La Notte

La Notte

1961 ‧ Romantico/Drammatico ‧ 2h 2m

La Notte è il secondo capitolo della cosiddetta “trilogia dell’incomunicabilità” di Antonioni, e probabilmente il suo film più glaciale, quello in cui il silenzio pesa più delle parole e lo spazio urbano diventa un personaggio esso stesso. Al centro c’è la crisi di una coppia borghese, Giovanni (Marcello Mastroianni) e Lidia (Jeanne Moreau). Lui è uno scrittore in ascesa, lei la moglie che lo accompagna tra salotti, feste, camere d’ospedale e paesaggi di una Milano in pieno boom economico. Ma l’apparente movimento – auto che scorrono, grattacieli che si alzano, feste che esplodono – contrasta con la loro immobilità emotiva: i due non riescono più a parlarsi, a riconoscersi, a trovare un terreno comune. Antonioni filma la città come fosse un deserto lucido: strade larghe, palazzi freddi, spazi immensi che schiacciano i personaggi, isolandoli. La regia è lenta, contemplativa, capace di trattenere lo sguardo anche su gesti minimi o tempi morti. Non c’è mai un vero climax, ma piuttosto un lento sgretolarsi: un logorio interiore che non esplode, si dissolve. Jeanne Moreau è perfetta, con il volto segnato da una malinconia che non ha bisogno di parole; Mastroianni incarna con naturalezza l’uomo che vive di consenso sociale, ma ha perso il senso del suo stesso ruolo. Monica Vitti, eterea e distante, è quasi un miraggio: il desiderio di Giovanni e al tempo stesso la consapevolezza che neanche un nuovo amore possa colmare il vuoto. Il film è affascinante proprio perché “scomodo”: non cerca mai la complicità dello spettatore, non offre spiegazioni né facili emozioni. È un cinema che osserva, che lascia spazio al silenzio, che obbliga a sentire la vertigine dell’incomunicabilità. Alla fine, dopo una notte fatta di incontri e smarrimenti, resta la mattina: una coppia che si guarda ma non si riconosce più. Non c’è rottura clamorosa, né riconciliazione: solo la nuda constatazione del vuoto. È un film che oggi può sembrare “lento”, ma se ci si lascia trasportare dal ritmo ipnotico, La Notte diventa un’esperienza quasi sensoriale: un ritratto impietoso della solitudine contemporanea, girato quando l’Italia sembrava correre verso il benessere ma già mostrava le prime incrinature esistenziali.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Dopo pochi anni di matrimonio lo scrittore Giovanni Pontano e sua moglie Lidia s’accorgono che il loro amore è ormai finito nel grigiore della noia e di una sempre crescente incomunicabilità. La narrazione inizia con la visita che i due coniugi fanno a Tommaso, un loro amico intimo, anche lui scrittore, che trascorre le ultime ore della sua vita in una lussuosa clinica. La dolorosa visione del moribondo spinge Giovanni alla ricerca di una qualsiasi distrazione mentre Lidia, come vuota d’ogni sentimento, vaga senza scopo nella città assolata e deserta. La sera, dopo un’annoiata visita ad un night-club, i due raggiungono la fastosa villa di un industriale che sta proponendo a Giovanni un lavoro redditizio. Giovanni prende tempo. Raggiunge la figlia dell’ospite, che s’annoia nella propria quasi patetica solitudine, e la corteggia. Lidia, a sua volta, accetta con indifferenza le attenzioni di un altro ospite, ma si ritrae decisamente quando lui si fa più pressante. Durante la festa arriva la notizia della morte di Tommaso e l’alba sorprende Lidia e Giovanni l’uno accanto all’altra, ancor più tristi e disillusi. Nel silenzio della campagna, i due trovano il coraggio di parlare apertamente, e con rimpianto, della loro passata felicità, e con un impeto improvviso, quasi disperato, Giovanni abbraccia sua moglie sull’erba.


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne ben tre nomination ai Premi Oscar del 1962 e vinse tutte le statuette:

    • Miglior regia a Michelangelo Antonioni
    • Miglior attrice non protagonista a Monica Vitti
    • Miglior musica a Giorgio Gaslini

Curiosità – fonte: www.davinotti.com

1 – Alla presentazione del libro del protagonista, pubblicato da Bompiani (e qui sospetto un caso di product placement ante litteram…) partecipa il gotha della Bompiani stessa. In questa scena sono presenti, non accreditati ma riconoscibili, lo stesso editore Valentino Bompiani (che ha diverse battute), Salvatore Quasimodo (che ha una battuta) e Umberto Eco (che si vede solo per pochi secondi).

2 – Il 6 luglio 1960, mentre dirigeva una scena in Corso Europa a Milano, il regista Michelangelo Antonioni fu ferito a un piede. La scena rappresentava un ingorgo stradale. C’erano molte macchine e comparse e Antonioni voleva fare una ripresa dal basso. Per questo si era sdraiato sull’asfalto per controllare meglio la visuale. Al “ciak” le automobili si erano mosse ma l’inquadratura non era venuta bene. Il regista aveva dato l’alt e le macchine erano tornate indietro per ripartire. A quel punto si era sentito un grido: un auto, forse sfuggita al controllo del pilota, aveva schiacciato un piede al regista che, portato al pronto soccorso, era stato giudicato guaribile in dieci giorni.


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