L'avventura

L’avventura

1960 ‧ Film di mistero/Romantico ‧ 2h 24m

L’avventura non è un film che “racconta”: è un film che espone. Espone il vuoto, lo dilata, lo mette in scena finché diventa materia visibile, quasi tattile. Antonioni lavora per sottrazione narrativa. L’evento che dovrebbe essere il motore del racconto – la scomparsa di Anna – viene progressivamente svuotato di centralità, fino a trasformarsi in un pretesto formale. Non è un giallo interrotto: è una dimostrazione di come, nel mondo borghese che il film osserva, anche l’assenza più grave perda peso specifico. La trama si dissolve come la relazione tra i personaggi: senza esplosioni, senza traumi evidenti, solo per erosione. La messa in scena è rigorosa, quasi crudele. Antonioni usa l’inquadratura non per seguire i personaggi, ma per resistergli. I campi lunghi isolano i corpi nello spazio, li rendono marginali rispetto all’architettura, al paesaggio, alla roccia. Le Eolie non sono sfondo ma controparte drammaturgica: un ambiente indifferente, arcaico, che annulla l’urgenza umana. La macchina da presa osserva, non partecipa. Non consola. Il montaggio rifiuta la continuità emotiva classica. Le ellissi non accelerano il racconto, lo raffreddano. Antonioni spezza il nesso causa-effetto: le azioni non producono conseguenze chiare, le emozioni non trovano risoluzione. È un cinema dell’intervallo, del tempo morto, in cui l’attesa non è preludio ma condizione permanente. Tecnicamente, la profondità di campo e la composizione sono strumenti di senso. I personaggi spesso occupano porzioni marginali dell’inquadratura, schiacciati o decentrati, come se il mondo li avesse già superati. I silenzi non sono pause: sono affermazioni. Il dialogo è scarno, talvolta inutile; il vero discorso avviene tra corpo e spazio. Monica Vitti non “interpreta” Claudia: la incarna come problema. Il suo volto, continuamente in bilico tra desiderio e colpa, è un campo di tensione irrisolta. Gabriele Ferzetti è l’uomo moderno antonioniano per eccellenza: elegante, mobile, incapace di permanenza. Non è cinico, è semplicemente vuoto di gravità morale. L’avventura è un film tecnico nel senso più alto: ogni scelta formale è una presa di posizione filosofica. Antonioni non giudica i suoi personaggi, li registra come sintomi. Il film non chiede empatia, chiede attenzione. E nel farlo inaugura un cinema in cui il dramma non è ciò che accade, ma ciò che non riesce più ad accadere.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Anna, figlia di un ambasciatore a riposo e fidanzata di Sandro, giovane architetto, viene invitata con Claudia, una sua amica, a una gita sullo yacht di un ricco costruttore. La crociera si svolge nella zona delle isole Eolie, nell’incanto di superbe vedute marine delle quali però nessuno dei partecipanti sembra accorgersi. Ad un certo punto i gitanti sbarcano su un piccolo scoglio e tra Anna e Sandro ha luogo un’accanita discussione. All’improvviso, minaccia un temporale e tutti si affrettano verso la nave ma al momento di imbarcarsi si accorgono che Anna è sparita. Lo yacht deve ripartire per evitare la tempesta, ma Sandro e Claudia rimangono sullo scoglio per cercarla.


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne il Premio Speciale al Festival di Cannes del 1960.


Curiosità – fonte: www.davinotti.com

1 – I vari quadri dipinti da Goffredo (Petrucci), che mostra a Giulia (Blanchar) per sedurla nella sua camera, opere che a prima vista paiono tutt’altro che dilettantesche e influenzate da Picasso, sono in realtà opera della pittrice principessa Dorothy De Poliolo che nel film interpreta Gloria, l’attrice con cui Sandro tradisce Claudia nelle scene finali del film.

2 – Il quotidiano che Claudia (Monica Vitti) legge nella sala d’attesa della stazione dopo un’ora e tre minuti dall’inizio del film è L’Ora del 30 novembre-1 dicembre 1959.


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