12 anni schiavo
12 anni schiavo è un film che colpisce prima ancora che per la sua storia, per come questa viene raccontata. Steve McQueen, regista britannico noto per il suo rigore stilistico e per la capacità di mettere a fuoco il dolore senza ricorrere a scorciatoie emotive, realizza qui la sua opera più universalmente riconosciuta, ma non per questo meno personale. Il film si basa sull’autobiografia di Solomon Northup, un uomo libero afroamericano che, nel 1841, viene rapito e venduto come schiavo, passando dodici anni in condizioni disumane prima di riacquistare la libertà. Dal punto di vista tecnico, la regia di McQueen è chirurgica. Non ci sono fronzoli né virtuosismi gratuiti, ma ogni inquadratura è pensata per restituire una sensazione precisa. I movimenti di macchina sono lenti, ponderati, spesso assenti: prevalgono i campi lunghi e i piani fissi, che obbligano lo spettatore a confrontarsi direttamente con la violenza e la sofferenza senza possibilità di distrazione. Una delle scene più emblematiche in questo senso è quella in cui Solomon rimane appeso ad un albero, in punta di piedi, per lunghi interminabili minuti: la macchina da presa non stacca, e l’effetto è quello di una lenta agonia a cui si è costretti ad assistere in silenzio. La fotografia, curata da Sean Bobbitt, è intensa e contrastata. La luce naturale domina quasi ogni scena, conferendo al film un realismo quasi documentaristico. I paesaggi del sud degli Stati Uniti sono spesso incantevoli, ma McQueen e Bobbitt li utilizzano in maniera volutamente ambigua: la bellezza del contesto ambientale fa da sfondo a orrori indicibili, sottolineando il paradosso di una civiltà che ha costruito il suo benessere sulla disumanizzazione. La sceneggiatura di John Ridley è sobria, attenta a non trasformare la vicenda in una parabola morale o in una predica. I dialoghi sono essenziali, e molto viene detto attraverso il non detto: i silenzi, gli sguardi, i gesti. In questo senso, la recitazione è fondamentale, e il cast offre prove straordinarie. Chiwetel Ejiofor, nei panni di Solomon, riesce ad esprimere un’intera gamma di emozioni – paura, rabbia, dignità, disperazione – con una misura che lascia il segno. Accanto a lui, spiccano Michael Fassbender, nel ruolo del sadico e disturbato Edwin Epps, e Lupita Nyong’o, la cui interpretazione è tanto straziante quanto potente, meritatamente premiata con l’Oscar. Anche il montaggio, firmato da Joe Walker, gioca un ruolo cruciale nel determinare il ritmo del film: non c’è mai una fretta narrativa, il tempo è dilatato, e questo aiuta a trasmettere il senso di prigionia e di sospensione che accompagna Solomon per tutta la sua odissea. La colonna sonora di Hans Zimmer, usata con parsimonia, accompagna emotivamente senza sovrastare l’immagine, lasciando spesso spazio ai suoni naturali, alle catene, alle urla, al silenzio. In definitiva, 12 anni schiavo è un’opera tecnicamente raffinata, pensata e costruita con un rigore quasi ascetico. Ogni scelta – dalla regia alla fotografia, dal montaggio alla direzione degli attori – converge verso un unico obiettivo: raccontare una delle pagine più oscure della storia americana con onestà, impatto visivo e rispetto per la materia trattata. Non è un film facile, né pensato per essere comodo da guardare. Ma è, proprio per questo, necessario.
