei – sarebbe diventato una leggenda del giornalismo come i Pentagon Papers e il Watergate. Un’aspetto umano della storia che al regista stava molto a cuore mettere in evidenza.

Mi piace – ha detto la Streep- che la loro amicizia sia platonica, si vede raramente in un film l’amicizia sul lavoro tra un uomo e una donna. Penso che Katharine adorasse Ben, niente di romantico, penso che lei lo sentisse veramente una parte di sé”.

Tutti sanno che Tom è considerato la persona più gentile di Hollywood e lo è davvero – ha detto l’attrice- ma è anche estremamente intelligente, di un’intelligenza di prim’ordine. Credo che sia proprio questo l’aspetto che condivide con Ben: quello spirito scoppiettante e il fatto che è sempre qualche passo avanti agli altri. Vedi in Tom quella parte della personalità di Ben che vuole di più, di più, sempre di più da tutti”.

Durante quegli avvenimenti – ha aggiunto Hanks-, Ben provava grande affetto per lei e sapeva cosa stava rischiando. Lei doveva rimanere composta e controllata, tutto ricadeva sulle sue spalle, era lei il capo e lei ha dovuto fare quella telefonata che l’ha resa una leggenda. Quando, malgrado tutti i dubbi e i pericoli che stava affrontando, Kay ha detto ‘pubblichiamo’, credo che Ben si sia sentito sollevato. Sentì un’ondata di grande ammirazione per lei”.

4 – Steven Spielberg fu vicino di casa e amico di Ben Bradlee. Il personaggio di Ben Bradlee era noto a Spielberg non solo per la popolarità della sua fama. Il regista, che in passato è stato vicino di casa di Bradlee, ha avuto con lui parecchie conversazioni sul cinema e su fatti cronaca.

Ben – ha raccontato il regista- era il comandante supremo della redazione del Post. Era il capitano della nave, così come era stato capitano di una nave durante la Seconda Guerra mondiale. E dirigeva il giornale come se si trattasse di un’operazione militare di pace. Era un duro, ma aveva una certa tenerezza nel cuore. Amava la gente e, per quanto fosse impaziente, trattava tutti come fossero una famiglia. Ha trasformato il Post in una delle famiglie più grandi della storia”.

5 – Meryl Streep e Tom Hanks hanno studiato approfonditamente per incarnare ciascuno il proprio personaggio. Prepararsi all’interpretazione di questi due personaggi reali ha richiesto ai due attori un lavoro molto intenso. Meryl Streep ha iniziato le sue ricerche leggendo l’autobiografia con cui la Graham ha vinto il premio Pulitzer.

È così ben scritta – ha rivelato l’attrice-, sono convinta che sia l’autobiografia più coinvolgente che abbia mai letto. Mi ha fatto capire una cosa di cui mi avevano parlato anche i figli e gli amici: non è sempre stata la Katharine Graham sicura che la gente ha conosciuto come la prima donna a guidare una compagnia nella lista di Fortune 500. In passato era molto insicura, apparteneva a una generazione di donne dalle quali ci si aspettava solo che fossero capaci di allevare figli e occuparsi della casa. È davvero difficile immaginare quanto fosse diversa quell’epoca se non la si è vissuta. Io l’ho fatto. La mia generazione si è trovata in un momento di crescenti opportunità per le donne e sicuramente io ne ho sfruttate molte. Invece lei era all’avanguardia per i suoi tempi e quindi non era completamente a suo agio nell’assumere un ruolo di leadership”.

Per Tom Hanks esplorare la complessità del mondo di Bradlee è stata una sfida molto gratificante e si è impegnato a fondo in tutta una serie di ricerche.

Ci sono molte informazioni su Ben Bradlee – ha spiegato Hanks-, c’è la sua autobiografia, ci sono anche tantissime interviste, ma per me è stato più importante parlare con le persone che hanno lavorato con lui, compresa sua moglie, Sally Quinn, che mi ha raccontato chi era e perché lo amava. Ho trovato così tanto materiale su Ben che mi sono sentito frustrato dal fatto di non averlo potuto utilizzare tutto nel film”.

6 – Coloro che hanno conosciuto da vicino i veri Ben e Kay si sono commossi nel vedere gli attori sul set. The Post è pervaso da un realismo e da una cura dei dettagli che ha coinvolto l’intero cast e che ha permesso di realizzare un vero e proprio salto nel passato a chiunque vi si accostasse.

L’elemento predominante di mia madre era la sua insicurezza – ha detto Don Grahm, figlio di Katharine-, un elemento che Meryl Streep coglie molto bene. Penso che se mia madre avesse potuto vedere come lei l’ha interpretata ne sarebbe stata molto orgogliosa”.

Quando Sally Quinn, la giornalista che nel 1978 era diventata la terza moglie di Bradlee, è arrivata sul set, si è emozionata vedendo Hanks interpretare Bradlee.

