Il paziente inglese

Il paziente inglese

1996 ‧ Romantico/Guerra ‧ 2h 42m

Il paziente inglese è uno di quei film che sembrano respirare lentamente, come se ogni inquadratura avesse bisogno di tempo per depositarsi nello spettatore. Dal punto di vista tecnico, l’opera di Anthony Minghella è costruita su una regia di sottrazione elegante. Non c’è mai un gesto urlato: la macchina da presa si muove con discrezione, spesso in carrelli morbidi o campi lunghi contemplativi, lasciando che siano gli spazi — il deserto, le rovine, le stanze silenziose del monastero — a raccontare quanto e più dei personaggi. La scelta di frammentare la narrazione, alternando presente e memoria, non è un mero artificio formale ma una traduzione cinematografica della mente del protagonista: un corpo immobile che vive solo nei ricordi, montati come schegge emotive. Il montaggio è uno degli assi portanti del film. Walter Murch lavora per associazioni, non per continuità lineare: i tagli seguono le risonanze emotive più che la logica temporale. Una carezza nel presente richiama un gesto identico nel passato; una mappa spiegata diventa un corpo da esplorare. Questo tipo di montaggio “liquido” rende il film più vicino a un flusso di coscienza che a un racconto classico, chiedendo allo spettatore un ruolo attivo, quasi meditativo. La fotografia di John Seale è probabilmente l’elemento più iconico: il deserto non è solo uno spazio fisico ma una condizione dell’anima. Le luci calde e folgoranti dell’Africa contrastano con i toni freddi, lattiginosi dell’Europa ferita dalla guerra. Non c’è mai un realismo crudo: ogni immagine è filtrata da una patina pittorica che sfiora il romanticismo, ma senza scadere nel decorativo. La luce modella i volti come se fossero già memoria, anche quando sono ancora nel presente narrativo. Il sonoro e la colonna musicale di Gabriel Yared operano in sottrazione e accumulo emotivo. I temi ritornano come ossessioni, mai invadenti, spesso più sussurrati che dichiarati. Il silenzio ha un peso specifico enorme: è nei vuoti sonori che il film trova la sua gravità morale, soprattutto nelle scene di cura, attesa e fine. Sul piano attoriale, Minghella lavora per contenimento. Ralph Fiennes costruisce un personaggio fatto di voce, sguardo e immobilità, mentre Juliette Binoche incarna un controcampo vitale, concreto, quasi terrestre. La recitazione non cerca mai l’enfasi melodrammatica: tutto è trattenuto, come se il film avesse paura di profanare il dolore mostrandolo troppo apertamente. In definitiva, Il paziente inglese è un film che usa la tecnica non per esibire bravura, ma per rendere sensibile l’idea che l’amore, la memoria e la colpa non seguono linee rette. È cinema che si muove per stratificazione, per echi, per ritorni. Un’opera che non chiede di essere “seguita”, ma abitata.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Il paziente inglese, è un film diretto da Anthony Minghella. Siamo alla fine della seconda guerra mondiale, in un monastero bombardato nella campagna italiana. Qui Hana (Juliette Binoche), un’infermiera della Royal Canadian Army, si prende cura di un uomo in fin di vita (Ralph Fiennes), deturpato da gravissime ustioni, che non ricorda il proprio nome e che lei chiama il paziente inglese, per via dell’accento britannico con cui si esprime. L’unico elemento che può dare qualche indizio sulla storia e l’identità dell’uomo è una copia del libro delle Storie di Erodoto che raccoglie, fra le pagine, note scritte a mano, fotografie e ricordi. Mentre si prende cura di lui, Hana legge al paziente le pagine del libro, nella speranza di dargli un pò di conforto. Ma si accorge presto che i ricordi risvegliati sono struggenti e dolorosi, testimonianza di un passato complicato. Al paziente e l’infermiera si uniscono Kip (Naveen Andrews), un bellissimo artificiere sikh che l’esercito britannico ha inviato per bonificare il territorio da mine e bombe inesplose, e David Caravaggio (Willem Dafoe), un misterioso agente dell’intelligence canadese che per qualche ragione ha avuto in passato dei contatti con il paziente. Fra gli elementi forniti dal libro, le rivelazioni di Caravaggio e i sofferti racconti del paziente, si riesce a ricostruire la sua identità. Si tratta del conte László de Almásy, un cartografo ungherese che prima della guerra esplorava il deserto del Sahara per mapparlo in una spedizione archeologica e di rilevamento della Royal Geographical Society. Del gruppo facevano parte anche degli inglesi: il suo caro amico Peter Madox (Julian Wadham) e Lord Geoffrey (Colin Firth) con la moglie Katharine (Kristin Scott Thomas), alla guida di un nuovo aereo di loro proprietà. Fra Almásy e Katharine scoppia presto un amore proibito e intenso, che coinvolge entrambi sempre di più. Finchè un giorno, per paura che suo marito Geoffrey scopra tutto, Katharine interrompe bruscamente la relazione…


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne ben dodici nomination ai Premi Oscar del 1997, portandosi a casa nove statuette:

  • Miglior film
  • Miglior regia a Anthony Minghella
  • Miglior attrice non protagonista a Juliette Binoche
  • Miglior fotografia a John Seale
  • Miglior colonna sonora per film drammatico a Gabriel Yared
  • Miglior scenografia a Stuart Craig, Stephanie McMillan
  • Migliori costumi a Ann Roth
  • Miglior montaggio a Walter Murch
  • Miglior suono a David Parker, Walter Murch, Christopher Newman, Mark Berger

Le altre nomination furono:

  • Nomination Miglior attore a Ralph Fiennes
  • Nomination Miglior attrice a Kristin Scott Thomas
  • Nomination Miglior sceneggiatura non originale a Anthony Minghella

Curiosità – fonte: cpop.it

1 – Il paziente ustionato
Il conte László Almásy è coperto da piaghe, ferite e ustioni, che gli causano un dolore insopportabile. Ogni giorno l’attore Ralph Fiennes si sottoponeva ad una sessione di make up di cinque ore per riprodurre la pelle fortemente compromessa del suo personaggio. L’attore, un perfezionista, insisteva affinché venisse truccato completamente, in ogni parte del corpo, anche nelle scene in cui si vedeva solo la sua testa.

