Ben-Hur

Ben-Hur

1959 ‧ Avventura/Azione ‧ 3h 32m

“Ben-Hur” del 1959 è un kolossal che travolge lo spettatore fin dai primi fotogrammi, una sinfonia visiva orchestrata da William Wyler, dove ogni dettaglio – dalla regia imponente alla colonna sonora di Miklós Rózsa – contribuisce a costruire un affresco epico senza tempo. Girato in formato 65mm con le fotocamere MGM Camera 65, il film raggiunge una nitidezza e una profondità di campo che ancora oggi lasciano senza fiato, con inquadrature ampie e solenni che danno respiro ai set monumentali, costruiti realmente a Cinecittà e non affidati a miniature o effetti ottici. Charlton Heston, nei panni di Judah Ben-Hur, regge l’intero arco narrativo con una fisicità statuaria e uno sguardo carico di risolutezza, ma è la regia di Wyler a guidarlo, calibrando ogni gesto e ogni silenzio in un crescendo drammatico che non cede mai al melodramma gratuito. Il montaggio, vincitore dell’Oscar, è chirurgico, soprattutto nella leggendaria corsa delle bighe: un tour de force tecnico che impiega 78 cavalli, 8 minuti di durata finale e mesi di riprese, con una regia a più livelli capace di trasmettere la frenesia della velocità e il pericolo reale degli stunt – uno su tutti Yakima Canutt, che coreografa l’intera sequenza con un realismo ancora oggi insuperato. La scenografia si muove tra il rigore archeologico e la spettacolarità teatrale, con un uso della luce che scolpisce i volti e impreziosisce ogni angolo dell’inquadratura, mentre i costumi parlano con i colori e i tessuti, restituendo una Roma opulenta e una Giudea calda, polverosa e dolente. La colonna sonora non accompagna semplicemente le scene: le eleva, le rende mitologiche, con leitmotiv che diventano quasi preghiere musicali, cucendo insieme l’intimo e l’epico. La fotografia di Robert Surtees sfrutta ogni sfumatura del Technicolor per creare contrasti narrativi, passando dalle tinte dorate della gloria romana ai chiaroscuri drammatici della prigionia e della vendetta, fino alla redenzione finale, in un crescendo spirituale che riflette la struttura narrativa a spirale. “Ben-Hur” non è solo un trionfo tecnico: è una macchina narrativa che usa la tecnica per emozionare, per scolpire un’epopea che si muove tra l’umano e il divino, il dolore e il perdono, la caduta e la rinascita. Un’opera che, pur immersa negli stilemi del cinema classico hollywoodiano, li supera e li riscrive, raggiungendo una potenza visiva e simbolica che ancora oggi definisce lo standard del cinema epico.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Ben- Hur è un film del 1959 diretto da William Wyler, ispirato all’omonimo romanzo del generale Lew Wallace. Circa ventisei anni dopo l’adorazione dei Magi al neonato Gesù, l’imperatore Tiberio nomina il romano Valerio Grato nuovo governatore di Giudea. Quest’ultimo, insieme al comandante Messala (Stephen Boyd), ha l’ordine di reprimere le rivolte nella regione. Nonostante sia amico di Messala, il ricco principe Giuda Ben-Hur (Charlton Heston) si oppone strenuamente ai romani e minaccia di intralciare i piani del governatore. Durante la parata di benvenuto per Valerio Grato, alcune tegole della casa di Ben-Hur cadono in strada, colpendo accidentalmente il governatore. L’incidente è un’occasione perfetta per Messala, consapevole che l’amico potrebbe minare la politica imperiale. L’uomo, infatti, ordina di imprigionare la madre e la sorella di Giuda e condanna l’amico ai lavori forzati sulle galee. Quando gli schiavi si fermano a Nazareth per rifocillarsi, Ben-Hur è soccorso dal Messia (Claude Heater) e rimane profondamente colpito dalla sua carità. Lo schiavo lavora per tre anni sulle gale, fino a quando la sua nave è coinvolta in una battaglia navale. Nel caos della battaglia, Ben-Hur salva coraggiosamente il console romano Quinto Arrio (Jack Hawkins) che, per sdebitarsi, lo adotta e lo conduce a Roma. Nonostante abbia trovato la gloria come campione delle corse con la quadriglia, l’uomo non può dimenticare la sua famiglia e decide di far ritorno in patria. Durante il viaggio, incontra Baldassare (Finlay Currie), uno dei Magi, che lo introduce allo sceicco IIderim. Il potente signore vorrebbe farlo gareggiare a Gerusalemme ma Ben-Hur rifiuta. Amandolo profondamente, Ester (Haya Harareet) ha atteso per anni il suo ritorno nella dimora in rovina ma, per risparmiargli un’ulteriore sofferenza, decide di mentire sulla sorte della famiglia, asserendo che madre e sorella sono morte in catene. Accecato dall’ira, Ben-Hur giura vendetta e accetta la proposta di IIderim per scontarsi con Messala. Dopo una gara senza esclusione di colpi, il giudeo ha la meglio e scopre la verità sulla sua famiglia. Disperato, Ben-Hur conduce madre e sorella ad assistere alla crudele Via Crucis del Messia ma, quando la terza croce si staglia sul monte del Golgota, accade qualcosa di inaspettato…