Trama – fonte: www.comingsoon.it
12 anni schiavo è un film del 2013 diretto da Steve McQueen, tratto dall’omonima biografia di Solomon Northup. Il film segue la vera storia di Salom Northup (Chiwetel Ejiofor), un brillante violinista e artigiano afroamericano che vive da uomo libero a Sartoga Springs, nello stato di New York. Un giorno, Salomon viene contattato da due agenti di spettacolo e si reca con loro a Washington per un provino. I due malviventi, tuttavia, hanno architettato un crudele piano: dopo averlo drogato e privato dei documenti che attestano la sua libertà, infatti, i finti agenti lo vendono come schiavo. Incapace di dimostrare la sua identità, Salomon viene strappato dall’affetto della moglie Anne e dei figli Alonzo e Margaret, e portato in Louisiana dove rimarrà per dodici anni come schiavo nelle piantagioni. Qui, Salomon passerà un tempo interminabile sotto il controllo di William Ford (Benedict Cumberbatch) e poi dello spietato schiavista Edwin Epps (Michael Fassbender), incarnazione ed emblema della crudeltà dell’essere umano. Nonostante l’amicizia di Patsey (Lupita Nyong’o), che gli mostrerà che l’affetto può instaurarsi tra gli esseri umani anche nelle situazioni più buie, Salomon rischierà più volte di soccombere alle torture, fisiche e morali, e dovrà trovare il modo di rimanere saldamente ancorato alla sua dignità. Nel corso del dodicesimo anno di schiavitù, l’incontro con l’abolizionista canadese Samuel Bass (Brad Pitt) sarà fondamentale per il suo destino. È allora che la battaglia di Salomon si trasformerà in una battaglia universale, proprio nel corso dei controversi anni che precedono lo scoppio della guerra civile americana.
Cast – fonte: www.comingsoon.it
























Trailer
Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it
Il film ottenne ben nove nomination ai Premi Oscar del 2014, portandosi a casa tre statuette:
- Miglior film
- Miglior attrice non protagonista a Lupita Nyong’o
- Miglior sceneggiatura non originale a John Ridley
Le altre nomination furono:
- Nomination Miglior regia a Steve McQueen (II)
- Nomination Miglior attore a Chiwetel Ejiofor
- Nomination Miglior attore non protagonista a Michael Fassbender
- Nomination Miglior scenografia a Adam Stockhausen, Alice Baker
- Nomination Migliori costumi a Patricia Norris
- Nomination Miglior montaggio a Joe Walker
Curiosità – fonte: ilcinegico.com
1-Il film è tratto dall’omonima autobiografia di Solomon Northup, pubblicata nel 1853.
2–Fassbender si impregnava sempre barba e baffi di alcol prima di girare ogni scena, così da sembrare un vero e proprio alcolizzato, mettendo a disagio chiunque gli fosse vicino.
3-E’ il debutto cinematografico di Lupita Nyong’o, che vinse l’Oscar 2014 come miglior attrice non protagonista.
4-Il regista Steve McQueen stava scrivendo una sceneggiatura su un uomo nero nato libero e che era stato poi costretto in schiavitù, quando sua moglie trovò la biografia di Solomon Northup. Steve rimase scioccato nel non aver mai sentito parlare di Northup e decise di farne un adattamento.
5–Fassbender si sentì male, rischiando di svenire, dopo la terribile scena dello stupro.
6-Nel film non si fa menzione del fatto che a Washington, il giorno del rapimento di Solomon, si stessero svolgendo i funerali solenni del Presidente degli Stati Uniti Harrison.
7-La scena sulla nave, in cui un marinaio uccide uno schiavo prigioniero, è stata inserita dagli sceneggiatori. Nell’autobiografia, infatti, non sono riportate uccisioni deliberate da parte dei mercanti di schiavi, mentre uno schiavo morì di vaiolo.
8-Sembra incredibile ma nell’autobiografia Solomon descrive il personaggio interpretato da Fassbender in modo ancora peggiore…
9-L’albero del linciaggio che si vede nel film esiste veramente ed è stato effettivamente utilizzato per questa orribile pratica ed è circondato da tombe di schiavi uccisi.
10–Michael Kenneth Williams, che nel film interpreta Robert, ha dichiarato di aver avuto un un crollo emotivo che lo fece piangere a dirotto, dopo aver girato una scena dal forte impatto, poi però eliminata in post-produzione.
11–Sarah Paulson è stata scelta per la parte di Mary Epps direttamente dalla figlia di Steve McQueen, dopo che l’aveva trovata davvero spaventosa e convincente nel video provino che aveva inviato.
12-Per essere più realistico il film venne girato davvero in Louisiana.
13–Brad Pitt produttore del film con la sua Plan B scelse personalmente di interpretare l’abolizionista Samuel Bass.
14-Il lungometraggio vinse l’Oscar per il Miglior film, Miglior Attrice non protagonista e sceneggiatura non originale.
15-In Italia uscirono i poster del film con Brad Pitt e Michael Fassbender in primo piano, come se fossero i veri protagonisti. Dopo varie polemiche vennero cambiati.


