Velluto Blu
Quando Velluto Blu uscì nel 1986, il cinema americano non era pronto per il doppio binario di innocenza e orrore che David Lynch volle percorrere. Il film apre le porte di Lumberton, un suburbio apparentemente perfetto, e vi introduce uno squarcio oscuro e disturbante: sotto il prato curato e i sorrisi di facciata si nascondono violenza, desiderio e follia. Sul piano tecnico, Lynch costruisce un linguaggio visivo subito riconoscibile. La fotografia di Frederick Elmes alterna l’iperrealismo dei colori saturi delle case e dei giardini con ombre profonde e contrasti che rivelano l’inquietudine sottostante. L’uso della luce e del colore non è mai decorativo: il blu velluto, filo conduttore del film, diventa simbolo di mistero e ossessione, un colore che “parla” quasi più dei personaggi. Il montaggio di Duwayne Dunham e David Lynch stesso è chirurgico: il ritmo fluttua tra calma apparente e improvvise esplosioni di tensione, costruendo una suspense che non si limita a sorprendere, ma a destabilizzare. La regia mostra una padronanza dei dettagli che rende ogni inquadratura un piccolo enigma: dalla porta del garage socchiusa al movimento della tenda, nulla è lasciato al caso. Il cast è un altro elemento fondamentale. Kyle MacLachlan offre una performance di sguardo e silenzio, incarnando l’innocenza che si confronta con l’oscurità del mondo adulto, mentre Isabella Rossellini diventa icona di ambiguità e sensualità perversa. Dennis Hopper, nel ruolo di Frank Booth, sfiora la caricatura ma con un’intensità tale da trasformarla in pura minaccia. La colonna sonora, tra classici anni ’50 e composizioni di Angelo Badalamenti, amplifica il contrasto tra idillio suburbano e violenza latente, creando una colonna emotiva che rimane impressa anche fuori dal film. Velluto Blu è un’opera che scardina le certezze dello spettatore: mostra che sotto la superficie del quotidiano può celarsi l’inimmaginabile. È disturbante, seducente, e allo stesso tempo un perfetto esempio di cinema che fonde estetica e racconto, facendo diventare ogni scena un’indagine nell’inconscio collettivo.
Trama – fonte: www.comingsoon.it
Velluto Blu è un film del 1986 diretto da David Lynch. Il protagonista della vicenda è il giovane Jeffrey Beaumont (Kyle MacLachlan) che, tornato nella città di Lumberton per assistere il padre malato, fa un ritrovamento inaspettato: un orecchio umano mozzato. Sandy (Laura Dern), la figlia del detective John Willis (George Dickerson), informa il ragazzo che il macabro reperto potrebbe essere legato ai loschi affari di Dorothy Vallens (Isabella Rossellini), affascinante cantante del nightclub. Jeffrey e Sandy decidono di indagare e, grazie ad un ingegnoso quanto illegale inganno, il ragazzo riesce ad ottenere una copia delle chiavi dell’appartamento di Dorothy. Dopo aver assistito all’ammaliante esibizione della cantante, Jeffrey si introduce nella casa in cerca di prove ma è ben presto interrotto dall’improvviso arrivo della padrona di casa. Sebbene sia un intruso, Dorothy è affascinata dal giovane e decide di soddisfare le sue naturali inclinazioni. La passione, tuttavia, è interrotta dall’arrivo di Frank Booth (Dennis Hopper), un uomo turpe con il quale la cantante intrattiene un rapporto di passione ed estrema violenza. Nascosto nell’armadio, Jeffrey assiste all’inconsueto incontro intimo tra i due e rimane scosso nello scoprire che Frank ha fatto rapire marito e figlio di Dorothy, per costringerla a continuare la loro folle relazione. Dopo aver raccontato le sue scoperte a Sandy, con la quale inizia a nascere un’intesa profonda, Jeffrey decide di pedinare Frank e individua due misteriosi uomini che sembrano gravitare attorno agli affari di Booth. In cerca di ulteriori prove, il ragazzo si reca a casa di Dorothy e, nonostante i sentimenti che prova per Sandy, finisce con il cedere a desiderio. L’inatteso ingresso di Frank, che costringe Jeffrey e Dorothy a seguirlo con la forza, rischia di avere conseguenze mortali per il ragazzo. Ma Jeffrey, ormai troppo coinvolto per smettere di indagare, è sul punto di scoprire un’agghiacciante verità sulla cittadina di Lumberton…
Cast – fonte: www.comingsoon.it















Trailer
Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it
Il film ottenne una nomination ai Premi Oscar del 1987:
- Nomination Miglior regia a David Lynch
Curiosità – fonte: www.cinefacts.it
1 – Il gas.
