Memoria

Memoria

2021 ‧ Cinema fantastico/Film di mistero ‧ 2h 16m

Qui entriamo in un cinema che non ha niente a che vedere con la narrazione classica: Memoria è più un’esperienza che un film. Tilda Swinton interpreta Jessica, una donna straniera in Colombia che comincia a sentire un rumore inspiegabile, come un colpo sordo che solo lei percepisce. Da lì parte un viaggio che non è fatto di azione, ma di attese, incontri e sensazioni. La cosa che ti cattura subito è la lentezza: Apichatpong usa piani fissi lunghissimi, silenzi quasi assoluti, inquadrature che sembrano contemplazioni. All’inizio spiazza, ma se ti ci lasci cadere dentro diventa quasi ipnotico. Tilda Swinton è perfetta per questo tipo di cinema: ha quell’aura fragile e aliena che la rende credibile come “medium” tra il mondo reale e quello invisibile. Il suono — quel bang misterioso — è il cuore del film. Non ti viene mai spiegato davvero, ma diventa metafora: la memoria individuale, il trauma collettivo, l’eco della storia che abita nei luoghi e nelle persone. L’ultima parte si apre quasi alla fantascienza, ma in modo naturale, come se fosse la cosa più logica del mondo: realtà e sogno, vita e passato, umano e non-umano si mescolano senza confini. In sostanza, Memoria non è per chi cerca una trama solida o colpi di scena. È cinema da vivere lentamente, che ti lascia un’impressione più che una storia. Alla fine, ti resta addosso come quando ti svegli da un sogno: non lo capisci fino in fondo, ma ti ha toccato.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Memoria, film diretto da Apichatpong Weerasethakul, racconta la storia di Jessica (Tilda Swinton), che si trova a Bogotà per far visita alla sorella e si risveglia spesso all’alba, a causa di forti e strani rumori. Durante la sua permanenza, la donna conosce l’archeologa Agnès (Jeanne Balibar), che si trova a Bogotà per studiare alcuni resti umani rinvenuti durante la costruzione di un tunnel sotto le Ande e supervisionare gli scavi. Un giorno, mentre Jessica va a far visita ad Agnès, s’imbatte in Hernán (Elkin Díaz), uno squamatore di pesci che lavora in una cittadina lì vicina. Fa amicizia con l’uomo e, camminando lungo il fiume, si raccontano e condividono le loro memorie. Nonostante si trovi bene a Bogotà e abbia legato con più persone, Jessica è insospettita dagli inquietanti rumori notturni ed è decisa a fare chiarezza sulla loro origine…


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne e vinse la menzione speciale al Festival di Cannes del 2021:

  • Premio della giuria

Curiosità – fonte: varie

1. Il primo film fuori dalla Thailandia
Apichatpong Weerasethakul, regista noto per film come Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti, ha girato Memoria interamente in Colombia. È la sua prima opera al di fuori del suo Paese, e infatti scelse Tilda Swinton proprio per affrontare insieme l’esperienza di “essere stranieri” in una terra diversa.

2. Un suono che nasce da un ricordo personale
Il misterioso “bang” che perseguita Jessica viene da un’esperienza reale del regista: per anni Weerasethakul ha sofferto di sindrome da esplosione della testa, un disturbo raro in cui, durante il sonno, si avverte un rumore fortissimo senza una causa esterna.

3. Un film pensato come esperienza, non solo racconto
Il ritmo lentissimo, i lunghi silenzi e i piani fissi sono voluti: l’idea era che lo spettatore “abitasse” il film come si abita un sogno. Non tutti lo reggono, ma per chi si lascia trascinare diventa ipnotico.

4. La scelta di Tilda Swinton
Swinton e Apichatpong si conoscevano da anni. Lei ha accettato di recitare in spagnolo pur non conoscendo la lingua, proprio per mantenere quella sensazione di spaesamento che il personaggio vive nel film.

5. Un’uscita… unica
Negli Stati Uniti il film è stato distribuito con una formula particolare: non in contemporanea ovunque, ma come “tour itinerante”. È passato di sala in sala, in una sola città alla volta, quasi come un evento. Una distribuzione pensata per renderlo più “memoria collettiva” che semplice prodotto.

6. Il finale divisivo
L’ultima parte, con una svolta quasi fantascientifica, ha spiazzato molti spettatori. Alcuni l’hanno trovata surreale e incomprensibile, altri l’hanno amata come il cuore del film. Apichatpong stesso ha detto che non vuole spiegare tutto: preferisce che ogni spettatore porti a casa la propria interpretazione.


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