Non aprite quella porta

Non aprite quella porta

1974 ‧ Horror/Giallo ‧ 1h 23m (VM18)

Non aprite quella porta rappresenta uno degli esempi più radicali di come il linguaggio cinematografico possa trasformare un budget ridottissimo in un’esperienza sensoriale devastante. Diretto da Tobe Hooper, il film rinuncia quasi completamente all’eleganza della messinscena classica per adottare uno stile visivo sporco, documentaristico e profondamente immersivo, nel quale la macchina da presa sembra essere un testimone casuale degli eventi piuttosto che un narratore onnisciente. La fotografia di Daniel Pearl sfrutta la luce naturale e le alte temperature del Texas per ottenere immagini sovraesposte, polverose e opprimenti, mentre il formato 16 mm, successivamente riversato in 35 mm per la distribuzione, conferisce alla grana una consistenza ruvida che amplifica il senso di autenticità e degrado. Il montaggio alterna improvvise accelerazioni a momenti di apparente quiete, costruendo una tensione crescente che culmina in esplosioni di violenza tanto improvvise quanto prive di enfasi spettacolare. È proprio questa assenza di preparazione melodrammatica a rendere memorabili sequenze come il primo ingresso di Leatherface, risolte con pochi movimenti essenziali e un uso magistrale del tempo cinematografico. Il sonoro svolge un ruolo determinante: la colonna musicale tradizionale è quasi assente e viene sostituita da rumori metallici, stridii industriali, ronzii e suoni ambientali che creano una partitura acustica disturbante, facendo percepire ogni ambiente come ostile e malsano. Le scenografie, costruite con ossa, oggetti recuperati e materiali organici, trasformano la casa della famiglia Sawyer in uno spazio che sembra appartenere a un incubo febbrile più che alla realtà, mentre la direzione artistica evita qualsiasi estetizzazione della violenza preferendo suggerirla attraverso l’inquadratura, il montaggio e la reazione dei personaggi. Paradossalmente il film contiene molto meno sangue di quanto la sua fama lasci immaginare, affidando l’orrore alla potenza dell’immaginazione dello spettatore piuttosto che all’esibizione grafica degli omicidi, una scelta che ha contribuito a renderlo ancora più disturbante. Le interpretazioni privilegiano una recitazione fisica e istintiva, culminando nella prova estrema di Marilyn Burns, il cui progressivo collasso psicologico diventa il fulcro emotivo dell’ultima parte del film. Anche Gunnar Hansen costruisce un antagonista iconico attraverso il linguaggio del corpo più che con la parola, trasformando Leatherface in una presenza animalesca, imprevedibile e inquietantemente umana nella sua brutalità. Dal punto di vista registico Hooper evita qualsiasi spiegazione psicologica o morale, lasciando che l’orrore emerga dalla normalità degradata di un’America rurale in crisi economica e sociale, facendo del cannibalismo e della follia una deformazione estrema della disgregazione familiare e del tramonto del sogno americano. Il risultato è un’opera che ha ridefinito il cinema horror moderno influenzando profondamente il sottogenere slasher e decine di autori successivi, dimostrando come la vera paura possa nascere non dalla quantità di effetti speciali o di violenza mostrata, ma dalla capacità di costruire un universo cinematografico credibile, soffocante e visceralmente realistico, tanto da essere ancora oggi considerato uno dei film più influenti e studiati nella storia del cinema horror.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Non Aprite Quella Porta è un horror del 1974 diretto da Tobe Hopper, il primo di una saga di successo. Nell’agosto del 1973, un gruppo di cinque ragazzi del college – Sally Hardesty (Marilyn Burns), il fidanzato Jerry, suo fratello invalido FranklinPam (Teri McMinn) e il suo ragazzo Kirk – decidono di recarsi a Newt in Texas per andare a vedere la vecchia casa del nonno di Sally e Franklin. Durante il tragitto in macchina, gli studenti notano alcune anomalie e per questo decidono di evitare di fermarsi se non per motivi strettamente necessari. Quest’idea non ha vita lunga, tant’è che i ragazzi, intravedendo un autostoppista sulla strada, si fermano per dargli un passaggio, e l’uomo inizia a dare segni di follia. Abbandonato il pazzo, si fermano a una stazione di benzina per fare rifornimento, ma questa sembra non disporre di carburante. A rendere tutto ancora più strano è il benzinaio che intima ai ragazzi di non proseguire oltre, perché la città è abitata da gente cattiva e inaffidabile. Nonostante i continui segnali contrari, i ragazzi continuano nel loro viaggio, finché Kirk e Pam non trovano un posto per fare il bagno e decidono di trascorrere lì del tempo. Gli altri tre, intanto, sembrano essere incuriositi da un forte rumore che proviene da una villetta non lontano. Sarà all’apertura della porta dell’abitazione che le cose prenderanno una piega totalmente diversa da come programmato…


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Nessun riconoscimento di rilievo!