Per tutto il film vediamo Frank Booth inalare qualcosa da una bombola. Inizialmente David Lynch pensava all’elio, che avrebbe reso la voce di Dennis Hopper stridula e infantile e avrebbe quindi funzionato come contrasto assoluto con il carattere del personaggio. Hopper però non fu d’accordo e discusse con il regista sul fatto che dovesse essere lui a decidere di quale droga si facesse il suo Frank. L’attore svelò solo alla fine di quale gas si trattasse, dicendo a Lynch che lui sapeva bene cosa ci fosse dentro le bombole e sentendosi rispondere “Dennis, sono davvero grato a Dio che tu lo sappia!“. Nonostante Hopper si rese conto in seguito di quanto straniante avrebbe potuto essere l’effetto della vocina con l’elio, Lynch fu contento del cambio perché la cosa al posto di inquietare il pubblico avrebbe potuto causare un’ilarità assolutamente non voluta. In ogni caso, il gas scelto da Dennis Hopper per il suo personaggio fu il nitrito di amile: usato per aumentare le performance sessuali, provoca un breve stato di euforia e di rilassamento muscolare. Come stupefacente, è più comunemente conosciuto come Popper. E se riguardate il film conoscendo gli effetti del Popper, vi risulterà molto più chiara la prova di recitazione di quel pazzo incredibile che fu Dennis Hopper, che per il suo ruolo in Velluto Blu ricevette il plauso mondiale e che fu la parte che gli fece ottenere in assoluto più nomination e riconoscimenti di tutta la sua carriera. DON’T YOU FUCKING LOOK AT ME!
2 – Blue Velvet.
I produttori del film non avevano nessuna intenzione di spendere parte del budget per aggiudicarsi i diritti della canzone Blue Velvet di Bobby Vinton, che Lynch voleva mettere nella scena di apertura del film. Venne quindi scritturato il compositore Angelo Badalamenti, al quale fu chiesto di effettuare una nuova registrazione del brano che doveva suonare esattamente come… quella vecchia. Una volta pronto il brano venne quindi scritturato anche lo stesso Bobby Vinton che fu portato in studio per ri-registrare la sua parte vocale, a 23 anni di distanza. Dato che era passato del tempo e che Vinton non aveva più 28 anni ma 51, la sua voce era cambiata e si dovette quindi abbassare di due toni e mezzo il brano, per facilitargli il compito. Quando David Lynch sentì la nuova registrazione disse però che la nuova tonalità non avrebbe funzionato come quella del 1963. Dopo aver speso dei soldi per lo studio, per i musicisti e per Bobby Vinton, quindi, la produzione spese il necessario per aggiudicarsi i diritti del brano originale. Come aveva chiesto David Lynch all’inizio.
3 – Le risate inopportune.
Quella in posizione 5 non è sicuramente una scena da ridere, ma… Isabella Rossellini ha raccontato che durante le riprese della scena dello stupro, David Lynch non riusciva a smettere di ridere. Il regista disse che la cosa gli sembrava così assurda e strana che gli scatenava delle risate incontrollate, il che era un problema dato che oltre a entrare nei microfoni la cosa distraeva non poco gli attori protagonisti. Sebbene fosse sconcertata dal motivo per cui Lynch stesse ridendo in quel momento, la Rossellini aggiunse che però da lì in poi lei stessa ride in modo incontrollabile ogni volta che guarda quella scena del film. Alzi la mano chi ride durante quella scena, perché qui entriamo nel mondo della psicanalisi seria!
4 – Fuck!
La parola fuck e i suoi derivati – non c’è bisogno che vi si scriva la traduzione in italiano, giusto? – viene pronunciata nel film per un totale di 56 volte. E fin qui non ci sarebbe quasi niente di strano, ci sono film dove le volte superano le 200 o 300… Ma la particolarità di Velluto Blu è che 55 volte su 56 la parola fuck viene pronunciata dal personaggio di Frank, che la dice quasi in tutte le sue battute. La cinquantaseiesima? Dal personaggio di Ben Soave (Dean Stockwell), ma… perché costretto da Frank! Dennis Hopper ha raccontato un aneddoto secondo il quale David Lynch non la diceva mai sul set, nemmeno quando doveva imbeccarlo sulle sue battute. Il regista si limitava a indicargliela sulla sceneggiatura e dirgli “Quella parola“. Hopper aggiunse che lo divertiva il fatto che potesse scriverla così tante volte ma che non volesse dirla, e che tutto ciò secondo lui rendeva David Lynch molto “particolare”. …e se lo dice Frank Booth, c’è da crederci.