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne ben dodici nomination ai Premi Oscar del 1960, portandosi a casa 11 statuette:

  • Miglior film
  • Miglior regia a William Wyler
  • Miglior attore a Charlton Heston
  • Miglior attore non protagonista a Hugh Griffith (II)
  • Miglior fotografia a colori a Robert Surtees
  • Miglior colonna sonora per film drammatico a Miklós Rózsa
  • Miglior scenografia per film a colori a Hugh Hunt, William A. Horning, Edward C. Carfagno
  • Migliori costumi per film a colori a Elizabeth Haffenden
  • Miglior montaggio a Ralph E. Winters, John Dunning
  • Miglior suono a Franklin E. Milton
  • Migliori effetti speciali a A. Arnold Gillespie, R.A. MacDonald, Milo Lory

Le altre nomination furono:

  • Nomination Miglior sceneggiatura non originale a Karl Tunberg

Curiosità – fonte: www.mymovies.it

1) Il libro fu scritto in risposta a una vivace discussione avuta dal Generale Lew Wallace con un miscredente che metteva in dubbio l’esistenza di Dio.

2) Le riprese del film iniziarono senza che la Troupe avesse a disposizione i 4 cavalli bianchi, che furono trovati all’ultimo momento in Juvoslavia.

3) Le riprese della corsa delle Quadrighe (non Bighe) non fu fatta da Wylliam Wyler, ma dalla collaborazione di Andrew Marton, Yakima Canutt (capo Stuntman) da Mario Soldati e Sergio Leone (Aiuto regista).

4) Durante le riprese della corsa avvennero 2 incidenti, la distruzione di una Cinepresa “Camera 65” del valore di 100.000 Dollari ad opera di una quadriga uscita di traiettoria in una curva e una quadriga che saltò un ostacolo troppo violentemente, mandando Joshua Canutt , figlio di Yakima, all’ospedale per una ferita al mento (quella scena è presente nella versione attuale del film, opportunamente montata.

5) Parte della partitura della colonna sonora fu diretta da Carlo Savina a Roma, mentre il resto fu diretto da Miklos Rozsa negli States.

6) Alcuni provini per la parte di Messala, ritraggono Leslie Nielsen (l’abbiamo scampata bella).

7) Kirk Douglas voleva a tutti i costi la parte di Ben Hur, ma Wylliam Wyler aveva in testa Paul Newman, Burt Lancaster, Rock Hudson, Marlon Brando e Cesare Danova prima di scegliere Charlton Heston, così Kirk Douglas, quasi per vendetta si intestardì con “Spartacus“, finanziandolo lui con la sua casa di produzione (Bryna).

8) Per l’ennesimo restauro (Blu Ray) ogni fotogramma del film è stato scansionato con il telecinema per 1/4 d’ora a 8k (praticamente 4 volte quello che serve per un HD (standard futuri?) e poi scalato un passo alla volta allo standard Blu Ray. Le musiche sono state rimasterizzate in High Resolution, il tutto per la durata di circa un anno, il restauro più costoso nella storia del Cinema.

9) Negli anni 80 questo film fu presentato nelle sale anche in “Cinerama”, ma l’operazione era soltanto commerciale (lo standard “Cinerama” prevedeva 3 proiettori).

10) Si vedono Lando Buzzanca, Giuliano Gemma, Marina Berti, Mino Doro, Otello Capanna, Tiberio Mitri (il pugile), Aldo Silvani in particine secondarie.


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