Volti
Volti (Faces, 1968) di John Cassavetes rappresenta uno dei momenti fondativi del cinema indipendente americano moderno, non tanto per la storia che racconta quanto per il modo radicalmente nuovo con cui sceglie di osservarla. Cassavetes abbandona ogni forma di eleganza narrativa tradizionale e costruisce un’opera che sembra nascere direttamente dalla vita, con una macchina da presa inquieta, quasi invasiva, che si aggrappa ai corpi e soprattutto ai volti dei personaggi per registrarne le minime oscillazioni emotive. Girato in un contrastato bianco e nero e realizzato con metodi produttivi indipendenti, il film segue la dissoluzione di un matrimonio borghese trasformando una vicenda privata in una riflessione più ampia sull’incomunicabilità, sulla solitudine e sull’incapacità degli individui di costruire relazioni autentiche. Dal punto di vista tecnico, l’elemento più impressionante è l’uso della recitazione come struttura portante del linguaggio cinematografico. I dialoghi appaiono spontanei, frammentati e spesso sovrapposti, generando una sensazione di realtà quasi documentaristica, mentre i lunghi primi piani eliminano qualsiasi distanza tra spettatore e personaggio. Cassavetes non cerca la perfezione formale ma l’autenticità emotiva: le esitazioni, le risate nervose, i silenzi imbarazzati e le improvvise esplosioni di rabbia diventano il vero motore del racconto. La macchina da presa a mano, i movimenti irregolari ed il montaggio apparentemente disordinato contribuiscono a creare una tensione continua che riflette il caos interiore dei protagonisti. La regia si concentra ossessivamente sulla dimensione psicologica, trasformando ogni scena in una sorta di autopsia delle relazioni umane. I personaggi ridono molto, parlano incessantemente, bevono, flirtano e si provocano, ma dietro questa frenesia emerge costantemente un senso di disperazione esistenziale. Il film sembra suggerire che il linguaggio stesso sia diventato insufficiente a esprimere i sentimenti autentici, e proprio per questo Cassavetes affida ai volti, agli sguardi e alle pause il compito di raccontare ciò che le parole non riescono più a dire. Pur risultando talvolta estenuante nella durata e nell’intensità emotiva, Volti resta un’opera di straordinaria importanza storica ed artistica. È un film che rifiuta deliberatamente il comfort dello spettatore e che sostituisce la narrazione classica con un’immersione totale nella fragilità umana. Più che essere osservato, va vissuto: un esperimento cinematografico coraggioso che ha ridefinito il concetto stesso di realismo nel cinema americano e che ancora oggi conserva una forza espressiva sorprendente.
Trama – fonte: www.comingsoon.it
Una volta giunto all’età matura Richard Forst, un agiato uomo d’affari di Los Angeles, decide all’improvviso di lasciare la moglie Maria per la giovane Jeannie Rapp.
Cast – fonte: www.comingsoon.it




















Trailer
Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it
Il film ottenne tre nomination ai Premi Oscar del 1969:
- Nomination Miglior attore non protagonista a Seymour Cassel
- Nomination Miglior attrice non protagonista a Lynn Carlin
- Nomination Miglior sceneggiatura originale a John Cassavetes
Curiosità – fonte: WEB
1 – Il coinvolgimento di Steven Spielberg.
Nel 1964 Cassavetes sorprese un giovanissimo Steven Spielberg a spiare sul set e gli permise di dirigerlo per un giorno. Spielberg lavorò poi per due settimane come assistente di produzione non accreditato al film.
2 – Montaggio infinito.
Delle circa 150 ore di pellicola girate in sei mesi, furono selezionati 130 minuti. Il processo di montaggio richiese quasi 4 anni.
3 – Cast non retribuito.
Durante le riprese iniziali, Cassavetes ha lavorato con attori e tecnici che hanno prestato il loro talento a titolo gratuito, credendo fortemente nel progetto.
4 – Le candidature agli Oscar.
La pellicola ha ricevuto ben 3 nomination agli Oscar: Miglior sceneggiatura originale, Miglior attore non protagonista (Seymour Cassel) e Miglior attrice non protagonista (Lynn Carlin)
5 – Stile Visivo.
Il regista ha scelto di girare in uno stile crudo in bianco e nero ad alto contrasto su pellicola da 16 mm, per accentuare il senso di realismo e intimità.
6 – Il preferito di Steve Buscemi.
L’attore ha più volte dichiarato che Volti è in assoluto il suo film preferito.


