Narciso nero

Narciso nero

1947 ‧ Thriller/Drammatico ‧ 1h 40m

Narciso Nero (1947), diretto da Michael Powell e Emeric Pressburger, è una delle opere più raffinate della storia del cinema, capace di trasformare un intenso dramma psicologico in un’esperienza visiva di straordinaria eleganza. Ambientato in un ex palazzo reale sulle montagne dell’Himalaya, il film esplora il conflitto tra spiritualità, desiderio e isolamento attraverso un linguaggio cinematografico in cui ogni elemento tecnico contribuisce alla narrazione. Pur essendo stato realizzato quasi interamente negli studi inglesi, riesce a evocare la grandiosità del paesaggio orientale grazie alle scenografie di Alfred Junge e ai magistrali matte painting di W. Percy Day, un perfetto esempio di come l’artificio possa diventare pienamente credibile. La fotografia in Technicolor di Jack Cardiff rappresenta il cuore espressivo dell’opera: il colore non ha una funzione puramente estetica, ma accompagna la progressiva trasformazione emotiva delle protagoniste, passando da toni delicati a contrasti sempre più intensi che riflettono il loro tormento interiore. La regia di Powell predilige inquadrature rigorose, movimenti di macchina misurati e una composizione dello spazio fortemente simbolica, mentre il montaggio costruisce una tensione crescente senza mai ricorrere a effetti spettacolari. Le interpretazioni di Deborah Kerr e Kathleen Byron conferiscono ulteriore profondità a un racconto in cui la dimensione psicologica prevale costantemente sull’azione. Il risultato è un film che continua a distinguersi per la perfetta armonia tra fotografia, scenografia e regia, dimostrando come la forza del cinema risieda nella capacità di trasformare immagini, luce e colore in strumenti di autentica narrazione emotiva.


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Una comunità di suore che vivono in un piccolo monastero di Calcutta partono per aprire un centro missionario alle pendici del Tibet. La loro nuova sede è un castello regalato al loro ordine da un principe indiano che l’ha ereditato da suo padre. Appena arrivate nel paesino, le suore aprono immediatamente una scuola e un ambulatorio, ma devono scontrarsi con la diffidenza della popolazione rimasta fedele al santone locale. Il castello, poi, era stato la sede dell’harem del vecchio principe e nelle sue stanze riecheggia ancora l’eco di quel periodo. A poco a poco, la resistenza delle suore si logora e iniziano a rimpiangere la vita e il mondo che hanno abbandonato. Quando una bambina portata al loro ambulatorio muore, le religiose si arrendono e smettono di lottare. Mentre intorno alla missione si crea il vuoto, una suora impazzisce e tenta di uccidere la Madre Superiora. È la fine.


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne due nomination ai Premi Oscar del 1948, ottenendo entrambe le statuette:

  • Miglior fotografia a colori a Jack Cardiff
  • Miglior scenografia per film a colori a Alfred Junge

Curiosità – fonte: WEB

1 – Tutto finto, ma da Oscar.
Le montagne innevate, i panorami mozzafiato e la vegetazione lussureggiante non sono riprese dal vero, ma furono realizzati dal Dipartimento Artistico. I fondali erano fotografie in bianco e nero ingrandite su cui vennero applicati colori sgargianti usando gessetti pastello, un trucco visivo che valse l’Oscar alla migliore fotografia (a Jack Cardiff) e alla migliore scenografia.

2 – La forza del Technicolor.
Il regista scelse di girare tutto negli studi di posa proprio per avere il controllo totale sulla palette cromatica. Il colore saturo e innaturale contribuisce ad aumentare il senso di alienazione e l’allucinazione sensoriale che colpisce le suore.

3 – Un film pioniere dell’eros.
È considerato da molti critici, tra cui Martin Scorsese, uno dei primi veri film ad alta carica erotica della storia del cinema. L’intensità sensoriale è palpabile, rappresentando la repressione e il risveglio dei desideri delle religiose a contatto con il fascino dell’oriente e del personaggio di Mr. Dean.

4 – L’adattamento e la censura.
Il titolo si riferisce a un profumo, il Black Narcissus appunto, usato dal giovane generale indiano, il cui aroma sensuale fa vacillare le protagoniste. Quando il film arrivò in America, la severa Legion of Decency cattolica impose tagli drastici ai flashback sentimentali della Madre Superiora. Anche il doppiaggio italiano originale modificò i dialoghi per edulcorare la tensione sessuale e le dichiarazioni d’amore.

5 – Una svista sonora.
Nel sonoro del film c’è una gaffe involontaria notata da molti spettatori: in una scena ambientata alle pendici dell’Himalaya, si sente chiaramente il verso (“la risata”) di un kookaburra, un uccello che in realtà vive esclusivamente in Australia.


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