2 – L’Oscar di Juliette Binoche si è ammaccato
La Binoche, che ha conquistato un’ambita statuetta per il ruolo di Hana, nel 2005 ha chiesto all’Academy la riparazione (un servizio “incluso nella vittoria”) perché suo figlio, giocando con l’Oscar, lo ha danneggiato.

3 – La scelta di Kristin Scott Thomas
L’attrice voleva assolutamente essere coinvolta nel progetto. Ha scritto una lettera a Minghella, come racconta The Guardian, in cui ha scritto questa frase: “Sono K nel tuo film”. Si era innamorata del personaggio e del libro e si era “fissata” che avrebbe dovuto farne parte. La poesia della storia l’aveva sopraffatta. Aveva poi contattato Minghella e lo aveva incontrato per un pranzo che la Thomas a distanza di anni definisce “disastroso” (“Ero troppo agitata”). L’attrice ha svelato anche che lo studio avrebbe voluto Demi Moore, ma alla fine l’ha spuntata ed è stata Katherine, che è stata convocata con una telefonata dopo il ritorno dalle vacanze estive.

4 – Un film oversize
Come riporta The Independent, il primo montaggio di Anthony Minghella, nella fase di post-produzione, durava quattro ore e dieci. Poi è stato ridotto a meno di tre ore.

5 – Comparse low cost
La produzione non poteva pagare le comparse che interpretavano i tedeschi che sparavano all’inizio all’aereo di Almásy: hanno reclutato quindi dei turisti di passaggio per colpire Lazlo.

6 – Il fascino dell’arte italiana
Come racconta The Independent, è emerso che Juliette Binoche ha definitivamente accettato il ruolo dell’infermiera Hana quando ha letto, nella sceneggiatura del film, la scena in cui Kip Singh mostra alla giovane infermiera gli affreschi sul muro di una chiesa nei dintorni di Pienza.

7 – Un segno del destino
Come racconta Criterion, Minghella ha letto il romanzo tutto d’un fiato, alla fine è rimasto senza parole, completamente disorientato, e ha chiamato subito il produttore Saul Zaentz per cercare di farlo innamorare della sua idea per la realizzazione del progetto. Zaentz non solo aveva letto il romanzo, ma sapeva anche che lo scrittore sarebbe stato vicino a casa sua proprio in quei giorni. Poi Minghella ha scritto e cestinato qualcosa come 20 riscritture del copione.

8 – Le scene d’amore come “una piscina ghiacciata”
Parlando sempre con The Guardian, la Thomas ha rivelato che quello era il suo primo grande ruolo, ottenuto con fatica, con lo scetticismo dello studio e una certa incompatibilità con il regista. Una delle più grandi difficoltà è stata rappresentata dalle scene d’amore, scene ardenti che hanno coinvolto l’attrice con il collega altrettanto giovane, Ralph Fiennes. “È stato come saltare completamente nuda in una piscina ghiacciata. Devi solo tuffarti dentro. Poi improvvisamente qualcosa ti riporta indietro e ti rendi conto che sei completamente nuda in una stanza con persone che non lo sono e ti guardano tutte a bocca aperta“.

9 – L’origine del nome Kip
Kip, interpretato da Naveen Andersen, è un uomo che affascina Hana mentre lei si prende cura del paziente. Il suo nome deriva dal soprannome che veniva dato allo scrittore Michael Ondaatje a scuola, in riferimento alle macchie di olio da cucina sui suoi quaderni. A raccontarlo è stato lo scrittore a The Guardian.

10 – Da colleghi ad (ancora) colleghi
Kristin Scott Thomas e Ralph Fiennes si sono conosciuti sul set de Il paziente inglese e sono diventati buoni amici. In seguito hanno lavorato ancora insieme, in Chromophobia (2005) e in The Invisible Woman (2013).

11 – I László e Katherine alternativi
Al posto di Fiennes e la Scott Thomas avrebbero potuto esserci – come accade di consueto nelle produzioni cinematografiche – altri attori: Demi Moore era la star prescelta per la casa di produzione, ma poi la tenacia della collega britannica l’ha portata ad avere il ruolo. Per la parte di László, come rivela The Independent, era stato provinato anche Daniel Day-Lewis, che poi però declinò l’offerta.

12 – Nicole Kidman nel film?
Ne Il paziente inglese avrebbe potuto esserci anche Nicole Kidman. L’attrice aveva parlato di una trattativa (poi sfumata) con Minghella per un ipotetico coinvolgimento nel film. Alla fine non ne ha fatto parte, ma ha lavorato successivamente con il regista in Ritorno a Cold Mountain.

13 – Le location
Il paziente inglese è stato girato in Toscana, tra la Val d’Orcia, Pienza, Pisa, Montepulciano (dove ci sono gli interni della chiesa, ovvero della cattedrale di Santa Maria Assunta) e Arezzo (dove invece sono stati ripresi gli esterni, quelli della Basilica di San Francesco) e inoltre a Venezia. Le scene del deserto sono state create a Mahdia, in Tunisia, dove oggi si trova un complesso residenziale.


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