Furore

Furore

1940 ‧ Per famiglie/Drammatico ‧ 2h 9m

Furore (titolo originale: The Grapes of Wrath), diretto da John Ford nel 1940, è una delle trasposizioni cinematografiche più incisive e potenti della letteratura americana, tratto dall’omonimo romanzo di John Steinbeck. Il film si distingue per la sua sobrietà formale e la sua straordinaria capacità di coniugare la crudezza del realismo sociale con un’estetica cinematografica che rasenta il lirismo. La regia di Ford, asciutta ma poeticamente carica, costruisce un racconto dove l’umanità dei personaggi emerge con forza travolgente, grazie anche alla fotografia in bianco e nero di Gregg Toland, che regala profondità espressive da tragedia greca al paesaggio polveroso dell’America della Grande Depressione. Henry Fonda, nei panni di Tom Joad, dà vita a un’interpretazione che si imprime nella memoria collettiva: lo sguardo risoluto, la rabbia contenuta, il senso di giustizia che si trasforma in missione sociale. È un personaggio-simbolo, che attraversa la narrazione come incarnazione della dignità umana calpestata ma non domata. Ogni gesto, ogni silenzio di Fonda diventa una dichiarazione politica, ma mai urlata: è l’empatia a guidare la narrazione, non la retorica. Ford riesce nel miracolo di restituire un’epica della povertà, evitando il pietismo e restando aderente a una verità filmica essenziale, quasi documentaristica. Dal punto di vista tecnico, Furore è un esempio magistrale di uso della luce e del contrasto chiaroscurale: i volti segnati dalla fatica, gli interni delle baracche, i campi assolati e le strade infinite dell’Ovest americano diventano metafora visiva dell’odissea proletaria. La composizione delle inquadrature è spesso statica, ma densissima di significato, come se ogni fotogramma fosse pensato per essere un’illustrazione morale. La sceneggiatura di Nunnally Johnson condensa efficacemente il romanzo, mantenendone lo spirito combattivo e le sue riflessioni più amare sulla disuguaglianza, pur adattandosi ai limiti ideologici dell’epoca hollywoodiana, che impongono un finale meno sconsolato rispetto all’opera originale. Furore non è solo un film di denuncia sociale, è anche una testimonianza di come il cinema possa farsi coscienza collettiva. John Ford, solitamente legato all’epica del western, si confronta qui con l’America più dolente e reale, e lo fa con un rigore stilistico e un’intensità drammatica che ancora oggi colpiscono per la loro modernità. L’opera non invecchia, perché parla di giustizia, di lotta, di speranza e di resistenza. È un canto corale che, nella sua semplicità formale, riesce a toccare vertici di poesia civile difficilmente eguagliati.

 