Ho visto Tom – ricorda la Quinn- con la parrucca di Ben e ho capito che aveva fatto bene i compiti a casa. Aveva tutti i ‘movimenti di Ben’ e quell’atteggiamento un po’ arrogante, con il mento sporgente. L’ho guardato e sono crollata. Sono scoppiata a piangere, non pensavo che sarebbe potuto succedere, ma poi Steven mi ha visto e mi è corso incontro per abbracciarmi, poi è venuta Meryl e poi è venuto Tom. Io ho appoggiato il viso sul suo petto e mi sembrava di avere vicino Ben. Gli ho detto: ‘Mi sembra che sia tornato in vita’”.

7 – La prima volta per la Streep con Spielberg. Nonostante le loro ricchissime e brillanti carriere, Meryl Streep e Steven Spielberg non avevano ancora mai avuto occasione di lavorare insieme. Per la Streep lavorare con Spielberg è stata un’esperienza emozionante.

Steven – ha raccontato l’attrice- lavora molto e pensa molto, ma per lui è come giocare, perché ha la capacità di assorbire e la libertà di un bambino. La sua cinematografia è estemporanea, e mi ha scioccato. Non sapevo cosa mi dovessi aspettare, ma siamo arrivati e non ci sono state prove. Sono rimasta sorpresa. Arrivi e inizi a girare e lui comincia a mettere insieme, è tutto molto spontaneo e davvero emozionante. La gente era attentissima, credetemi”.

La profondità con cui Meryl ha interpretato Katharine Graham – ha detto Spielberg – …non so come abbia fatto e io sono il regista”.

8 – Per Hanks The Post è il quinto film con Spielberg. Il rapporto di lavoro tra Spielberg ed Hanks è stato cementato dalle loro numerose collaborazioni, Il ponte delle spie, Salvate il soldato Ryan, Prova a prendermi e The Terminal, ma l’attore sostiene che il regista non smette mai di sorprenderlo.

Steven è un grande regolatore del tempo – ha detto Hanks . Ignora quei momenti che tu credi importanti e arriva in quelli che non credi necessari. Ad esempio, a volte è venuto da me e mi ha chiesto più voce, altre volte invece mi ha detto ‘non essere così sicuro di te’. Fa più lui con la storia di tutti noi attori messi insieme, Steven è al top nel suo lavoro”.

È il quinto film con Tom – ha aggiunto Spielberg -, abbiamo creato una sorta di partnership attore-regista, ma continua a sorprendermi ogni volta che lavoriamo insieme. Non credo che avesse questo personaggio in lui, ma lo ha fatto ed è stato grande vederlo creare la sua versione di Ben Bradlee”.

9 – The Post è stato girato come un vero film degli anni ’70. Tutto in The Post, dalle riprese, i costumi, le location, ai più piccoli dettagli, racconta di un’epoca e una società, quella del giornalismo d’inchiesta e della politica prima dell’avvento delle moderne tecnologie digitali, con un realismo avvincente e velatamente nostalgico, ma mai melanconico. Spielberg e il direttore della fotografia Janusz Kaminski (due volte premio Oscar con Schindler’s List e Salvate il soldato Ryan) hanno scelto di girare in 35mm, come omaggio alla cinematografia degli anni ’70, ma anche per esaltare la ricchezza di ogni dettaglio.

Con Janusz abbiamo voluto che il film sembrasse girato negli anni ’70 – ha detto il regista –. Si è trattato di valutare l’intensità dei colori e di coordinarne le luci di Janusz con i costumi di Ann Roth”.

Il compito di ricreare gli uffici del Washington Post, dove si svolge gran parte del film, è toccato allo scenografo due volte premio Oscar Rick Carter, che ha fatto immergere il cast e la troupe nell’ambiente di quel periodo. Carter ha compiuto tutta una serie di ricerche per ritrarre un periodo del giornalismo completamente diverso da quello attuale, un periodo in cui le redazioni non avevano i computer, ma macchine da scrivere ticchettanti e telefoni fissi. I cinefili ricorderanno sicuramente gli interni del Washington Post di Tutti gli uomini del Presidente, ma consultando gli archivi fotografici ancora esistenti, Carter ha scoperto che nel 1971 gli uffici del Post erano situati in un palazzo diverso e avevano un arredamento diverso.

Volevo creare – ha spiegato Carter – uno spazio in cui gli attori potessero immergersi subito e completamente nella realtà di una redazione del 1971. Ogni volta che lavoro con Steven, cerco di progettare per lui un ambiente in cui ovunque si posi lo sguardo ci si possa trovare nel mondo che la storia sta raccontando”.

10 – Per girare The Post Spielberg ha interrotto la lavorazione di un altro film. Quando gli è stata presentata la sceneggiatura del film Spielberg ha avuto una reazione viscerale e malgrado fosse impegnato nella preparazione del film Ready Player One, ricco di effetti speciali, questo racconto, profondamente umano e così importante nella storia del paese, l’ha affascinato.

La narrazione di Liz Hannah, il suo studio critico e il bel ritratto che fa della Graham – ricorda il regista – mi hanno fatto dire: ‘Sarò un pazzo, ma voglio fare questo film adesso. Mi ha preso”.



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