Curiosità – fonte: www.madmass.it

1 – Il regista Tobe Hooper non aveva inizialmente immaginato quello che sarebbe diventato The Texas Chain Saw Massacre: fu il co-sceneggiatore Kim Henkel a convincerlo a passare all’horror.

2 – I personaggi di Leatherface e dei suoi famigliari cannibali sono ispirati alle gesta di Ed Gein, un celebre serial killer che nell’America degli anni cinquanta divenne noto per scuoiare e realizzare pezzi di arredo con la pelle e altre parti del corpo delle sue vittime. Ed Gein fornì l’ispirazione iniziale a molti altri film, da Psyco di Alfred Hitchcock a Il silenzio degli innocenti di Jonathan Demme.

3 – Il budget iniziale del film era di appena 60.000 dollari, poi aumentati a circa 140.000 a causa di problemi e ritardi durante le riprese. Avendo incassato trenta milioni di dollari nei soli Stati Uniti d’America, si tratta di uno dei film indipendenti di maggior successo della storia del cinema.

4 – Le riprese del film furono funestate e complicate da incidenti e problematiche di ogni tipo, a cominciare dal periodo scelto per le riprese: in certe zone del Texas d’estate le temperature superano regolarmente i 40°, e del cast soprattutto Gunnar Hansen, l’interprete di Leatherface, soffrì molto il caldo, non potendosi mai togliere il pesante costume dell’assassino. Le alte temperature però aiutarono le interpretazioni degli attori, portandoli all’esasperazione: tanto il regista quanto il cast concordarono nell’indicare la scena in cui Sally è legata alla sedia nella “cena di famiglia” come quella in cui tutti andarono “un po’ fuori di testa” per il caldo e per la complessità degli effetti speciali, che richiesero quasi trenta take.

5 – La notte prima dell’ultimo giorno di riprese, per smorzare la tensione, il cast e la troupe del film organizzarono un piccolo festino a base di marijuana. Ne risentì di nuovo Hansen, che, non avendo mai fatto consumo di droga prima, l’indomani ebbe non poche difficoltà a reggersi in piedi nel girare una scena in cui attraversa la famosa “porta” del titolo con la motosega in mano.

6The Texas Chain Saw Massacre uscì nell’autunno del 1974, suscitando da subito grande clamore e dibattito. A Ottawa, in Canada, la polizia si oppose alle proiezioni nei cinema regolari, e in Gran Bretagna al film venne proibita la proiezione fino al 1998. Inizialmente, The Texas Chain Saw Massacre venne del tutto bandito anche in Brasile, Cile, Finlandia, Islanda, Irlanda, Norvegia, Singapore, Svezia e Germania Ovest.

7 – Negli anni, si sono moltiplicate le analisi e gli studi che leggono il film di Tobe Hooper come una metafora dell’America di quegli anni. Secondo lo studioso di cinema Christopher Sharrett, a partire da film di Alfred Hitchcock come Gli uccelli o lo stesso Psyco il cinema horror americano si è confrontato e interrogato “sulla validità fondamentale del processo di civilizzazione americano“: il film di Hooper, ambientato, al pari del coevo Le colline hanno gli occhi di Wes Craven, in una provincia rurale americana spopolata e vittima dell’urbanizzazione, rappresenterebbe il punto più cupo e pessimista di questa riflessione.

8 – Un’altra chiave di lettura del film, proposta dal critico inglese Kim Newman, coglierebbe in Non aprite quella porta alcuni tratti che parodiano gli stilemi delle sitcom americane: oggetto della sua riflessione era soprattutto la scena della “cena di famiglia”, con lo scheletro del nonno che dovrebbe “decapitare” Sally come una capretta.

9 – Anni dopo l’uscita del film, Tobe Hooper rivelò di aver avuto l’idea per il principale strumento di morte del film mentre era nella sezione ferramenta di un centro commerciale molto affollato, essendoci i saldi natalizi, e si trovò a pensare che una motosega sarebbe stata molto utile per farsi strada tra la folla.

10 – Il regista Guillermo Del Toro, futuro premio Oscar per La forma dell’acqua, divenne vegetariano dopo aver visto The Texas Chain Saw Massacre: i cannibali protagonisti del film infatti si erano tramandati nelle generazioni una macelleria di famiglia, e adesso che la grande distribuzione aveva messo in crisi la loro attività non sapevano più distinguere la carne animale da quella umana. Dopo quattro anni, Del Toro cambiò idea e tornò a mangiare carne.


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