Trama – fonte: www.comingsoon.it

Furore è un film drammatico del 1940 diretto da John Ford. La pellicola è ambientata negli Stati Uniti, negli anni della Grande Depressione. La vicenda inizia in Oklahoma. Uscito dal carcere dopo quattro anni di detenzione, Tom Joad (Henry Fonda) parte per raggiungere la sua famiglia in Oklahoma. Durante il viaggio incontra Casy (John Carradine), un ex predicatore ormai in crisi vocazionale ma animato da una forte passione politica. Giunti a destinazione scoprono che la situazione è disperata. I campi sono diventati aridi e sterili a causa del Dust Bowl ovvero le violente tempeste di sabbia e di polvere che hanno dilaniato il Midwest. Siccità e carestia hanno aggravato la situazione già disperata. I mezzadri non hanno più potuto onorare gli impegni presi con le banche, che si sono quindi impadronite di terreni e fattorie. La stessa sorte è capitata anche ai Joad, mezzadri da generazioni. Tom incontra tutta la sua famiglia riunita nella casa dello zio John, in procinto di lasciare l’Oklahoma per tentare la fortuna altrove. Il mattino dopo il clan dei Joad, insieme all’amico Casy, mette tutti i pochi averi rimasti su un camion e parte alla volta della California, dove si dice ci siano maggiori possibilità di lavoro. Poco dopo essere partiti, il nonno muore a causa di un attacco di cuore e, dopo un funerale improvvisato, la famiglia lo seppellisce sul ciglio della strada. Il viaggio lungo la Route 66 – attraverso Texas, New Mexico e Arizona – è lunghissimo e molto faticoso, ma i Joad nutrono grandi speranze per il futuro, incoraggiati dalle parole cariche di ottimismo della mamma di Tom (Jane Darwell). Lungo il tragitto i Joad diventano parte di un vero e proprio esodo di massa, composto da migliaia di migranti affamati di terra e di lavoro, mossi dalla disperazione e dall’istinto di sopravvivenza. Appena varcato il confine della California altre sventure si abbattono sui Joad. Muore anche la nonna, che non aveva mai superato la perdita del marito. Noah (Frank Sully), il fratello maggiore di Tom, decide di abbandonare l’impresa. Rose of Sharon (Dorris Bowdon), la sorella di Tom, che ha affrontato il viaggio nonostante la gravidanza, viene abbandonata dal marito Connie. Superato il deserto, i Joad arrivano finalmente nelle rigogliosa California ma scoprono ben presto che è molto diversa dalla terra promessa che immaginavano. I migranti in cerca di lavoro sono troppi, non c’è lavoro per tutti e i proprietari approfittano della condizione di disperazione dei lavoranti per sfruttarli brutalmente e dare loro paghe insufficienti. Nel frattempo Casy organizza dei gruppi sindacali e diventa il leader dei manifestanti che protestano nei campi di lavoro contro il ribasso dei salari. Per questo motivo comincerà ad avere problemi con la polizia, spesso complice dei proprietari terrieri californiani. Da questo momento i Joad vivranno la loro personale odissea attraverso piantagioni di frutta e campi di cotone, tendopoli di migranti indigenti e compound gestiti dal governo federale, nei quali conosceranno soprusi, sfruttamento e discriminazione. Davanti alla repressione dei più basilari diritti – condizioni di lavoro e di vita umane, salari equi, libertà di sciopero – Tom comprenderà l’urgenza di fare qualcosa per la rivincita della giustizia sociale e della difesa della povera gente.


Cast – fonte: www.comingsoon.it


Trailer


Riconoscimenti – fonte: www.mymovies.it

Il film ottenne ben sette nomination ai Premi Oscar del 1941, portandosi a casa 2 statuette:

  • Miglior regia a John Ford
  • Miglior attrice non protagonista a Jane Darwell

Le altre nomination furono:

    • Nomination Miglior film
    • Nomination Miglior attore a Henry Fonda
    • Nomination Miglior sceneggiatura non originale a Nunnally Johnson
    • Nomination Miglior montaggio a Robert L. Simpson
    • Nomination Miglior suono a Edmund H. Hansen

Curiosità – fonte: varie

1. Ispirazione fotografica.
Il film è fortemente influenzato dalle fotografie di Dorothea Lange e Walker Evans, che documentarono la vita dei migranti durante la crisi.

2. Gregg Toland e il bianco e nero.
Il direttore della fotografia, Gregg Toland, fu elogiato per la sua capacità di rendere l’impatto visivo della siccità e della California attraverso il bianco e nero, tanto da far credere ad alcuni che il colore non sarebbe stato adatto.

3. Realtà e finzione.
Il film fu girato seguendo, in parte, il percorso degli “Okies” verso ovest, rendendo la rappresentazione ancora più autentica.

4. Accoglienza critica.
Nonostante il successo di pubblico, il film e il romanzo ricevettero critiche per la loro posizione “pro-sindacale”, tanto che Ford e Steinbeck furono oggetto di indagini.

5. Influenza su Orson Welles.
Orson Welles dichiarò che le tecniche visive di Furore avevano influenzato profondamente il suo lavoro, soprattutto in “Quarto Potere“.

6. Il monologo finale.
Il monologo di Ma Joad, alla fine del film, è considerato un momento di grande forza drammatica e un messaggio di speranza nonostante le avversità.

7. Adattamento cinematografico.
Il film, pur essendo un adattamento di grande qualità, non segue fedelmente tutte le vicende del romanzo, soprattutto nella parte finale.


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