5 – Sotto il vestito… niente.
Abbiamo già parlato nell’introduzione della scena in cui Jeffrey è nascosto nell’armadio. E senza dubbio la scena che inizia con Dennis Hopper che intima a Isabella Rossellini “Spread your legs… wider” è una di quelle che più rimangono impresse. Ma è molto probabile che rimase impressa anche allo stesso Dennis Hopper, e non per gli stessi motivi. La Rossellini ha svelato che sotto il vestito era completamente nuda ma che il suo partner non era stato avvisato della cosa, per cui Hopper se ne accorse solamente mentre la scena veniva recitata e la cinepresa stava girando. Per i due attori quello era il primo ciak in assoluto nel quale si trovavano a recitare insieme.
6 – L’esclusione dalla Mostra.
Nel 1986 Luigi De Laurentiis e David Lynch proposero Velluto Blu alla Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Ma il film venne respinto. L’allora Direttore Gian Luigi Rondi addusse come motivazioni i nudi di Isabella Rossellini e le scene scabrose del film, che a suo avviso avrebbero sporcato l’immagine e la fama della madre dell’attrice, Ingrid Bergman. La Rossellini commentò così: “Mi aspettavo dei dissensi, ma non avrei mai pensato che quelle scene, indispensabili per il film, diventassero oggetto di polemica. Quello che più mi piace di “Velluto blu” è che oltre a essere un giallo è un’opera astratta e piena di emozioni, con le sue sensazioni di paura, mistero e perversione“. All’epoca lei e David Lynch erano impegnati in una relazione, che terminò nel 1990. Nel 1950 Roberto Rossellini fu fischiato a Venezia per il suo Stromboli (Terra di Dio), dove recitava appunto Ingrid Bergman, per via di quel fattaccio brutto con Anna Magnani, abbandonata da lui proprio in favore dell’attrice svedese. Insomma: se vi chiamate Rossellini, evitate di andare alla Mostra di Venezia.
7 – In Dreams.
Dean Stockwell che canta In Dreams di Roy Orbison è forse una delle scene più famose di tutto il film. E probabilmente è anche una delle più grandi scene del Cinema di David Lynch. Roy Orbison dichiarò in seguito: “Ero mortificato perché stavano parlando del mio ‘Candy Colored Clown’ in relazione a un affare di droga…Ho pensato “Ma che cazzo?!”.Più tardi però, durante una tournée abbiamo pubblicato il video e alla fine apprezzo ciò che David ha dato alla canzone e ciò che la canzone ha dato al film – mi piace come abbia raggiunto questa qualità ultraterrena che ha aggiunto una dimensione completamente nuova al brano“. La stranezza della scena è anche dovuta alla fotografia, e su tutti l’effetto che quella lampada da cantiere crea sul volto di Stockwell. Beh, la cosa nacque per caso: David Lynch vide l’attore che teneva in mano la lampada durante alcune prove di illuminazione, dove per gioco si era messo a cantare la canzone tenendola al posto del microfono: il regista cambiò immediatamente idea rispetto alla sceneggiatura e al posto del microfono, nel film, tenne la lampada.
8 – Il ruolo di Frank.
Frank Booth è senza dubbio uno dei personaggi più incredibili apparsi nel Cinema hollywoodiano degli ultimi 40 anni. Molti attori erano in lizza per il ruolo ma altrettanti lo rifiutarono dopo aver letto la sceneggiatura perché lo ritenevano eccessivo. E come dar loro torto, in effetti. A un certo punto Willem Dafoe era vicinissimo alla chiusura dell’accordo, ma un giorno si presentò ai provini un grintosissimo Dennis Hopper, che a quanto si racconta andò da produzione e regista a dire: “Io devo interpretare Frank, perché IO SONO Frank!“. Cosa intendesse dire, dato il personaggio, non fu mai davvero chiaro… ma il ruolo fu suo.


